A che punto è la notte

Sono ormai passati mesi da quando l’Università ha accettato di mettere in discussione l’attuale sistema di appalti per i servizi esternalizzati e di sondare la fattibilità e l’opportunità di seguire nuove strade, soprattutto alla luce delle nuove disposizioni che regolano gli appalti negli enti pubblici.
Sull’argomento si sono affaccendate ben due commissioni, delle quali la seconda attende ancora di poter relazionare le proprie conclusioni al cda.
Da parte nostra, in più di un’occasione abbiamo ricordato all’amministrazione, fino ai limiti dell’indelicatezza, che tale decisione avrebbe dovuto essere presa entro limiti di tempo ben definiti.
Malgrado queste premesse, però, nulla è ancora accaduto o quantomeno nulla è ancora stato comunicato formalmente. Perché non ascoltare le conclusioni della commissione ed aprire una fase di dibattito politico? Perché lasciare nell’incertezza non solo i lavoratori, ma anche le strutture presso le quali lavorano?
All’interno dell’università c’è questa brutta abitudine, che ormai potremmo quasi definire una prassi: rimandare le decisioni, in particolar modo quelle che possono comportare una qualche forma di tensione interna, nella speranza che si “raffreddino” e che si arrivi, per inerzia, ad adottare lo status quo come unica scelta possibile. Francamente un metodo davvero troppo poco scientifico per essere degno di un’istituzione accademica.
Si rendono conto, i nostri consiglieri di amministrazione (anzi no, i loro), che qualora decidessero di proseguire con gli appalti, sono già fuori tempo massimo e saranno obbligati ad un’ennesima proroga? Si rendono conto che tra il rilievo del ministero e l’attuale situazione è intercorsa solo la riorganizzazione, che non ha sostanzialmente mutato nulla nei rapporti tra dipendenti ed esternalizzati?
Ad oggi noi ci troviamo di fronte alla più completa incertezza, dobbiamo dunque porre dei punti fermi:

  • Vigilare affinché le nostre condizioni lavorative, e quindi anche contrattuali, non peggiorino nel prossimo futuro, perché, malauguratamente, dopo decenni di servizio è esattamente ciò che rischiamo.
  • Partendo dalla considerazione della nostra ormai evidente indispensabilità e considerando che questa non farà che acuirsi in futuro col susseguirsi dei pensionamenti, dobbiamo far capire ai vertici accademici che non accetteremo più questa crescente flessibilità, che sarà necessario trovare dei canali di dialogo diretto con i lavoratori e che le scelte sulle condizioni e sulle scelte lavorative non potranno più essere loro imposte. D’altronde in questi anni le biblioteche d’ateneo sono cresciute e mutate anche grazie alla nostra professionalità e non è dunque più accettabile (in verità non lo è mai stato) che veniamo considerati solo dei pacchetti di ore, da utilizzare e spostare alla bisogna per far quadrare gli orari di apertura.
  • Vogliamo che le nostre condizioni lavorative godano di un miglioramento significativo, soprattutto in termini di diritti e libertà. Non vogliamo più dover accettare un ordine di servizio che ci obblighi a consumare ferie e permessi secondo calendari stabiliti dall’Università. Quest’anno tale calendario ci obbligherà persino ad alcuni giorni di assenza non retribuita. Non possiamo certamente più essere noi, con la nostra contrazione di diritti, a garantire le libertà altrui

L’ulteriore incertezza cui ci troviamo di fronte origina dalla nostra stessa ditta: l’appalto fu vinto da un’associazione temporanea di impresa (ATI) tra due cooperative che hanno poi ceduto la gestione del servizio ad una ditta, nata ad hoc con capitali delle due vincitrici. Ad oggi una delle due cooperative è stata assorbita dall’altra, ponendo de facto fine all’ATI e sul futuro della ditta da cui dipendiamo non si hanno notizie. Dovrebbe rimanere in vita fino alla fine dell’anno, ma se ci dovesse essere una proroga o un’ulteriore ripetizione, di chi diverremo o resteremo dipendenti? Come mai non siamo ancora riusciti a chiudere il contenzioso sul calcolo, a nostro avviso errato, delle ferie negli anni passati? Attendono forse che la ditta venga sciolta per ricominciare da zero tutta l’estenuante trattativa?
Queste sono le ragioni principali per le quali pensiamo che il nostro stato di agitazione sia nuovamente al “calor bianco” e riteniamo che dovremo al più presto prendere in mano la situazione e cercare di ritagliarci un ruolo in questa farsa.

PER LA DIGNITÀ E IL RISPETTO DEI DIRITTI

SVEGLIAMOCI DALL’INCUBO: ASSEMBLEA 21.06.2018 ORE 8:30 C/O
CORSO MARCONI 34 SEDE CUB

BIBLIOCOOP UNI.TO – FLAICA CUB PIEMONTE

 

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