Più di cento precari chiedono le elezioni suppletive, ma dall’Ateneo nessuna risposta.

Sono ormai trascorsi otto mesi dalle mancate elezioni dei rappresentanti dei precari della ricerca (i famosi “afferenti temporanei”) nelle Commissioni del Senato Accademico, ma nulla é stato fatto dall’Ateneo per indirne di nuove. Nel caso delle elezioni amministrative, la legge prevede che se mancano le candidature vengano indette nuove elezioni alla prima data utile. E’ legittimo ritenere che se non ci fossero state candidature per l’elezione del Rettore, l’Ateneo avrebbe agito rapidamente in tal senso: invece, in questo caso, ai vertici dell’Ateneo tutto tace.
A infrangere questo assordante silenzio ci hanno provato oltre cento precari della ricerca: a fine gennaio hanno firmato e inviato al Rettore Ajani una lettera che comunicava la ritrovata disponibilità di candidature e richiedeva quindi l’indizione tempestiva di nuove elezioni ma, ad oggi, nessuna risposta è arrivata dal destinatario.

Certo appare impossibile che i vertici di Ateneo approfittino di un vuoto normativo per ignorare la sostanza delle regole democratiche e negare le elezioni, privando così per tre anni gli afferenti temporanei della loro rappresentanza prevista dallo Statuto dell’Ateneo. Questo ritardo nella risposta e nell’azione sta però prolungando indefinitamente una situazione anomala e non regolamentare: inoltre, impedisce ai precari della ricerca UniTo (molto attivi in queste settimane di sciopero alla rovescia) di poter rappresentare e dibattere in prima persona le loro istanze nelle sedi deputate. Alla luce dell’intenzione espressa all’unanimità nell’ultima seduta della Commissione Organico di elaborare dei criteri di assegnazione dei punti organico finalizzati alla risoluzione del problema del precariato, crediamo sia ancora più urgente permettere agli stessi precari, tramite le elezioni suppletive, di prendere parte attivamente ai lavori delle Commissioni.

Ad essere maliziosi, potrebbe sorgere il sospetto che i precari della ricerca vengano elogiati pubblicamente come fondamentali ed indispensabili quando sostengono con il loro lavoro la ricerca e la didattica, ma vengano invece considerati come un fastidio quando chiedono che si tenga conto della loro voce nei processi decisionali di Ateneo. La pronta indizione di nuove elezioni è l’unico modo di spazzare via questi retropensieri e confermare che l’Ateneo considera i suoi precari come fondamentali anche quando si prendono le decisioni politiche e di indirizzo, e non solo quando c’è da contribuire al suo buon funzionamento.

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