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VECCHI PROBLEMI E NUOVE DOMANDE. GLI IMPEGNI CHE IL COORDINAMENTO UNITO CHIEDE AI CANDIDATI

Campagna elettorale per il nuovo Rettore, 2019

Il documento, approvato dall’assemblea del 26-03-2019, sarà discusso con i candidati col seguente calendario: Geuna, 9 aprile 2019, ore 17.30, aula 12 Palazzo Nuovo; Sembenelli, 16 aprile 2019, ore 16.30, aula 12 Palazzo Nuovo

Premessa

Sei anni fa, quando si svolse la precedente campagna per l’elezione del Rettore, il Coordinamento UniTo produsse un documento, Dieci impegni per i candidati al governo dell’Università di Torino (https://coordinamentounito.wordpress.com/2012/11/08/dieci-impegni-per-i-candidati-al-governo-delluniversita-di-torino/), con il quale chiedeva loro di confrontarsi su una serie di questioni a nostro avviso essenziali sia per condividere un’idea di università pubblica, libera e aperta sia per discutere le scelte che la nuova classe dirigente di UniTo si preparava a fare.

Chiunque lo legga ora e si riconosca in quei principi e richieste non può che ricavarne una profonda delusione per la distanza esistente tra gli impegni (all’epoca, in gran parte condivisi pubblicamente dai candidati) e le scelte effettivamente operate dal Rettore e dalla sua squadra di governo fino a oggi: poca trasparenza e ancor meno processi condivisi e pubblici; lo Statuto non è stato modificato in alcun  modo, malgrado ne fossero esplicitamente riconosciuti i limiti e le storture; la riorganizzazione amministrativa è stata calata dall’alto e ha prodotto diffusissimi malumori e inefficienze; il livello di precarizzazione dei lavoratori è aumentato e, parallelamente, UniTo non ha saputo rispondere in maniera adeguata all’esigenza di reclutare e stabilizzare  ricercatori e ricercatrici; la sicurezza degli spazi universitario è stata troppo spesso interpretata come una loro militarizzazione, con l’intervento delle forze dell’ordine nel corso di semplici contestazioni politiche; il piano organico ha troppo spesso cercato di favorire interessi particolari anziché i bisogni reali dell’Ateneo; la rincorsa all’eccellenza, alla valutazione, all’internazionalizzazione è stata posta al centro di un sistema che ha depotenziato la ricerca di base .

Tuttavia, questo documento non vuole essere un’analisi del mandato di Gianmaria Ajani bensì lo strumento per interrogare i nuovi candidati su cosa intendono fare e quali direzioni vogliono intraprendere. Per questo ci sembra fondamentale che il punto di partenza sia una valutazione, da parte loro, dell’esperienza degli ultimi sei anni: cosa pensano dell’operato dell’amministrazione uscente? Su quali terreni intendono mantenere le stesse linee guida e su quali invece hanno intenzione di invertire la rotta?

Sarebbe altrettanto positivo che i candidati presentassero la loro squadra prima delle elezioni (e in particolare indicassero se ci sarà e chi sarà il delegato del Rettore per il “Parco della Salute”), come elemento essenziale per valutare il sistema di competenze, interessi e prospettive che vorrebbero mettere in atto nel corso del loro mandato.

I punti che presentiamo sono volutamente sintetici, pur essendo il frutto di una complessa e lunga analisi da parte delle componenti che in questi anni hanno dibattuto sui principali temi di interesse in Ateneo e hanno collaborato nel lavoro delle Commissioni del Senato: il Coordinamento UniTo, il Coordinamento Ricercatori e Ricercatrici non strutturati,  Studenti Indipendenti. Sono i temi che chiediamo ai candidati di declinare secondo la loro visione dell’Università e di UniTo in particolare, valutando in quale modo e in quale forma possono trovare accoglienza nel loro programma. Il Coordinamento, per parte sua e in tutte le sue componenti, si pone a sua volta l’obiettivo di essere fattore critico di discussione e di diffusione delle informazioni, nella consapevolezza che le persone che vivono e lavorano all’interno dell’università sapranno decidere in autonomia indipendentemente dai suggerimenti e dagli accordi tra presidenti, direttori, dirigenti.

