Materiale organico: il declino arrestabile del reclutamento a UniTo

Aveva detto che avrebbe convocato una Conferenza d’Ateneo per discutere e condividere le scelte sull’organico e sul reclutamento. Aveva detto che un piano organico l’avrebbe scritto e nessuno lo ha visto. Aveva detto che UniTo non sarebbe rimasta indietro rispetto alle altre Università. Aveva detto che il precariato era una priorità. Se fossimo al liceo scriverebbero che il rettore Ajani è assente ingiustificato. Eppure quanto sta accadendo e sta per accadere nelle Università italiane non ammette assenze, perché il treno che UniTo rischia di perdere potrebbe segnare il suo declino. Un declino che non solo spazzerebbe via una generazione di studiosi ma che inciderebbe sul lavoro di tutti.

Di cosa stiamo parlando? Il fatto è che, dopo tanti anni di numeri calanti, il segno più fa capolino negli organici di grandi università italiane. Il motivo di questo piccolo evento è presto detto: pur in un contesto di contrazione dei finanziamenti ministeriali, i bilanci degli atenei hanno registrato in questi anni cospicui risparmi strutturali provenienti dalla riduzione dei costi per il personale, dovuti al blocco del turnover e degli scatti stipendiali. Queste disponibilità di bilancio, insieme alla possibilità di assumere ricercatori a tempo determinato di tipo A (RTDa) senza impiegare punti organico, creano, per la prima volta da anni, la possibilità di rimpinguare il numero del personale docente di ruolo.

Nell’Ateneo torinese i docenti di ruolo sono calati di quasi 300 unità in sette anni: dai 2219 di inizio 2009 siamo arrivati ai 1940 odierni, dei quali 134 sono a tempo determinato.  Nei prossimi cinque anni ci saranno circa 250 cessazioni sicure oltre, naturalmente, a quelle impreviste. Al tempo stesso, l’Ateneo torinese mantiene una grande capacità attrattiva con oltre 67 mila studenti – di cui il 18% residenti fuori regione – collocandosi tra le prime quattro Università in Italia per numero di iscritti.

La somma di questi due fattori fa sì che l’Università di Torino si distingua per un rapporto studenti/docenti particolarmente critico e ormai esplosivo. La media dell’Ateneo è infatti di 34,5 studenti a docente a fronte di una media italiana del 30,5. Il dato spicca negativamente non solo nel confronto con gli altri atenei del nord Italia, che vantano un rapporto medio del 28,6, ma anche rispetto al valore delle università del Mezzogiorno, pari a 32,4. Numeri di questo tipo impongono ai docenti di UniTo dei carichi di lavoro didattici comparativamente più elevati, sottraendo energie alla ricerca e incidendo quindi negativamente sulla famigerata “competitività” nei vari campionati per singoli, per dipartimenti, e atenei indetti dall’ANVUR. Attualmente è il superlavoro di tanti colleghi a sopperire alle carenze di organico; ma se queste divenissero la norma, ricadute negative su didattica e ricerca sarebbero inevitabili, per non parlare del ritorno dei numeri chiusi a causa del mancato raggiungimento dei requisiti minimi di docenza.

Altre università italiane, pur non trovandosi nella situazione critica in cui versa l’Ateneo torinese, stanno approfittando dell’opportunità offerta dalle novità normative per avviare importanti politiche di reclutamento in grado di reintegrare il mancato turnover di questi anni, con l’obiettivo di garantire la qualità e la sostenibilità dei loro atenei.

A solo titolo di esempio, si possono citare i casi dell’Università di Napoli Federico II, il cui piano di reclutamento 2016-2018 prevede 120 posti da Ricercatore a tempo determinato di tipo A all’anno, per un totale di 360 nuove posizioni nel triennio; e il caso dell’Università di Padova, che prevede di aprire nei prossimi tre anni 309 nuove posizioni tra Ricercatori a tempo determinato di tipo A e Ricercatori a tempo determinato di tipo B. Anche il Politecnico di Torino, il cui organico è meno della metà di quello UniTo, prevede per i prossimi tre anni 120 posizioni da RTDa all’anno. A chi giustamente si preoccupa per la stabilizzazione di queste posizioni, ricordiamo che a partire dal 2018 il turnover tornerà al 100% (per UniTo è stimato al 97.6% già a partire dal 2017), e che i punti organico serviranno solo tra cinque anni, ovvero alla scadenza dei contratti RTDa.

Per il nostro Ateneo al momento non sono purtroppo disponibili informazioni sul piano di reclutamento, che a norma di legge spetta al Rettore. Nei quasi tre anni di mandato di Ajani, l’ateneo ha assunto meno di 40 RTD e ora si ritrova con 100 docenti in meno rispetto alla fine del 2013. Sul sito ufficiale http://politichediateneounito.it/, densissimo di informazioni, non c’è traccia del numero di RTDa che verranno arruolati nei prossimi anni. Nelle scorse settimane vi sono stati alcuni incontri tra gli organi centrali e una rappresentanza degli afferenti temporanei, che non hanno però ancora portato a una definizione del numero di ingressi previsti nel prossimo triennio. Tuttavia l’orientamento emerso nel corso degli incontri è parso avviato verso un piano di reclutamento minimale: sono state fatte simulazioni per tre casi, ovvero 13, 27 e 50 posizioni RTDa all’anno, che anche nel caso più ottimistico non basterebbero nemmeno a reintegrare completamente i vuoti delle cessazioni future. In aggiunta, il ritardo nella definizione delle politiche di reclutamento e delle risorse di bilancio pone i dipartimenti in una situazione in cui risulta pressoché impossibile pianificare efficacemente l’impiego delle risorse economiche e di punti organico di cui attualmente dispongono.

In definitiva, il nostro ateneo si trova davanti ad una grande opportunità di uscire dal circolo vizioso del downsizing ed investire nel suo futuro nell’interesse della collettività. Dobbiamo esserne consapevoli ed impegnarci tutti, se vogliamo che questa grande opportunità non si trasformi in una grande delusione.

 

Coordinamento UniTo

Coordinamento ricercatrici e ricercatori non strutturati

Coordinamento ricercatrici e ricercatori a tempo determinato

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