Cronaca di un verbale annunciato

di Alessandro Barge

Martedì 4 luglio

Finalmente vengono pubblicati i verbali del tormentato Comitato di Selezione (vedi [1], [2], [3] e [4]) per  i candidati al Consiglio di Amministrazione. Li leggo e rimango senza parole. Non sono un giurista, sono solo un portatore di buon senso, e le cose non tornano.

Tra le molte stranezze, la prima è forse la più divertente. Tutta la riunione del 14 giugno, della durata di 3 ore, viene semplicemente riassunta con otto parole “Il Comitato inizia un esame preliminare delle candidature”. Cosa si siano detti i membri, su cosa siano stati d’accordo oppure no, su quali decisioni abbiano preso non è dato sapere.

Al braccino corto del verbalizzante del 14 giugno corrisponde invece un profluvio di parole nel verbale del 23 giugno. Forse così tante parole sono state considerate eccessive per i poveri membri del Comitato e quindi, a differenza del verbale precedente, presidente e segretario non l’hanno messo in approvazione. O almeno dal verbale e da nessuna altra parte risulta che qualcuno lo abbia mai approvato.

Mi ero poi accorto che lo Statuto e il bando erano diversi (si vedano l’articolo 55 dello Statuto e l’art. 2 lettera a dell’allegato A del bando) perché il primo non ritiene fondamentale la qualificazione scientifica, mentre il secondo – mettendo una virgola – la considera necessaria. Curiosamente, nel verbale manca qualsiasi accenno a questa significativa difformità. Il testo del bando non viene mai citato, mentre viene riportata esclusivamente la lettera dello Statuto… eppure i candidati hanno risposto ad un bando, non ad un articolo dello Statuto!

Mi domando il perché e andando avanti nella lettura mi do una risposta. Il Comitato inizia la sua selezione considerando tutti e tre i requisiti come da testo del bando: la competenza gestionale, le esperienze di alto livello e la qualificazione scientifica. Seleziona alcuni candidati, mentre su altri non giunge ad un accordo e decide di soprassedere. Ad un certo punto, però, riprende l’esame dei candidati in sospeso. E, sorpresa! Il Comitato elimina il requisito della qualificazione scientifica. La prof.ssa Desana, segretaria verbalizzante e unica giurista tra tutti i membri del Comitato, afferma che “ai sensi dell’ art. 55 dello Statuto il requisito della qualificazione scientifico-professionale va correlato all’ esperienza professionale di alto livello”, quindi non sarebbe un criterio a se stante. Grazie a questa interpretazione, i candidati risultati “insufficienti” all’unanimità circa la qualificazione scientifica rientrano in gioco. Da questo punto in poi la prof. Desana, insieme a tutti i rappresentanti degli associati e degli ordinari, vota di conseguenza. La rosa finale dei candidati (che vede 4 TA e 6 docenti che concorrono ragionevolmente per 1 e 4 posti in CdA rispettivamente) si ottiene votando candidato per candidato. Le votazioni decisive finiscono in parità: 6 contro 6. Da una parte i rappresentanti dei professori ordinari e associati, dall’altra quelli di ricercatori e tecnici-amministrativi. La parità viene sciolta dal voto del Presidente, che per regolamento (perché questo c’è scritto) deve essere l’ordinario più anziano.

Insomma, in corsa sono stati cambiati i criteri e quindi le valutazioni. Le conseguenze le abbiamo viste.

Lunedì 11 luglio

L’avvocato allarga le braccia e si fa una risata: “È davvero un pasticcio! Solo all’Università riuscite a inventarvi cose del genere! Però, glielo devo dire: non ci sono i margini di un ricorso al TAR”. Lo confesso: dopo la lettura del verbale qualche dubbio sulla correttezza dei lavori mi è venuta, così ho consultato un legale.

È stato un dialogo utile: tutti i miei dubbi sono stati ampiamente confermati e il modo di operare del Comitato può essere giudicato inconsueto. Ma perché non vi sono margini per un ricorso al TAR? La risposta è tanto semplice, quanto preoccupante: il Comitato non è un organo permanente, l’Ateneo non ha redatto alcun regolamento di funzionamento di questo organo, quindi qualunque cosa faccia il comitato non viola alcuna norma, dato che la norma non c’è.

Insomma, il Comitato non è tenuto a redigere verbali né a farli approvare; non ha vincoli sulle modalità di lavoro; non risponde a nessuno del suo operato. Inoltre, non è prevista alcuna forma di ricorso interno in caso di presunte irregolarità.

Lunedì 17 luglio

Rifletto a pochi giorni da voto. Qualche anno fa, abbiamo fatto una fatica immane per inserire un aspetto democratico e di condivisione nella nomina del Cda. Oggi scopro che tutto ciò non è nient’altro che una immane presa in giro. Quale scelta democratica può esistere, se i candidati sui quali devo esprimermi sono scelti da un gruppo di 12 persone che opera in assenza di regole formali e che non rende conto del proprio operato a nessuno (nemmeno ai membri del comitato stesso vista la mancata richiesta di approvazione del verbale)?

Questa non è la vicenda di un candidato escluso ma di un diritto escluso. Quello di votare direttamente i membri dell’organo ormai più importante e decisivo dell’Università. È chiaro che ancora una volta, di fronte alle pratiche democratiche, chi pensa che Unito sia roba sua ha trovato il sistema di svuotare le regole (anzi di non prevederle neanche). Va bene a tutti che il finale sia sempre noto? A me no.

 

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