Statuto e rappresentanza

Dopo anni di discussioni sottobanco e promesse, è necessario che si metta mano allo Statuto, soprattutto per quanto riguarda la composizione del Consiglio d’amministrazione e del Senato. La nostra proposta è che il Senato abbia una composizione per macro aree, i docenti e i ricercatori siano rappresentati per fasce e vi sia una rappresentanza degli afferenti temporanei, i quali dovranno diventare elettorato attivo nell’elezione del Rettore.

Per mantenersi “comunità” UniTo deve garantire una reale rappresentanza di tutte le componenti che vi lavorano e vi studiano, comprese categorie quali dottorandi e specializzandi. Se dunque quella per fasce costituisce un passaggio ineludibile, allo stesso modo deve essere affrontato il tema degli afferenti temporanei. Occorre infatti ridiscutere, nelle sedi opportune, le norme che regolano la durata delle afferenze nei Dipartimenti (che deve essere annuale, a prescindere dal rapporto di collaborazione con UniTo che l’ha originata), nonché la loro rappresentanza nei Consigli di Dipartimento e nelle Commissioni istruttorie del Senato. 

Per discutere e modificare lo Statuto deve però essere formata una Commissione ad hoc, in cui siano rappresentate tutte le componenti di chi studia e lavora in Ateneo. I candidati sono d’accordo? In caso positivo, chiediamo però che venga indicata nel loro programma una data entro la quale la Commissione verrà formata ed entrerà in carica.

È inoltre essenziale che anche l’elezione del Consiglio d’amministrazione cambi. L’organo deve diventare rigorosamente elettivo; deve essere inoltre definito un regolamento del Comitato di selezione, che a oggi opera senza nessun vincolo e regola.

Inoltre, al fine di incrementare la partecipazione degli studenti alle elezioni dei loro rappresentanti negli organi collegiali, riteniamo che sia necessario riformare le modalità di partecipazione al voto. In particolar modo, chiediamo che, rispetto alle ultime elezioni, si elaborino modalità di voto meno farraginose e lente, e che si aumentino i seggi, la cui presenza è necessaria per garantire la serietà e la correttezza del processo elettorale.

Trasparenza

In questi sei anni abbiamo constatato una grave ed ingiustificabile assenza di trasparenza all’interno del nostro Ateneo. Il fastidio dimostrato verso la circolazione e la pubblicazione delle informazioni, il tentativo di limitare lo streaming, l’assenza di norme come strumento per agire senza dover rendere conto hanno avuto il loro culmine nella creazione della cosiddetta Cabina di regia, utilizzata come camera di compensazione segreta e senza controllo degli interessi particolari.  Non è quindi scontato chiedere ai candidati un impegno di segno contrario ed è essenziale sentirlo dichiarare da loro, perché la trasparenza e la condivisione dei processi politici e amministrativi non sono una virtù ma un dovere.

Reclutamento

La mancanza di trasparenza ha, inoltre, caratterizzato l’utilizzo da parte del Rettore dei punti organico a lui direttamente affidati per l’applicazione delle cosiddette “linee strategiche”. Il Coordinamento chiede ai candidati di impegnarsi a ridurre drasticamente la quota a sostanziale discrezione del Rettore (oggi del 30%), a indicare con chiarezza quali siano le “finalità strategiche” e a illustrare annualmente in Cda e in Senato come è stata investita, in riferimento alle finalità per le quali è stata accantonata.

L’estrema limitatezza degli investimenti per i precari della ricerca impone un netto cambiamento di rotta. Il nuovo Rettore deve impegnarsi secondo noi a vincolare una percentuale dei punti organico e/o delle risorse economiche per il reclutamento dei precari, rimuovere contestualmente il congelamento dei punti organico, definire da subito un piano triennale di reclutamento, rivedere i criteri di valutazione per i ricercatori a tempo determinato di tipo “A” (in particolare l’eliminazione dei vincoli legati ai requisiti per l’Abilitazione scientifica nazionale), monitorare le politiche sull’organico dei Dipartimenti in funzione delle necessità legate a didattica e ricerca.

