Programma elettorale del Coordinamento UniTo per i candidati al Consiglio di Amministrazione Alessandro Barge e Silvia Pasqua

Premessa

Nei giorni 5 e 6 luglio si terrà la consultazione nella quale dovremo indicare chi tra i candidati al Consiglio di Amministrazione riteniamo debba ricoprire quel ruolo. Consultazione e non elezione, ma come quattro anni fa vogliamo innanzitutto invitare il Senato e il Rettore, che nomineranno rispettivamente i componenti interni ed esterni, a rispettare le scelte dei lavoratori e degli studenti di UniTo.

Il Coordinamento UniTo ha deciso di candidare Alessandro Barge e Silvia Pasqua perché pensiamo che il Consiglio di Amministrazione si occupi di materie sensibili (bilancio, reclutamento, tasse universitarie, edilizia) e necessiti perciò di una partecipazione il più possibile rappresentativa di competenze diverse e soprattutto di un controllo disinteressato (e cioè nell’interesse collettivo) di chi governa l’Ateneo. Barge e Pasqua sono esattamente le persone che possono assicurare questo impegno.

Il Consiglio di amministrazione che entrerà in carica avrà inoltre una caratteristica particolare, ossia vedrà la fine del mandato di Gianmaria Ajani e l’elezione di un nuovo Rettore. Sarà insomma un elemento di continuità nella transizione, e quindi un luogo da presidiare. Questo insieme di elementi ci ha portato, come già facemmo quattro anni fa, a stendere alcuni punti programmatici che saranno la guida di chi entrerà (speriamo entrambi) in Consiglio. E per questo, chiediamo che anche gli altri candidati dichiarino pubblicamente il loro programma, così che ognuno possa misurarsi sulle diverse idee e progetti.

 

Reclutamento

Il reclutamento è una priorità. Lo è per tutti i colleghi che hanno diritto a vedere riconosciuti merito e carriera. Lo è per tutti i colleghi precari che hanno un ruolo strategico per l’ateneo e che rischiano di non avere alcun futuro. Lo è per UniTo, se vuole crescere nella ricerca e nella didattica. Occorre quindi un piano di reclutamento che garantisca almeno la copertura del turnover e risponda alle necessità scientifiche, didattiche e amministrative delle aree che si trovano in maggiore sofferenza.

L’esperimento di lasciare il 30% dei punti organico della quota docenti alle linee strategiche definite dal Rettore (il suo “borsellino”, come si dice nei corridoi) non è stato affatto positivo. Malgrado fossero indicate le priorità e le finalità strategiche che dovevano essere seguite, è stata forte l’impressione che al contrario siano state privilegiate le necessità contingenti e le richieste specifiche. Di sicuro il 30% è una quota eccessiva. Riteniamo che la decisione su come utilizzare i punti organico debba tornare con maggiore incisività ai Dipartimenti, i quali però devono poi essere valutati per come hanno utilizzato i punti organico assegnati. Qualora le scelte non siano state coerenti con la finalità di coprire prevalentemente aree didattiche e di ricerca in evidente difficoltà e quelle definite nel piano strategico triennale, quei Dipartimenti dovranno essere penalizzati nelle allocazioni successive. È una scelta coerente con il concetto di responsabilità ma anche con la politica (che condividiamo) di togliere i numeri programmati ai corsi di laurea in cui ciò non sia imposto dalla normativa nazionale.

La programmazione deve garantire una continuità tra posti banditi per RtdA e RtdB. Sia chiaro: la tenure track non è un modo per fare andare avanti tutti, ma per garantire a chi ha dimostrato di avere le qualità la possibilità di farlo. E non va inoltre dimenticato che non si parla di persone ma di posizioni (un posto RdtB è un posto ex novo su cui gli RtdA non hanno alcun diritto di prelazione), perciò la continuità garantirebbe un giusto livello di stabilizzazione e non sarebbe in alcun modo un privilegio.

Una seria programmazione deve essere fatta sul personale T.A., evitando il più possibile contratti a tempo determinato su progetti specifici che generano poi stabilizzazioni in settori che non sono quelli in cui le vere emergenze vengono rilevate. Occorre capire quali sono i settori più in difficoltà e concentrare le nuove acquisizioni in quelle aree.

 

Trasparenza

Il reclutamento è un chiaro esempio dell’inadeguato livello di trasparenza che accompagna i processi organizzativi e decisionali di UniTo. Le politiche e le scelte di reclutamento dovrebbero infatti essere più trasparenti, accompagnati da un resoconto annuale su come sono stati utilizzati i punti organico (per dipartimento e nelle aree dell’amministrazione) con dati chiari e intellegibili da tutti.

Trasparenza nei processi non vuol dire solo trasmettere le sedute in streaming (salvo poi oscurarne lunghe parti senza legittime motivazioni). Trasparenza vuol dire condivisione dei processi e delle decisioni, ascoltare e non solo comunicare, provare a trovare soluzioni condivise. Trasparenza è un metodo, non solo una pratica burocratica o la risposta contingente di fronte alla protesta. Sotto questo profilo, fino a oggi i risultati sono stati del tutto insufficienti.

