Tutti a far la riverenza, ci inchiniamo a Sua Eccellenza!

Nella seduta straordinaria che si è tenuta il 22 Maggio, il CdA ha deciso quali debbano essere i 15 dipartimenti di UniTo (tra i 23 aventi diritto) che concorreranno al premio Miur per i cosiddetti dipartimenti eccellenti. Benché la scelta abbia apparentemente una sua logica – sono stati selezionati i 15 dipartimenti che risultano nelle posizioni più elevate all’interno della loro area – il risultato finale è che ben 6 dipartimenti medici parteciperanno, e cinque di questi concorreranno per aggiudicarsi i 20 premi disponibili in tutto per l’area medica. Questa scelta rischia di ridurre le probabilità di vittoria, perché le probabilità che cinque premi su venti vengano assegnati alla sola UniTo appaiono molto basse. Per massimizzare le probabilità di vittoria sarebbe stato meglio differenziare di più le aree dei dipartimenti concorrenti.

Sapremo in futuro se, sul piano pratico, quella del CdA sia stata una scelta pagante; sul piano della politica di Ateneo, invece, pare l’ennesima conferma dei rapporti di forza esistenti nella nostra università.

Ma al di là di questo, vi sono stati almeno due aspetti gravi nella gestione della questione “dipartimenti eccellenti”. Il primo è che il documento che dovrà regolare l’utilizzo dei fondi assegnati, ovvero le “Linee guida per la redazione dei progetti e indirizzi finanziamento della ricerca”, è stato approvato dal Senato Accademico nella seduta di giovedì 11 maggio senza che venisse prima discusso nelle competenti Commissioni Istruttorie. Evidentemente, i loro presidenti hanno ritenuto che si dovesse portare la decisione direttamente in Senato senza consultare ricercatori e precari della ricerca, due componenti i cui rappresentanti siedono nelle commissioni, ma non in Senato.

Il secondo aspetto grave riguarda i contenuti delle “Linee guida”, che indicano, tra le altre cose, le modalità per la gestione dei fondi per vincitori, vinti e non partecipanti alla gara per i dipartimenti eccellenti. Linee guida poi recepite e approvate dal CdA.

È stato deciso infatti di applicare un meccanismo “redistributivo” per cui il 50 % dei fondi di ricerca di ateneo (“ex-60%”) che spetteranno ai dipartimenti risultati vincitori non verranno distribuiti, bensì usati per posizioni da RtdA. È un meccanismo che appare troppo blando: le richieste degli studenti (unica voce dissonante in CdA) erano ben diverse, per esempio che il restante 50% dei fondi ex-60% fosse redistribuito tra i dipartimenti non vincitori e che fosse prevista una redistribuzione dei punti organico, sempre a favore dei non vincitori, dato che parte dei premio Miur dovrà essere usato per il reclutamento.

L’intento MIUR – ormai esperto costruttore di algoritmi per dimostrare a posteriori quanto è stato deciso a priori – è chiaro: concentrare le risorse sui dipartimenti “eccellenti” delle università “eccellenti”, che significa mettere più soldi al Nord e toglierne una gran parte al Sud. Ma questo innanzitutto è ingiusto perché la crisi delle università italiane è prima di tutto una crisi di risorse e di personale che i governi hanno sistematicamente tagliato e non sostituito (sempre alleati con i rettori che, capitani assai poco coraggiosi, hanno continuato a cercare di ottenere solo piccoli vantaggi corporativi e locali). Inoltre, quello spostamento non avverrà aumentando il finanziamento, bensì spostando una parte di quello già magrissimo del FFO.

Per queste ragioni, almeno a livello di Ateneo una politica redistributiva sarebbe stata necessaria. Questa occasione mancata per redistribuire le risorse sia finanziarie sia di organico all’interno dell’Ateneo si somma peraltro alla già critica situazione attuale che non prevede meccanismi di redistribuzione efficaci verso i dipartimenti strutturalmente sfavoriti (per l’ambito disciplinare di cui si occupano) nella competizione per attirare fondi esterni. Il meccanismo è anzi fortemente sbilanciato nel senso opposto: i dipartimenti più vicini agli interessi privati non solo ricevono più risorse grazie ai fondi esterni, ma vengono anche per questo ulteriormente premiati nella distribuzione dei fondi di ateneo: ciò consente loro di “eccellere” sempre più a discapito degli altri dipartimenti, creando così un effetto di “pioggia sul bagnato”.

In definitiva, il nostro Ateneo, che si inchina davanti a Sua Eccellenza non necessariamente in senso scientifico, ha deciso di riempire di soldi le tasche di chi le ha già piene, magari promettendo a un direttore di qua e a uno di là qualche punto organico in più. La consapevolezza della necessità di aumentare la qualità media della ricerca e della didattica, garantendo una crescita anche delle aree disciplinari oggi più deboli, invece, risulta tristemente non pervenuta.

I Rappresentanti dei Ricercatori nelle Commissioni Istruttorie del Senato,
Il Coordinamento Precari UniTO

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