Valutazione

La valutazione è sicuramente materia complessa e delicata, ma nell’ultimo periodo questa si è ridotta alla massimizzazione di fantomatici indicatori (legati ad un ritorno economico per l’Ateneo), a discapito della qualità dei servizi erogati e della ricerca prodotta. A titolo di esempio si pensi a come è stato utilizzato il progetto start@unito. Brevi corsi on-line nati con la finalità di meglio orientare le future matricole (e per questa ragione di carattere non troppo specifico e dai contenuti adatti ad uno studente di scuola superiore), che si sono invece sostituiti a insegnamenti dei vari corsi di studi, deprivando questi ultimi di crediti, ma soprattutto di contenuti non trascurabili. La sostituzione è avvenuta con lo scopo di massimizzare l’indicatore relativo ai crediti conseguiti durante il primo anno. Massimizzato l’indicatore, si potrà forse ottenere qualche soldo in più, ma pagando il prezzo di una peggiore qualità del servizio erogato. Cosa si intende fare per il futuro? In un contesto in cui si tende a privilegiare la massimizzazione degli indicatori, anche a scapito della qualità dei servizi e della ricerca, quali sono le intenzioni dei candidati in merito?

Sotto questa prospettiva, i dipartimenti di eccellenza costituiscono un’acquisizione positiva, a condizione però che si rinforzino contestualmente le parti “deboli”, meno performanti, anche perché sono queste ultime ad aver un più ampio margine di cambiamento rispetto a chi ha già raggiunto i risultati migliori. Ma al di là di questo aspetto meramente funzionale e di buon senso, è essenziale il richiamo all’equità. Chi lavora meglio lo fa anche perché è messo nelle condizioni di farlo. Di fronte a risultati che non si considerano ottimali, la prima cosa non è quindi punire ma andare alle cause e provare a sanarle con tutte le risorse utilizzabili. La logica del “piove sempre sul bagnato” conduce inevitabilmente a circuiti viziosi in cui chi meno ha sempre meno avrà, minando ogni possibilità di cambiamento, dal punto di vista sia motivazionale sia funzionale.

Riorganizzazione

Il Rettore uscente aveva dichiarato di voler spostare il personale tecnico-amministrativo dal centro (rettorato, organi centrali) alla periferia (dipartimenti). La riorganizzazione, per molti aspetti, sembra andare in direzione opposta. La creazione dei Poli ha tolto personale ai dipartimenti ma soprattutto ne ha aumentato la distanza dal personale docente, dai luoghi fisici dello scambio culturale, dagli oggetti di lavoro, rendendo così i processi più spersonalizzati, distanti, separati.

La riorganizzazione risponde a criteri organizzativi tipici delle aziende, che non è affatto detto siano funzionali e adatti per una pubblica amministrazione e per una università in particolare. Inoltre la riorganizzazione dei servizi amministrativi, ora visti come un corpo separato, potrebbe preludere alla loro progressiva esternalizzazione? Si tratta di un intento mai dichiarato, ma il dubbio è legittimo. Infatti, a fronte dell’accantonamento di molti punti organico per l’assunzione di tecnici amministrativi, abbiamo assistito in questi anni a pochissimi concorsi per posizioni a tempo indeterminato e a moltissimi contratti a (breve) termine.

Tutto questo è per legge competenza del Direttore Generale, ma impatta fortemente sulla produttività e sulla qualità del lavoro di tutti. Il nuovo Rettore intende ridiscutere le caratteristiche e le modalità dei rapporti tra apparato amministrativo e corpo docente?

La questione riguarda anche gli incarichi di dirigenza dove massima dovrebbe essere la responsabilità, oltre che l’indennità. Definire con maggiore attenzione la “catena di comando” consentirebbe la limitazione di rimbalzi di responsabilità, oltre a snellire e facilitare i processi. I candidati ritengono di dover intervenire in tal senso, nonché in una logica di rotazione degli incarichi che garantiscano, ai massimi livelli, una capacità di continua innovazione e una minore concentrazione del potere?

Esternalizzazioni

Attualmente l’Università degli Studi di Torino utilizza personale esternalizzato tramite appalto per pulizie, portierato/servizio di prevenzione incendi e biblioteche, mentre in altri casi, come per la telefonia e le reti mobili, si avvale degli appalti nazionali CONSIP. Le condizioni di lavoro sono progressivamente cambiate in peggio. Il nodo mai affrontato della presenza di più contratti collettivi nazionali per le medesime mansioni, ma con paghe orarie differenti, ha permesso che venissero stravolti i salari di numerosi lavoratori.

