Ordinary Men

La notizia è arrivata giovedì pomeriggio, nel promemoria della seduta della Commissione Organico di martedì 17 aprile. La “cabina di regia”, un organo non previsto dallo statuto di Ateneo ma dove “chi conta” determina le strategie su risorse e personale, ha partorito la proposta indecente di cancellare 20 concorsi per ricercatori di tipo B, che sono l’anticamera del reclutamento stabile di nuovi docenti.

La cabina si giustifica affermando che tanto il Governo ha stanziato fondi straordinari per il reclutamento di 55 ricercatori: evidentemente, mantenendo i 20 concorsi “recluteremmo troppo”. Caso vuole che sia esattamente la stessa giustificazione che due anni fa venne addotta per ridurre i fondi ordinari destinati al reclutamento, quando ci fu la precedente assegnazione straordinaria governativa: siamo quindi in una situazione ideale per valutarne le conseguenze.

Nel 2016 il rapporto studenti-docenti di UniTo era già al livello di uno spaventoso 34,5 (contro una media nazionale di 30,5): oggi, “grazie” alle lungimiranti politiche di reclutamento della cabina di regia, abbiamo perso altri 50 docenti a fronte di un notevole aumento di studenti e siamo così in grado di stabilire un record storico di 39,4 studenti per docente. È un dato che ci colloca a pieno diritto nel terzo mondo universitario: i docenti UniTo annegano letteralmente nella didattica. Gli studenti non se la passano certo meglio: i corsi sono affollati fino all’inverosimile e la ricerca di un relatore per la tesi è spesso più difficile di quella dell’Arca perduta. Solo per citare l’episodio più recente: è di due settimane fa la notizia che uno dei dipartimenti di UniTo ha proposto di eliminare la discussione delle tesi triennali… proprio per mancanza di docenti!

Ma, purtroppo, oltre al danno arriva lo schiaffo. Già, perché le risorse stornate dai concorsi per ricercatori non verranno semplicemente ridistribuite ai dipartimenti, che volendo potrebbero compensare le scelte scellerate dei vertici reclutando comunque forze fresche: infatti, secondo la proposta, il 70% di quelle risorse dovranno essere obbligatoriamente impiegate per un piano straordinario per concorsi… per professori ordinari!

Da un lato, l’idea che sia necessario obbligare i dipartimenti a fare promozioni invece di reclutamenti è tanto priva di senso quanto obbligare un lupo a mangiare un agnello. Non per nulla, da che mondo è mondo, i piani straordinari di reclutamento servono proprio per compensare la forte tendenza ad impiegare le risorse per promuovere gli interni: questo “piano straordinario ordinari” è un grottesco unicum tra gli atenei italiani, per il quale saremo gli zimbelli dell’intero Paese.

Dall’altro, vale la pena notare che dal punto di vista della didattica questo “piano ordinari” non migliora in nessun modo la situazione: ai fini dei requisiti didattici i professori ordinari e quelli associati sono assolutamente equivalenti. Inoltre, l’aggravio di spesa fa peggiorare gli indicatori ministeriali di “qualità” in nome dei quali sono state giustificate scelte dolorose (aumenti delle tasse studentesche, ristrutturazioni della didattica e compagnia cantante): evidentemente, in questo caso, gli augusti membri della cabina hanno pensato di fare una magnanima eccezione.

Abbiamo sentito molte volte i presidenti di commissione ergersi (a parole) a difensori dei precari, lamentarsi (in privato) di come l’Ateneo non faccia niente di strutturale per sanare la loro situazione, far intendere che grandi idee veleggino nelle loro menti per risolvere ogni questione. Spesso hanno sottolineato, i quattro presidenti di commissione, che il problema dei precari era dovuto a scarsità di risorse. Ebbene, adesso un po’ di risorse ci sono: cosa diranno questi artisti della parola? A voler fare una previsione, considerato il comportamento tenuto finora, è probabile che alla fine, dopo i consueti sbandieramenti di nobili propositi conditi dalla retorica del ‘vorrei ma non posso’, la proposta in questione verrà approvata senza un battito di ciglia. Se il mondo reale non irromperà nella loro autoreferenzialità accademica, faranno passare una norma che ci renderà ridicoli di fronte all’intero mondo accademico, condanneranno al lastrico un altro pezzo della nuova generazione di colleghi e studiosi e prepareranno l’ateneo ad un futuro fatto di precariato e numeri chiusi. E lo faranno, come già in passato, allargando le braccia e nascondendosi dietro al proprio presunto piccolo ruolo, come se ciascuno di essi fosse impotente di fronte al volere degli altri senatori.

I senatori sanno benissimo che questo colpo di mano produrrà gravi problemi all’ateneo e quindi al territorio ove esso opera, che renderà ancora più irrespirabile l’aria dei dipartimenti. Forse sanno anche che semplicemente non è giusto comportarsi così nei confronti di quelle centinaia di colleghi precari con i quali lavorano fianco a fianco da molti anni e di cui conoscono benissimo il valore. Qualcuno di loro avrà il senso di responsabilità e l’onestà di alzare la mano – o meglio sarebbe dire sbattere il pugno sul tavolo – e opporsi pubblicamente nelle sedi decisionali?

Coordinamento UniTo

Coordinamento Ricercatrici e Ricercatori Non Strutturati Torino

Studenti Indipendenti

ADI Torino

Coordinamento Chisicuradite Torino (Coordinamento di medici post-laurea)

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