Resoconto “di parte” della seduta del CdA del 24 aprile 2018

di Silvia Pasqua

Eccovi un breve resoconto “di parte” della seduta del CdA del 24 aprile 2018. Come sempre riporto solo i punti che ritengo più interessanti.

  • CONFERIMENTO INCARICO DIRETTORE GENERALE: Il Rettore propone di riconfermare Loredana Segreto: è senza dubbio un DG competente (anche se in Ateneo ci sono vari problemi organizzativi/amministrativi e il DG ne è in qualche modo responsabile, essendo a capo dell’apparato amministrativo), ma ricopre questo incarico da lungo tempo (circa 10 anni). I dirigenti e i diversi ruoli ruotano (anche per contemplare alle normative anticorruzione) e le cariche accademiche (Rettore, Senatori, membri CdA, direttori di Dipartimento) sono a tempo; l’unica che rimane è sempre lei. Intervengo sostenendo che una procedura aperta, con un bando, da cui risultasse vincitore magari ad un/a DG diverso, portatore di una prospettiva nuova su tutti i problemi di UniTo sarebbe stato un valore aggiunto; gli studenti in CdA concordano su questa mia idea.
    In aggiunta emerge un problema formale (ma molto sostanziale!): il Senato Accademico, che per Statuto ha l’obbligo di votare il parere sulla nomina del DG, non ha invece votato (qui alcuni dettagli). Alla richiesta del Rettore di esprimersi sulla questione sono infatti seguiti 10-15 interventi a favore (così viene riportato) ma non è stata effettuata la votazione (che per di più avrebbe dovuto essere a scrutinio segreto, in quanto ci si esprimeva su una persona). Il Senato Accademico ha 35 membri, quindi la domanda sorge spontanea: chi non è intervenuto cosa pensava? Forse avrebbe espresso il suo dissenso con un voto contrario o forse no: di sicuro non gli/le è stata data la possibilità di farlo. A causa di questa violazione delle regole e per evitare che, passando inosservata, diventi un precedente, decido di non partecipare al voto sulla riconferma e gli studenti si astengono: la DG è comunque riconfermata a maggioranza.

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Basta precarietà nel pubblico impiego: il caso dei bibliocoop di UniTo

È passato un anno da quando noi bibliotecarie e bibliotecari esternalizzati dopo un’assemblea ci presentammo dal nostro vero datore di lavoro, l’Università degli studi di Torino, chiedendo a gran voce di mettere fine una volta per tutte alla nostra precarietà che, dal 1991, è fatta di periodiche gare in cui cooperative e ditte si contendono a suon di ribassi sulla nostra pelle il servizio che forniamo. Continua a leggere

Ogni tanto una gioia

Alla fine, in questa calda mattina di fine aprile è arrivato uno spiraglio di luce per le ricercatrici e i ricercatori precari dell’Università di Torino.

Infatti, dopo una settimana di intensa mobilitazione da parte delle componenti precarie dell’Ateneo e dei loro solidali, il Rettore Ajani, durante la Commissione Organico straordinaria convocata per la mattinata di oggi subito prima della seduta del Senato Accademico, ha comunicato la decisione di ritirare in toto la proposta relativa al “piano straordinario per ordinari” che la cabina di regia rettorale aveva elaborato. Una proposta che era stata fortemente contestata:  nata a seguito dello stanziamento di un fondo straordinario per ricercatori da parte del governo, avrebbe previsto (se approvata) Continua a leggere

Ambiguità, narrazioni tossiche, errori marchiani: l’intervista del Rettore a Repubblica

In questi giorni tiene banco in Università la vicenda dell’abolizione di 40 nuovi posti da ricercatore in favore di un “piano straordinario ordinari”, un paradosso semantico che da solo basterebbe a definire l’assurdità della situazione. La questione è della massima importanza non solo per l’ateneo, ma anche per il territorio nel quale esso è inserito: l’ulteriore diminuzione di personale docente proposta dai vertici avrebbe infatti gravi ripercussioni su una città per la quale gli studenti sono una ricchezza anche economica, perchè comporterà inevitabilmente l’introduzione del numero chiuso in una grande quantità di corsi. Per questo motivo, sarebbe di fondamentale importanza che in merito venissero date ai cittadini informazioni chiare, puntuali e soprattutto vere e verificabili.

Purtroppo, il quotidiano “la Repubblica” ha fatto esattamente la scelta contraria: Continua a leggere

La crepa nella muraglia e il gioco delle parti

Diciamo subito che quella di martedì 17 aprile, in cui si sono tenute le riunioni delle commissioni del Senato Accademico, è stata una “giornata molto particolare” per l’ateneo: a differenza del solito, si è manifestato piuttosto chiaramente e concretamente uno scontento da parte di una fetta importante del Senato Accademico nei confronti delle politiche della Cabina di Regia rettorale, un fatto decisamente inusitato che vale la pena raccontare e capire. E per capire cosa è successo, bisogna partire da un dato: la prassi abituale dei senatori presenti nelle commissioni è di approvare tutto rapidamente e all’unanimità. A parte rari casi, e spesso su questioni di poca importanza, quello che entra nel promemoria viene copincollato nel verbale così com’è.

Ma che la giornata di martedì sia diversa si capisce già con Continua a leggere

Ordinary Men

La notizia è arrivata giovedì pomeriggio, nel promemoria della seduta della Commissione Organico di martedì 17 aprile. La “cabina di regia”, un organo non previsto dallo statuto di Ateneo ma dove “chi conta” determina le strategie su risorse e personale, ha partorito la proposta indecente di cancellare 20 concorsi per ricercatori di tipo B, che sono l’anticamera del reclutamento stabile di nuovi docenti.

La cabina si giustifica affermando che tanto il Governo ha stanziato fondi straordinari per il reclutamento di 55 ricercatori: evidentemente, mantenendo i 20 concorsi “recluteremmo troppo”. Caso vuole che sia esattamente la stessa giustificazione che due anni fa venne addotta per ridurre i fondi ordinari destinati al reclutamento, quando ci fu la precedente assegnazione straordinaria governativa: siamo quindi in una situazione ideale per valutarne le conseguenze. Continua a leggere

“Con il nuovo regolamento riassumono i pensionati”

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Tratto da La Stampa Ed. Torino, martedì 13 marzo 2018