Tre esempi per tutti: la riorganizzazione del personale TA su “poli”, il bilancio e le convenzioni (prima fra tutte quella con la Compagnia San Paolo). La riorganizzazione è stata decisa a tavolino, ascoltando poco o nulla le richieste di chi nell’amministrazione lavora ogni giorno. Sarà necessario nei prossimi mesi valutare attentamente l’efficacia del processo di riorganizzazione partito nel gennaio 2017, consapevoli che saranno necessari correttivi che riequilibrino i carichi di lavoro e valutino la congruenza tra le competenze individuali e le responsabilità assegnate. Era poi stato promesso un bilancio “partecipato”, ma si arriva sempre a metà dicembre con un bilancio totalmente preconfezionato, con la fretta di approvare, poco tempo per capire, discutere e proporre modifiche. Infine, abbiamo tantissime convenzioni con enti esterni, molte delle quali con vantaggi assolutamente marginali per UniTo e non succede mai che qualcuno venga a relazionare negli organi di governo sull’andamento delle stesse: abbiamo raggiunto gli obiettivi? Con quali vantaggi per UniTo? Ha senso continuare?

Fino a oggi, la trasparenza di ciò che è accaduto in Consiglio di amministrazione, amputato costantemente dall’interruzione dello streaming, è stata garantita solo da Silvia Pasqua che ha informato tutti sulle decisioni e sui problemi irrisolti, sospesi o accantonati. Vorremmo continuare a essere informati.

 

Meccanismi redistributivi

Occorre mettere in atto meccanismi redistributivi tra dipartimenti e all’interno dei dipartimenti. Non è più accettabile che le risorse in termini di denaro (per esempio, i fondi per la ricerca locale) e di punti organico si concentrino su pochi gruppi di ricerca che, ritenuti eccellenti -e sicuramente tali- possono tranquillamente occuparsi della loro eccellenza, cercare e ottenere risorse, mentre il Titanic affonda. Noi crediamo che l’obiettivo di Unito non possa essere solo la valorizzazione di tali eccellenze; il nostro Ateneo dovrebbe soprattutto preoccuparsi di elevare la qualità media della ricerca, sostenendo in modo particolare quelle aree che oggi sono deboli e che hanno accesso a poche risorse per fare ricerca.

A fronte di un risultato non brillante da parte di un settore di ricerca la domanda non è “come posso penalizzarlo” bensì “come posso fare perché i risultati migliorino”. La logica del MIUR, lo sappiamo, è del tutto opposta e in parte necessariamente ci condiziona. Il torneo odierno tra i dipartimenti “eccellenti” ne è la rappresentazione più efficace. Esistono però spazi di azione, a partire dagli interventi redistributivi che UniTo può realizzare. Tutti i tentativi in questo senso, però, sono stati finora bocciati dagli organi di governo dell’ateneo. Non si tratta solo di un problema di equità, ma di efficienza e, verrebbe da dire, di buon senso: pochi soldi spostati da aree dove ci sono già molte risorse aumenterebbero la produttività scientifica delle aree in difficoltà senza diminuire quella delle aree a cui sarebbero tolte.

 

Studenti e diritto allo studio

Quella del diritto allo studio è forse l’area in cui la politica dell’Ateneo negli ultimi anni ci ha riservato meno delusioni. L’impegno a eliminare i numeri programmati nei corsi di laurea e la politica di non aumentare le tasse studentesche ha garantito a UniTo di non vedere calare il numero degli iscritti. Questa politica inclusiva deve continuare.

Si dovrebbe inoltre cercare di minimizzare l’impatto che sugli studenti hanno le devastanti politiche di incentivo del MIUR, che anziché fare un grande investimento sulla didattica e sul diritto allo studio cerca di far pagare agli studenti la propria incapacità strategica e debolezza culturale (per esempio, spingendo gli atenei a ridurre il numero di studenti fuori corso), oppure enfatizzando metodi alternativi di didattica, in particolare la didattica online, che solo in specifici casi può sostituire un percorso di apprendimento approfondito e personalizzato, che è invece lo scopo ultimo della didattica universitaria.

 

Revisione Statuto

Tra i punti fondamentali del programma elettorale dell’attuale Rettore c’era la revisione dello Statuto. A due anni e poco più dalla fine del suo mandato non si è ancora visto alcun passo pubblico in tal senso. Uno dei punti più delicati era proprio il rapporto tra il Consiglio di amministrazione e il Senato, i conflitti e le rispettive competenze. Per questo, chi andrà in Consiglio di amministrazione dovrà sollevare questa questione e impedire che un giorno appaia miracolosamente un nuovo Statuto, senza che sia stato discusso da tutti.

Crediamo pertanto che se si intende procedere a una revisione dello Statuto, allora si elegga una Commissione ad hoc la quale avrà il compito di ascoltare in maniera pubblica le istanze delle lavoratrici, dei lavoratori, delle studentesse e degli studenti che compongono la comunità scientifica del nostro Ateneo e proporre agli organi un testo condiviso.

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