Nel nostro Ateneo l’ultima gara delle pulizie conclusasi nel 2018 e suddivisa in otto lotti, ha visto assegnati alcuni lotti con incredibili ribassi (fino a oltre il 40%) e con ripercussioni negative e immediate sui servizi. La vicenda dei bibliocoop è emblematica: per assenza di una vera volontà politica di accogliere le richieste di chi lavora, l’attuale amministrazione dell’Università ha scelto di non internalizzare i servizi bibliotecari, nonostante vi fossero e vi siano tutte le motivazioni, sia legali sia economiche, per superare il ripetersi di appalti a ditte o cooperative che non hanno alcun interesse nella qualità del servizio e nella formazione dei lavoratori. Cosa intendono fare i candidati per ridurre l’utilizzo della somministrazione di lavoro tramite appalti ed iniziare un percorso di internalizzazione dei servizi e dei lavoratori coinvolti?

Internazionalizzazione

Una vera internazionalizzazione non può limitarsi all’attrazione di docenti stranieri che spesso vanno a potenziare situazioni già di per sé “eccellenti”. Una politica di internazionalizzazione veramente strategica deve proporre investimenti concreti e sul lungo periodo sulla formazione linguistica e l’aggiornamento di tutte le componenti di UniTo: studenti, studenti stranieri, docenti e personale tecnico amministrativo.

I candidati si impegnano a bandire di nuovo concorsi a tempo indeterminato per Collaboratori Esperti Linguistici, come peraltro stanno facendo diversi altri grandi Atenei? A UniTo, l’ultimo concorso risale al 2008. Da allora, i contratti a tempo indeterminato – che garantivano la presenza stabile e continuativa di docenti madrelingua di altissimo profilo – sono stati sostituiti da contratti di 50/100/200 ore di esercitazioni linguistiche distribuiti ai Dipartimenti di anno in anno, con gravi ripercussioni sulla qualità e sulla quantità della didattica offerta.

Considerato il sempre crescente numero di corsi di laurea e singoli corsi erogati in lingua straniera (per lo più inglese), nonché l’aumento del numero di studenti stranieri che si iscrivono nel nostro Ateneo, i candidati ritengono che siano sufficienti le strategie messe in atto fino a oggi – 30-40 ore di “tutoraggio” per i docenti e circa 40 ore di italiano L2 per gli studenti – per garantire i necessari strumenti formativi per l’insegnamento da un lato e per il raggiungimento del livello di italiano richiesto dall’altro?

Edilizia e Parco della Salute

Conosciamo pochissime informazioni sul nuovo progetto “Parco della Salute”, ma è chiaro che si tratti di una delle principali partite intorno alla quale si giocheranno enormi interessi privati e pubblici. Come l’affronterà il prossimo Rettore? Quali saranno i rapporti con i privati? Quale sarà il futuro del complesso delle Molinette? Come si gestirà il Project financing sul Parco della salute? E poi in che modo il nuovo Parco della Salute e della Scienza entrerà nel complesso impegno edilizio dell’Ateneo? Sono risposte essenziali, a cui si deve accompagnare la creazione di un tavolo di costruzione e  monitoraggio del percorso di realizzazione, nel quale siano coinvolte le diverse componenti di lavoratori e di studenti di tutti i dipartimenti interessati.

I candidati rettore devono inoltre impegnarsi a presentare e discutere pubblicamente un piano edilizio di Ateneo complessivo dal quale emerga in modo chiaro per ciascun dipartimento (e per i corsi di laurea che vi afferiscono) quali sono le criticità rispetto alle necessità di didattica (aule e laboratori) e di ricerca, se e come questi problemi trovino soluzione nei piani di sviluppo edilizio già approvati e come si pensa di risolvere le questioni ancora non affrontate e con quali risorse.

Un ruolo particolare è poi rivestito dal polo di Grugliasco dove devono essere garantiti spazi sufficienti e rinnovati, il ritorno al numero aperto dei corsi scientifici, la creazione di spazi di aggregazione e l’adeguamento dei servizi, specie nell’ambito dei trasporti considerato il flusso crescente di studenti. Più in generale è necessario interrogarsi sull’ingresso prepotente di privati nell’Università e sulla spinta verso la periferia dell’Università e la creazione di poli che spesso risultano cattedrali nel deserto, portando così l’Università a essere meno indipendente e la sua comunità a essere sempre più settorializzata, divisa e meno protagonista della vita cittadina. La complessità e il coinvolgimento collettivo in queste scelte impone dunque una conferenza di Ateneo che veda la partecipazione più ampia di docenti, studenti e personale tecnico amministrativo.

Diritti dei lavoratori e delle lavoratrici

Anche a causa di scelte politiche assunte a livello nazionale, in questi anni un numero sempre maggiore di lavoratori e lavoratrici dell’università collabora con l’Ateneo con forme contrattuali precarie di varia natura: assegni di ricerca, borse di studio, contratti di collaborazione, etc. Le carriere precarie non solo interessano un maggior numero di persone rispetto agli anni precedenti, ma sono diventate anche mediamente più lunghe.

Oltre agli ovvi problemi di instabilità e incertezza sul proprio futuro, ciò comporta che persone che collaborano in maniera continuativa con l’università anche per 10 o 15 anni – mandando avanti laboratori, progetti di ricerca, didattica, etc – non fruiscano delle tutele dei diritti minimi del lavoro. La maggior parte delle forme contrattuali precarie pre-ruolo non prevede infatti alcuna tutela in caso di malattia o gravidanza che non sia la sospensione senza remunerazione della collaborazione. Noi riteniamo che, sebbene il problema sia nazionale e derivi da scelte politiche che travalicano i confini dell’Ateneo, quest’ultimo debba farsi carico di tali problematiche sia sollevando la questione nelle sedi nazionali (per esempio la CRUI) sia a livello locale.

Per questo, anche tenendo conto che UniTo già si occupa di attuare alcune importanti politiche di welfare aziendale, chiediamo che i candidati si assumano il compito di indire un tavolo di lavoro con tempi brevi e certi, che discuta l’attivazione di politiche in grado di estendere i diritti minimi del lavoro anche ai lavoratori e alle lavoratrici precari/e che lavorano al suo interno.

Crediamo anche che il progetto dell’Asilo Universitario, nato e sviluppatosi negli scorsi anni come misura di welfare per docenti, personale ATA e studenti, di tutela della genitorialità come scelta e come spazio di educazione alle differenze, debba essere completato: chiediamo, perciò, ai candidati Rettore di assumersi la responsabilità di garantire i finanziamenti, di cercare uno spazio adeguato in collaborazione con il Comune di Torino e, infine, di assicurarne l’apertura. 

Contribuzione studentesca e Diritto allo Studio

Le scelte di non aumentare le tasse e di contrastare la politica dei numeri chiusi sono stati obiettivi e successi di Studenti Indipendenti e del Coordinamento UniTo nel suo complesso, di cui bisogna dare parzialmente atto al governo dell’Ateneo. Allo stesso tempo, è sempre stata presente nel governo dell’Ateneo, nel Senato e nel Consiglio di amministrazione una posizione che vorrebbe ribaltare o depotenziare le politiche egualitarie e di diritto allo studio, che, a nostro giudizio, devono avere come bussola il reddito (e quindi l’Isee) anziché la valutazione di un merito che rischia sempre di configurarsi come un discriminante sociale.

I candidati rettori si impegnano formalmente a non aumentare le tasse universitarie nell’arco dei prossimi sei anni e a contrastare in ogni modo numeri chiusi e programmati?

La questione del diritto allo studio va, infine, ampliata all’aumento delle borse di mobilità internazionale per le fasce più deboli della popolazione studentesca e al loro adeguamento in base a reddito, destinazione e durata della permanenza. Questo senza dimenticare che è necessario un impegno economico e amministrativo affinché il sovvenzionamento delle borse venga fatto in anticipo rispetto alla partenza e non nei mesi successivi o addirittura quando ormai è terminato.

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A che punto è la notte

Sono ormai passati mesi da quando l’Università ha accettato di mettere in discussione l’attuale sistema di appalti per i servizi esternalizzati e di sondare la fattibilità e l’opportunità di seguire nuove strade, soprattutto alla luce delle nuove disposizioni che regolano gli appalti negli enti pubblici.
Sull’argomento si sono affaccendate ben due commissioni, delle quali la seconda attende ancora di poter relazionare le proprie conclusioni al cda.
Da parte nostra, in più di un’occasione abbiamo ricordato all’amministrazione, fino ai limiti dell’indelicatezza, che tale decisione avrebbe dovuto essere presa entro limiti di tempo ben definiti.
Malgrado queste premesse, però, nulla è ancora accaduto o quantomeno nulla è ancora stato comunicato formalmente. Perché non ascoltare le conclusioni della commissione ed aprire una fase di dibattito politico? Perché lasciare nell’incertezza non solo i lavoratori, ma anche le strutture presso le quali lavorano? Continua a leggere

Basta precarietà nel pubblico impiego: il caso dei bibliocoop di UniTo

È passato un anno da quando noi bibliotecarie e bibliotecari esternalizzati dopo un’assemblea ci presentammo dal nostro vero datore di lavoro, l’Università degli studi di Torino, chiedendo a gran voce di mettere fine una volta per tutte alla nostra precarietà che, dal 1991, è fatta di periodiche gare in cui cooperative e ditte si contendono a suon di ribassi sulla nostra pelle il servizio che forniamo. Continua a leggere

Resoconto dell’assemblea del Coordinamento UniTo del 10 settembre 2014

La riunione è stata piuttosto lunga (dalle 13 alle 16 passate) e gli argomenti discussi sono stati molti. Pertanto in questo riassunto verranno ripresi in maniera sintetica i punti dell’ordine del giorno, prestando particolare attenzione ai primi due punti che sono i più urgenti dal punto di vista temporale.

1) La nuova “lettera (quasi) segreta” dei direttori al rettore. Contenuti e conseguenze

Bruno Maida ci racconta che alla fine di luglio alcuni senatori (ufficialmente non si sa chi), in seguito alle vicende dell’approvazione del regolamento per la distribuzione del “premietto” (vedi nota a in fondo), hanno scritto una lettera al Rettore in cui si lamentano di quanto successo in merito e gli chiedono un incontro. Questo incontro è avvenuto alla fine di agosto. Sembra che i firmatari della lettera abbiano rimproverato il Rettore di essere accondiscendente con la “base” (il coordinamento) e gli abbiano chiesto di evitare di interloquire con questa e di discutere le questioni importanti solo in Senato Accademico. Continua a leggere

Resoconto assemblea del Coordinamento UniTo del 17 marzo 2014

L’assemblea ha affrontato molte questioni relative alle politiche che il governo dell’Ateneo sta mettendo in atto o non considera con sufficiente attenzione.

Le questioni di merito:

1)      Va innanzitutto ricordato che, al di là dei coltelli volanti nei dipartimenti per decidere in chiuse stanze chi chiamare (in spregio a ogni dignità che dovrebbero avere i comportamenti pubblici e istituzionali), rimane impregiudicato ogni discorso sul piano organico che l’Università deve darsi per i prossimi cinque anni. Questione strategica nelle discussioni pre-elettorali e del tutto negletta oggi. Se non si vuole, come speriamo, tradurre in un precedente le pratiche di sottogoverno che stanno muovendo le decisioni di questi giorni in ordine alle chiamate, è necessario invece aprire una grande discussione collettiva, che attraversi i dipartimenti i primo luogo, e con il respiro di un progetto culturale come orizzonte necessario per ogni scelta. Continua a leggere

Comunicato assemblea 5 aprile 2013

Il 5 aprile si è riunita l’assemblea del Coordinamento UniTo composto da studenti, ricercatori precari e ricercatori strutturati dell’Ateneo di Torino, per discutere delle imminenti elezioni del Rettore.

La discussione è stata ampia ed articolata, si è  preso atto che nessuno dei quattro candidati possa essere considerato come espressione del Coordinamento e quindi si è deciso di non esprimere una indicazione di voto collettiva, a differenza di quanto è avvenuto per le consultazioni del Consiglio di Amministrazione.  Continua a leggere