Scatto finale (ovvero: il nuovo regolamento UniTo per l’attribuzione degli scatti stipendiali)

di Bruno Maida e Alessandro Ferretti

Vi ricordate la lunga e tormentata vicenda del regolamento per attribuire il “premietto” una tantum? Ci fu una proposta del Coordinamento UniTo che il Rettore rielaborò e sottopose a referendum interno contro la proposta del presidente della Commissione Organico dell’epoca. Al referendum partecipò oltre la metà degli aventi diritto e la proposta ispirata dal Coordinamento risultò largamente vincente, raccogliendo i due terzi dei voti: ciò nonostante il Senato Accademico, al grido di “Meritocrazia! Meritocrazia!”, sotto il segno del bastone e della carota, si rifiutò di ratificare il risultato del referendum e anzi si espresse a favore della proposta minoritaria, rimediando un’evitabilissima figuraccia globale.

Ma a volte il tempo è galantuomo, e questa volta è arrivata la rivincita. Nella seduta del 28 settembre il Consiglio di Amministrazione ha approvato all’unanimità il regolamento di Ateneo per l’attribuzione degli scatti stipendiali triennali a professori e ricercatori – che, come noto, a norma di legge Gelmini non saranno più automatici, ma subordinati a una valutazione dell’attività di didattica, ricerca e gestionale. La notizia è che il regolamento (proposto dalla presidente della commissione Personale, Silvia Pasqua) è impostato in modo molto simile alla proposta del Coordinamento UniTo sul “premietto”!

Cosa prevede il nuovo regolamento? La filosofia è chiara: niente eugenetica meritocratica, niente classifiche, nessun perdente a priori. Gli scatti verranno riconosciuti a tutti quelli che hanno svolto i loro compiti, che sono:

  • la didattica assegnata e liberamente accettata dai ricercatori dal Consiglio di Dipartimento oppure le 120 ore obbligatorie per ordinari e associati a partire dall’a.a. 2016-17
  • un minimo di 2 pubblicazioni nei 3 anni (in analogia con le richieste ANVUR per la VQR di 2 pubblicazioni in 4 anni), incluse quelle con coautori interni già presentate da altri colleghi
  • l’attività gestionale, valutata però solo per chi ha incarichi che danno diritto alla riduzione del carico didattico.

Tutte le verifiche del caso potranno avvenire a livello di uffici, anche se comunque occorrerà presentare una domanda per richiedere lo scatto stipendiale, perché questo prescrive la legge. Sono poi previste riduzioni nella valutazione di didattica e ricerca in caso di congedi per malattia, di maternità e parentali, e congedi per studio (per il quale si riduce solo il requisito di didattica). Infine, poiché le prime valutazioni avverranno già nel 2017 e valuteranno i tre anni precedenti, si avrà un periodo transitorio di 2 anni durante i quali i requisiti saranno ridotti, in modo da evitare l’applicazione retroattiva delle regole.

Insomma, lo possiamo dire: abbiamo perso la battaglia sul premietto, ma abbiamo vinto quella (notevolmente più importante!) del regolamento scatti.

Ma la vittoria più grande è che abbiamo costretto l’Ateneo a misurarsi con l’idea che la valutazione è una cosa seria, e che o si riescono a individuare metodi seri (comunque discutibili e costosissimi) oppure è meglio lasciar stare. Perché è evidente che il risultato è penalizzare le persone senza alcun criterio valido e non avere alcun miglioramento della qualità della ricerca e della didattica. Insomma, se bisogna fare uno scatto, prima è meglio allenarsi!

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