ImpUnito

Nella prima seduta del Consiglio di amministrazione, Scagliotti è stato eletto presidente della Commissione Bilancio. Gli facciamo i nostri migliori auguri. Sarebbe stato troppo semplice e naturale eleggere l’unica persona (Silvia Pasqua) che di lavoro fa l’economista, che ha presentato un programma sulla gestione economico-finanziaria dell’Ateneo e che ha esperienza all’interno del Cda, senza contare che Silvia Pasqua ha ottenuto il più elevato consenso nella consultazione (833 voti contro i 615 di Scagliotti). Ma presumiamo che gli altri membri dell’augusto consesso debbano aver pensato che lo sguardo di un oncologo polmonare sul bilancio sia più attento e originale. L’aspetto veramente straordinario è però scoprire le virtù medianiche dei membri del Cda, dato che l’hanno votato senza che si sia presentato al consiglio (e in particolar modo ai membri esterni) e senza aver esplicitato alcuna linea programmatica (le linee di Silvia Pasqua, medianicamente meno dotata, sono invece a verbale e per comodità scaricabili qui: Candidatura Comm BILANCIOCandidatura Comm PERSONALE). È anche possibile che in Scagliotti sia tale l’intensità del suo volere e delle sue decisioni, che, come si dice, glielo si legge in fronte.

A parte gli scherzi – che qui da ridere non c’è un granché – la verità è che siamo di fronte, ancora una volta e con sempre maggiore arroganza, agli accordi presi al bar e nei corridoi (perché ci rifiutiamo di pensare che siano stati invece decisi nelle stanze rettorali, che devono garantire imparzialità ed equilibrio nelle decisioni), rispettando la forma ma privandola della sostanza. Lo abbiamo visto accadere molte volte, ce ne accorgiamo quando partecipiamo a una riunione o a un consiglio ma, nella maggior parte dei casi, c’è perlomeno il tentativo di coprire la puzza con il deodorante.

Si possono però imparare alcune lezioni per il futuro. La prima è che i quattro anni di Silvia devono aver fatto davvero paura ai baroni di questo Ateneo, se adesso hanno il timore di candidarsi pubblicamente, di discutere e di cercarsi i voti attraverso i contenuti, come si fa in democrazia (evidentemente la brevissima campagna elettorale per il Cda deve averli stremati). La seconda è che il merito, la competenza, l’esperienza di cui si riempiono la bocca nei convegni, alla Crui, al Miur e in ogni organo dove ci si spartisce qualche cosa, vale solo per gli amici e per i contesti nei quali la conservazione dello status quo viene garantita (eliminando chi si ritiene scomodo oppure scoprendo meriti e qualità che non esistevano al momento della selezione – vedi anche “cronaca-di-un-verbale-annunciato”-). La terza è che il ruolo dei membri esterni del CdA, che dovrebbero portare equilibrio e valutare con criticità ed occhio esterno (appunto) le questioni in discussione nel consiglio, rischia di essere solo, ancora una volta, un solido appoggio incondizionato ai poteri forti dell’ateneo. La quarta è che, se Silvia aveva comunque rappresentato una camera di compensazione tra il diffuso malcontento che esiste nell’Ateneo e un potere così lontano dai bisogni di chi lavora e studia a Unito, adesso la polarizzazione dello scontro non potrà che essere più netta, con meno sfumature e disponibilità. E con un bisogno di trasparenza che dovrà fare breccia anche in tutti i silenzi che lo streaming ci restituisce ogni volta.

Coordinamento UniTo

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