Trasparenti o invisibili?

di Rappresentanti dei ricercatori nelle Commissioni del Senato

Alcuni di noi, eletti come rappresentanti dei ricercatori nelle Commissioni del Senato Accademico, hanno chiesto tramite l’apposito modulo di essere presenti all’inaugurazione dell’anno accademico alla Cavallerizza. Tutti quelli che lo hanno fatto però non hanno avuto risposta oppure sono stato posizionati altrove, nell’Aula magna del Rettorato, a guardare lo streaming: neanche per una vice presidente di Commissione è stato trovato posto nella sala principale. Che sia una proscrizione o una semplice mancanza di riguardo, rimane il sospetto che il nostro Rettore proprio non ci possa vedere. O forse altra è la spiegazione.

Ajani sa bene che chiarezza, pubblicità, assenza di segretezza sono i termini che caratterizzano i comportamenti che definiamo trasparenti. Si possono fare cose giuste o sbagliate, condivisibili o meno ma chiunque governa ha il dovere di far conoscere i suoi atti e le ragioni delle sue scelte. Per questo, come membri delle Commissioni del Senato abbiamo sempre pensato che fosse necessario raccontare a tutti e nel modo più disteso cosa si discute, quali sono le posizioni, cosa si decide o meglio si propone al Senato. Insomma vogliamo essere trasparenti: Ajani deve aver mal inteso il nostro essere, così anziché trasparenti ha pensato evidentemente che è meglio se siamo invisibili.

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