“Precari fidatevi, ci pensiamo noi”: il triste e preoccupante resoconto della Commissione Organico del 4 aprile 2016

di Sandro Busso, Alessandro Ferretti, Susanne Schmidt

Lunedì in commissione organico si è deliberata la programmazione dei punti organico 2015. Il promemoria era arrivato alle 15:35 del venerdì pomeriggio, quindi zero tempo per potere approfondire. La proposta di delibera prevedeva l’assegnazione di 9.80 punti per ordinari, 18.22 punti per associati, 5.76 punti per TA e (sorpresa!) soli 0.1 punto organico per l’assunzione di ricercatori!

Come ricorderete, attualmente non ci sono rappresentanti dei precari nella commissione, ma data la gravità della situazione la commissione ha concesso ad alcuni colleghi precari di partecipare alla discussione, che si è svolta come segue.

In seguito alla richiesta di chiarimenti sull’assegnazione di punti si è tenuto uno scambio di domande e risposte: in sintesi, la posizione di chi ha proposto la delibera è che tanto quella distribuzione “è finta” e riguarda solamente la prima tornata di bandi, e nel caso che a vincerli siano degli interni allora si libereranno punti organico che potranno venire reimpiegati dai dipartimenti anche per assumere ricercatori.

Abbiamo fatto presente che in passato (ad esempio per il 2014) questo non si era verificato (c’erano 4.90 punti per ricercatori), e inoltre che a fronte dell’emergenza della massa incombente di precari in scadenza (l’assegno di ricerca non può essere prorogato oltre i sei anni, e anche molti RTDa sono alla soglia dei fatidico quinto anno) sarebbe opportuno capire quale sia la situazione dei contratti in scadenza per valutare se non sia il caso di inserire anche in questa prima tornata alcuni posti da ricercatore per far fronte alle situazioni critiche. Abbiamo quindi chiesto se ci sia un quadro completo della situazione degli assegni in scadenza, ma ci è stato risposto che di queste cose se ne occupano i dipartimenti e quindi è stata negata l’utilità di un’indagine conoscitiva della situazione.

Oltre a ciò, nella discussione è però faticosamente emerso anche un cambiamento normativo molto preoccupante per quanto riguarda i posti da RTDa.

Nella legge di stabilità è previsto che da ora in poi gli atenei che spendono per il personale meno dell’80% delle entrate derivanti da finanziamento statale e tasse studenteschi possano bandire un numero illimitato di RTDa, ma non possano farlo impegnando punti organico. Devono farlo con fondi esterni o con fondi interni.
In pratica, quando si carica la programmazione dei punti organico sulla banca dati ministeriale non è più possibile impegnare punti organico per posizioni di RTDa. Quindi i punti organico possono essere impegnati solo in posti da RTDb, da PA e da PO.

Che significa questo?

Prima cosa: se l’ateneo vuole bandire dei posti da RTDa può farlo, ma deve stanziare dei fondi appositi. Può reperire questi fondi in due modi: rinunciando ad utilizzare punti organico (e quindi perdendoli perchè scadono, se non si trova un sistema per accantonarli in qualche modo) ed utilizzare i fondi così risparmiati per finanziare RTDa, oppure impegnare tutti i punti organico in RTDb, PA e PO e reperire fondi per RTDa aggiuntivi, tagliando da qualche parte e creando da zero una nuova voce di bilancio.

Il problema della prima soluzione è che bisogna trovare un modo per non perdere i punti organico, perchè altrimenti diventa poi impossibile bandire sufficienti posti da RTDb.
Il problema della seconda soluzione è che fondi aggiuntivi sono difficili da reperire, e che inoltre destinando fondi aggiuntivi a pagare personale fa sforare il limite dell’80% delle spese per il personale, e anche questo sforamento farebbe diminuire il numero dei punti organico.

Ci è stato detto che gli altri atenei stanno sviluppando due linee principali per adeguarsi a questa situazione: alcuni scelgono di bandire RTDa riducendone però di parecchio il numero, altri scelgono di non bandirne affatto e di bandire solo assegni di ricerca (che costano molto meno e quindi possono esser banditi in numero maggiore senza far sforare il limite dell’80%) e posti da RTDb.

Ci è stato anche detto che il nostro ateneo non ha ancora una strategia precisa, e che se oggi un dipartimento vuole bandire un posto da RTDa e non dispone della cifra necessaria (circa 50.000 euro/anno per 3+2 anni) deve chiedere all’ateneo i fondi necessari, e l’ateneo deciderà in merito in base a criteri ignoti.

A fronte della complessità, delle incognite e dei pericoli di questa situazione, i rappresentanti dei ricercatori e degli studenti hanno quindi fatto una proposta di emendamento della delibera.
Abbiamo fatto notare come votare una programmazione che non affronta la questione relativa ai posti da RTDa equivaleva a votare una programmazione incompleta: ci siamo però comunque detti disponibili a votare ugualmente come segno di fiducia nei confronti dell’ateneo la distribuzione dei punti organico come da delibera (ovvero, con soli 0.1 punti per ricercatori) chiedendo solo che la delibera venisse integrata con la richiesta di istituire un tavolo di lavoro con la partecipazione di rappresentanti dei precari per definire il pezzo mancante relativo agli RTDa, esaminare la situazione normativa e quella del precariato in UniTo ed elaborare la strategia migliore per affrontare questa spinosa situazione.

Il presidente ha però considerato la nostra proposta non come una proposta, ma  come una semplice dichiarazione di voto: ha affermato (supportato dall’intervento isolato di un membro della commissione) che il tavolo c’è già, e che è la stessa commissione organico, ha quindi dichiarato chiusa la discussione e ha chiamato il voto sulla proposta originaria. Contrari i rappresentanti dei ricercatori e degli studenti, favorevoli tutti gli altri presenti.

Avremmo voluto far notare che la commissione organico (che si riunisce per due ore una volta al mese) non può essere un tavolo perchè non ha nè la facoltà nè il modo di indagare e di elaborare proposte, ma è concessa solo una breve discussione seguita subito da un voto. Peraltro, affermare che quello fosse “il tavolo” sa di presa in giro, perché nella commissione i rappresentanti dei precari non sono neanche presenti… ma non ci sono stati concessi ulteriori interventi, e comunque l’intuito ci dice che queste questioni non avrebbero comunque turbato il sonno degli altri membri della commissione.

In sintesi: al momento per i precari in grado di concorrere ad un posto RTDb (ivi inclusi gli RTDa in scadenza…) ci sono solamente i 33 posti del piano straordinario del governo, perchè i punti organico della dotazione ordinaria al momento sono stati tutti dirottati su passaggi di carriera. Per tutti gli altri che aspirano ad un assegno o ad un posto da RTDa non c’è nulla, tranne la certezza che c’è un problema grosso come una casa e che l’intenzione dell’ateneo è che le proposte e le strategie relative vengano delineate a livello centrale senza coinvolgere affatto i rappresentanti dei precari.

In sintesi ancora più estrema: il messaggio inviato dalla commissione è stato “Cari precari, è vero che ci sono dei problemi, ma è affar nostro: ci pensiamo noi. Voi fidatevi”.

La situazione è alquanto sconcertante: la richiesta avanzata era semplicemente quella di condividere democraticamente le scelte, senza proporre soluzioni precostituite. Centinaia di precari lavorano da anni ed anni nel nostro ateneo, in molti casi hanno famiglia e figli di cui preoccuparsi e non hanno mai chiesto nè stabilizzazioni nè posti: hanno chiesto solo di essere partecipi delle scelte che impatteranno in modo decisivo sulla loro vita e sulla fisionomia dell’ateneo. Il rifiuto totale, immotivato e anche beffardo (la commissione organico sarebbe un tavolo di discussione?) appare del tutto incomprensibile e risulta fortemente insultante nei loro confronti.

L’auspicio è che prima del senato di martedì il Rettore intervenga (ricordiamo che la programmazione dell’organico è materia di sua competenza) per disinnescare la situazione e venire incontro alle legittime richieste dei precari, in modo da evitare di arrivare ad un assurdo scontro di cui l’ateneo non ha proprio alcun bisogno.

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