Quer pasticciaccio brutto de via Verdi, ovvero il mistero (non tanto) buffo delle candidature al CdA di UniTo

La montagna ha infine partorito il topolino: l’Ateneo ha comunicato i nomi dei candidati al Consiglio di Amministrazione, ovvero l’organo collegiale con maggiore potere decisionale dell’Università di Torino, e (purtroppo) dobbiamo constatare che il pasticcio è servito.

Riassumiamo brevemente la procedura: le candidature al CdA sono state esaminate da un’apposita Commissione di Selezione di dodici membri (tre ordinari, tre associati, tre ricercatori e tre tecnici/amministrativi) individuati nel 2016 tramite una votazione di tutto il personale. La Commissione aveva l’incarico di ridurre le candidature ad una rosa di dieci candidati interni all’ateneo (che si disputeranno cinque posti) e cinque esterni (per tre posti). Il 5-6 luglio tale rosa sarà sottoposta a una votazione consultiva alla quale prenderanno parte tutti i lavoratori dell’Ateneo (precari esclusi, purtroppo) e i rappresentanti degli studenti: la decisione finale sarà quindi presa dal Senato Accademico (per gli interni) e dal Rettore (per gli esterni).

Il primo pasticcio è presto detto: stando al regolamento, i candidati avrebbero dovuto esser resi noti almeno 15 giorni prima della consultazione, che è invece prevista tra soli sei giorni. Fatto ancor più strano: la Commissione di Selezione ha terminato i lavori venerdì scorso, ovvero sei giorni fa: perché l’ateneo ha aspettato tutto questo tempo a pubblicare i nomi? Nell’annuncio manca qualsiasi giustificazione a questo ritardo; di certo non può essere imputata a tempi tecnici di redazione del verbale perché il verbale non è stato ancora pubblicato, sebbene tale pubblicazione sia prevista anch’essa dal regolamento!

Per capire i motivi di questo misterioso ritardo proviamo quindi a guardare questo elenco, e ci rendiamo conto che più che a un topolino, il parto della Commissione somiglia ad un’anatra zoppa.

Infatti, la rosa dei candidati interni è del tutto inusitata, a partire dalle proporzioni tra personale docente e personale tecnico-amministrativo. Nella scorsa consultazione, la rosa degli interni era composta da otto docenti e due TA: un numero congruo con la prospettiva di nominare in CdA quattro docenti e un TA. Questa volta, invece, i TA che sono finiti nella rosa dei candidati sono ben quattro e i docenti solo sei!

In base a quale logica è avvenuta questa scelta? In assenza del verbale della commissione di selezione, si possono fare solo delle ipotesi. Certo, salta all’occhio che, se abbiamo ben ricostruito la lista dei candidati, tra i docenti i due esclusi sono entrambi ricercatori, e uno è Alessandro Barge, uno dei due candidati del Coordinamento UniTo. Eppure Barge poteva vantare una comprovata esperienza gestionale all’interno degli organi collegiali di Ateneo, tra cui la partecipazione alla commissione che ha steso i regolamenti, e ben due mandati come rappresentante dei ricercatori nella Commissione Ricerca del Senato Accademico. Cosa c’entra l’eliminazione di Barge con i quattro TA in rosa, direte voi? Il fatto è che, a quanto ci consta, le candidature di docenti erano solo otto, l’unico modo per far fuori entrambi i ricercatori era quindi quello di includere nella rosa quattro TA… e se a pensar male si fa peccato, spesso però ci si azzecca.

Se poi andiamo a guardare i nomi dei 4 TA, i pasticci fioccano. Innanzitutto, i rappresentanti sindacali (RSU) che avevano presentato la candidatura sono stati tutti eliminati. Il risultato è che, a parte la consigliera uscente Antonella Valerio, gli altri TA candidati non sono fra chi e’ più attivo nella politica di ateneo, e su di essi il personale TA difficilmente potrà esprimersi a ragion veduta e con cognizione di causa. Il rischio è quello di assistere ad un diffuso astensionismo e ad una dispersione dei voti che renderebbe poco chiaro il risultato della consultazione, lasciando ampio margine discrezionale alla scelta finale da parte del Senato.

Inoltre, tra i quattro compare il nome di Claudia Margini. “Piccolo” problema: all’anagrafe risulta coniugata con Alessandro Zennaro, del quale ricordiamo che quattro anni fa, appena arrivato a Torino dall’Università della Valle d’Aosta, si era candidato per il Consiglio di amministrazione ed era stato escluso… ma soprattutto attualmente è direttore del Dipartimento di Psicologia e membro del Senato Accademico.

Dato che la scelta finale dei candidati interni spetta al Senato, Zennaro è membro dell’organo che deciderà se nominare sua moglie in CdA. Cosa farà? Si alzerà dalla sedia come faceva Berlusconi in Consiglio dei ministri e uscirà per tutta la discussione? Non si presenterà in Senato perché quel giorno avrà un impegno? Farà finta di non conoscere la moglie? O a questo punto farà l’unica cosa legalmente (ed eticamente) accettabile, ossia si dimetterà dal Senato? C’è chi, in questo Ateneo, lo ha fatto per molto meno, per coerenza e serietà. Ma si chiama Silvia Pasqua e rappresenta il Coordinamento.

Non è una questione che si può derubricare a un atto di maggiore o minore buon gusto. È evidente a tutti che il ricorso è dietro l’angolo, e al di là dell’esito sarebbe un colpo durissimo alla credibilità delle istituzioni di UniTo: del Senato che verrebbe messo in chiaro imbarazzo e non potrebbe decidere in serenità, del CdA un cui eventuale membro veleggerebbe per quattro anni in un macroscopico conflitto di interessi, del Rettore che dovrebbe vigilare su tutto questo. Anche UniTo vuole una Parentopoli che abbia l’onore delle cronache nazionali? E’ un prezzo congruo da pagare, pur di tenere Barge fuori dalla rosa dei candidati?

A questo punto è quindi fondamentale una completa e trasparente pubblicazione del verbale relativo ai lavori della Commissione di Selezione, che ricordiamo essere un atto dovuto. Perché le domande restano e sono semplici e chiare: per quale bizzarra logica ci si ritrova con un Alessandro Barge escluso, malgrado un curriculum gestionale e scientifico di tutto rispetto? Come viene giustificata la classifica finale, con l’evidente sproporzione di posti tra gli slot attesi per TA e docenti? Chi ha votato cosa? E infine: come l’Ateneo pensa di affrontare, sia dal profilo giuridico che (soprattutto) da quello etico, il patente conflitto che nasce dalla presenza di una candidata il cui marito siede nel consesso che farà le scelte finali?

A presto per la prossima puntata!

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