Lo schiaffo del soldato

Nel gioco dello schiaffo del soldato tutti fanno attenzione ai due protagonisti: chi lo schiaffo lo riceve e chi lo dà. Ci si dimentica che tutti gli altri non sono semplici spettatori, sono complici. È l’immagine più vicina ai comportamenti del nostro Ateneo nei confronti dei precari e a ciò che la scorsa settimana è avvenuto in Commissione organico, presieduta dal pirandelliano Enrico IV Maltese, improvvisamente perdente la memoria sul fatto che il rettore ha promesso 120 posti per i precari, anzi che quella sarebbe la base minima da cui partire nella distribuzione delle risorse. Quando i rappresentanti dei ricercatori, dei precari e degli studenti hanno chiesto che la Commissione organico incontrasse urgentemente il rettore per discuterne, tutti gli altri membri della Commissione hanno votato contro, preferendo aspettare (ancora) che il CdA comunicasse il “verdetto” sulle risorse disponibili per il reclutamento, azzerando così le possibilità di negoziazione. Mentre si continua a perdere tempo, i punti organico nei dipartimenti se li stanno già dividendo notte tempo come si fa con il bottino.

 

Il paradosso è che l’assunzione di nuovi ricercatori non è in concorrenza con l’avanzamento di carriera dei docenti già in ruolo: bandire una posizione di ricercatore di tipo A non richiede più l’impiego di punti organico (che saranno necessari solo tra cinque anni per la loro stabilizzazione) lasciando quindi spazi molto ampi per gli avanzamenti di carriera.

Insomma lo schiaffo del soldato. A prenderlo continuano a essere solo i precari perché quando si girano tutti ruotano il dito e non si capisce chi è stato: il Rettore, il Senato, il Cda? Tutti anime belle, naturalmente con la vita degli altri. Ma poi ci sono i complici. Quei direttori che si stracciano le vesti sui destini amarissimi di questo paese ma che poi quando ritornano sul loro trono dipartimentale si accordano per soddisfare le richieste di sezioni, di ordinari e di chiunque vanti qualche credito (non necessariamente scientifico). Quegli ordinari che discettano nei dibattiti pubblici sul fatto che l’università è sommersa dalla burocrazia e dal malaffare, salvo poi chiedere l’avanzamento sempre e solo per il proprio allievo o allieva. Ma anche tutti quei colleghi che, pur vantando diritti di carriera per il loro lavoro, finiscono per dimenticarsi che un’università invecchiata e senza ricambio è semplicemente destinata a morire.

Unito ha perso 300 docenti in sette anni e ora ha un rapporto studenti/docenti tra i più alti d’Italia (34,5 studenti per docente a fronte di una media nazionale di 30,5 – Materiale organico: il declino arrestabile del reclutamento a UniTo): per non veder precipitare la qualità della didattica, assumere docenti dovrebbe essere la sua priorità numero uno. Considerando invece come (non) agisce per il reclutamento e la sua ottusità verso il futuro (che non è rappresentato dalle classifiche internazionali), forse si merita di sparire prima degli altri. O magari, basterebbe avere una diversa classe dirigente, all’altezza dei doveri e delle responsabilità che competono all’università pubblica nei confronti degli studenti e della collettività; una classe dirigente che agli schiaffi dovrebbe preferire il dialogo e soprattutto il coraggio.

 

Rappresentanti dei Ricercatori e degli Studenti nelle Commissioni Istruttorie del Senato

Coordinamento Ricercatrici e Ricercatori Non Strutturati UniTO

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