Il 29 febbraio a UniTo la ricerca è precaria!

CLICCA QUI PER LEGGERE IL PROGRAMMA DELL’INIZIATIVA DI LUNEDI’ 29 FEBBRAIO!

Da alcune settimane è in corso in molti dipartimenti dell’Università di Torino, così come in numerosi altri Atenei italiani, una campagna di mobilitazione promossa dal Coordinamento Nazionale Ricercatori e Ricercatrici non Strutturat* per il riconoscimento della ricerca come lavoro.ricerca-precaria-maglietta

L’iniziativa, denominata Sciopero alla Rovescia, nasce in seguito alla bocciatura, da parte della Commissione Bilancio della Camera, dell’emendamento per l’estensione dell’indennità di disoccupazione Dis-Coll agli assegnisti, ai dottorandi e ai titolari di borse di studio. Con questa decisione il Governo, contrariamente a quanto sancito dalla Carta Europea dei Ricercatori, si è rifiutato di estendere anche alle ricercatrici e ai ricercatori non strutturati il diritto a ricevere l’indennità di disoccupazione prevista per gli altri lavoratori parasubordinati. Secondo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, infatti, i precari della ricerca, pur versando i contributi Gestione Separata Inps, hanno con l’Università un rapporto di lavoro caratterizzato da “una forte componente formativa”.

Per rispondere a questa ennesima delegittimazione del lavoro accademico, il 2 febbraio è stato quindi lanciato lo Sciopero alla Rovescia, che mira a rendere visibile il contributo quotidiano dato alla ricerca universitaria da parte dei ricercatori e ricercatrici non strutturati e, più in generale, a richiamare l’attenzione sulla estrema precarietà della ricerca universitaria i termini di risorse e prospettive.

La mobilitazione trae ispirazione dal celebre sciopero alla rovescia promosso da Danilo Dolci che, proprio il 2 febbraio di 60 anni fa, fu arrestato mentre guidava un gruppo di braccianti disoccupati impegnati nella sistemazione di una strada abbandonata all’incuria, spinti dall’idea che se un lavoratore, per protestare, si astiene dal lavoro, un disoccupato – o, come nel nostro caso, un soggetto a cui non è riconosciuto lo status di lavoratore – può scioperare solo lavorando.

Per questi motivi i ricercatori e le ricercatrici non strutturati indossano in questi giorni la maglietta rossa #ricercaprecaria nello svolgimento di tutte le loro attività, mentre numerosi colleghi strutturati, studenti e personale amministrativo sostengono l’iniziativa con la maglietta arancione #ricercaprecaria.

È importante sottolineare che l’orizzonte della protesta è più ampio di questa prima iniziativa volta al riconoscimento dell’indennità di disoccupazione. Le ricercatrici e i ricercatori non strutturati sono infatti impegnati nel chiedere:

  • un aumento delle risorse pubbliche destinate all’Università, attualmente pari appena allo 0,52% del PIL nazionale;
  • lo sblocco del turnover e un piano di reclutamento straordinario per far fronte al ricambio generazionale che vedrà, nei prossimi 5 anni, il pensionamento di 20.000 associati e ordinari, e garantire così un rapporto docente-studente in linea con la media europea;
  • una figura unica pre-ruolo, per superare la precarizzazione dei giovani ricercatori;
  • il riconoscimento del valore legale del dottorato, per poter introdurre la ricerca nelle pubbliche amministrazioni, nei comuni, nelle scuole;
  • nuove pratiche valutative che siano in grado, tra le altre cose, di valorizzare la collaborazione e l’impatto sociale della ricerca, le differenze tra gli ambiti e i settori di ricerca, l’internazionalizzazione, la complessità dei sistemi universitari.

Ricercatrici e ricercatori non strutturati dell’Università di Torino

Annunci

Messo il tag:, , , ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: