Togliere ai poveri per dare ai ricchi: il premio ingannevole del MIUR

“Non c’è trucco, non c’è inganno!”. E invece come sempre c’è. Eh sì, perché il MIURha messo nella LEGGE DI BILANCIO 2017 (Art 1 commi 314-339) l’attribuzione di un premio ai dipartimenti eccellenti – definizione che già fa irritare – ma poi si scopre che sono soldi dell’FFO tolti a tutti gli altri. Ma andiamo per ordine.

Secondo la legge vi sono 350 dipartimenti che, in tutta Italia, che hanno fatto meglio nella VQR: su questi 350, il Ministero ne premierà 180, in parte sulla base dei risultati VQR, in parte in base ai progetti presentati dai singoli dipartimenti.  Sembra il “premietto” che abbiamo già visto ma non lo è. Infatti il ministero ha deciso di distribuire appunto l’FFO agli atenei in modo differente dal solito: anziché attribuire il finanziamento sulla base delle performance VQR (va beh, non commentiamo…) ha deciso di dividere in due la quota spettante alle università. Una prima parte viene distribuita agli atenei sulla base dei risultati complessivamente conseguiti nella VQR; una seconda parte viene attribuita ai “dipartimenti eccellenti” (ognuno sarà finanziato con una somma pari a circa 1.350.000 euro l’anno per 5 anni).

In sostanza, si toglie ai poveri per dare ai ricchi. Sul (non)senso di questo provvedimento e sulle conseguenze che ne derivano si potrebbe aprire un lungo dibattito, ma questa è la legge con cui dobbiamo confrontarci, tenendo soprattutto presente che a breve saranno discusse in Ateneo le linee guida per l’attribuzione del premio.

La legge prevede un massimo di 15 dipartimenti candidabili ma, sulla base delle notizie che circolano, nel nostro Ateneo saranno probabilmente di più quelli che potranno partecipare, tenendo conto delle soglie dell’indicatore standardizzato che ANVUR fornirà quanto prima.

Potenzialmente il nostro Ateneo potrebbe avere:

  1. a) Dipartimenti che vincono il premietto;
  2. b) Dipartimenti che partecipano ma non vincono;
  3. c) Dipartimenti che non partecipano ma potrebbero partecipare (solo se ci sono più di 15 dipartimenti torinesi fra i primi 350)
  4. d) Dipartimenti che non possono partecipare (valore dell’indicatore standardizzato sotto la soglia).

Il problema che emerge è sempre il solito: le distribuzioni “meritocratiche” delle risorse finiscono per annaffiare sempre le stesse pianticelle, mentre le altre vengono lasciate seccare. È una logica che conosciamo, perché è la stessa che UniTo utilizza per la distribuzione delle sue risorse interne. Basti pensare all’80% dei punti organico distribuito “meritocraticamente” ai dipartimenti e la parallela assenza di un vero meccanismo per riequilibrare le risorse sulla base delle esigenze didattiche (sono cinque anni che, in base alla situazione della didattica del 2013, vengono erogate sempre le identiche cifre).

A questo punto sarebbe naturale un profondo ripensamento della logica con cui UniTo distribuisce le risorse ai dipartimenti. Ma dato che il nostro Ateneo sembra in grado di agire solo nell’emergenza, iniziamo ad avanzare una proposta concreta per definire le linee guida del nuovo “premietto”, per favoriva una crescita di tutta la ricerca dell’Ateneo (e non solo quella, come sempre, dei più forti).

Dal momento che le risorse sono prelevate dal calderone del FFO, sarebbe opportuno e corretto ridistribuire la “ricchezza” che dipende dall’Ateneo – ossia quella che non riguarda il “premio per le eccellenze” – ai dipartimenti non premiati. Si impedirebbe così di sovrafinanziare alcune realtà a scapito di altre, tra le quali, peraltro, vi saranno dipartimenti che, in assoluto, hanno avuto buoni o ottimi risultati nella VQR.
La proposta è di ridurre almeno del 50% le risorse di competenza dell’Ateneo (ricerca locale, FFO dei dipartimenti) ai dipartimenti “eccellenti” premiati e di ridistribuirle ai dipartimenti di cui alle lettere B e C (senza alcuna distinzione tra chi ha partecipato e non è stato premiato e chi non ha partecipato pur avendone i requisiti) e, almeno in maniera parziale e progressiva, anche ai dipartimenti di cui alla lettera D. Tagliare fuori i dipartimenti “deboli” sarebbe infatti inaccettabile. Lasciarli a secco perché sono deboli, e così rafforzare sempre di più solo chi è forte, non è solo ingiusto ma corrisponde a una visione miope che non può che tradursi in un indebolimento di tutto l’Ateneo.

I Rappresentanti dei Ricercatori nelle Commissioni Istruttorie del Senato

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