CdA UniTo: all’ordine del giorno c’è l’abolizione della trasparenza

Aggiornamento post-seduta: dopo un’ampia e accesa discussione suscitata da questo post (alcuni interventi dei consiglieri erano da brivido), la discussione sulla modifica del regolamento di funzionamento del CdA è finita in nulla! Si cercherà di rendere più snella la discussione delle pratiche in commissione, ma l’abolizione dello streaming, la modifica della loro composizione e la rielezione dei presidenti sembrano essere archiviate… almeno per ora, perchè ovviamente non ci si puo’ mai distrarre: e noi non ci distrarremo!

Non è la prima volta che l’arbitrio governa la gestione di Unito, ma questa volta la faccenda è davvero grave. Nell’ordine del giorno del CdA di domani è comparso, su richiesta di cinque consiglieri (Vincenzo Ferrone, Giorgio Gilli e gli esterni Maria Caramelli, Guido Bolatto e Mauro Zangola) un punto relativo alla discussione di modifiche al regolamento di funzionamento del CdA stesso. Non ci è dato di saperne i dettagli, ma Ferrone in commissione Personale ha fatto riferimento a due punti principali: eliminazione della trasmissione in streaming delle sedute plenarie e introduzione di una procedura di revisione a metà mandato della composizione delle commissioni e delle loro presidenze.

Il primo punto potrebbe persino far sorridere considerando quante volte il Rettore già adesso interrompa lo streaming, mostrando una coda di paglia che acuisce i sospetti intorno alle faccende che il CdA dovrebbe discutere. Ma c’è poco da ridere di fronte alla volontà di cancellare un elemento fondamentale di trasparenza: uno schiaffo all’idea di condivisione e di partecipazione professata da Ajani in tempi di campagna elettorale, ma tristemente coerente con l’opacità con cui il CdA e il Rettore operano.

Il secondo fa cadere le braccia: alcuni presidenti di commissione all’interno del CdA (indovinate quali!) sono stati accusati di aver portato in discussione pratiche non ancora sufficientemente “pronte” (leggasi “definite altrove”) obbligando le commissioni a troppe (!) ore di riunione; inoltre, sarebbero “colpevoli” di votare a volte in maniera opposta al parere espresso a maggioranza nelle loro commissioni (come se fosse vietato ai Presidenti avere una propria opinione). Per risolvere il problema, si cambiano le carte in tavola “rivedendo” commissioni e presidenti. Le domande che si pongono sono semplici quanto essenziali: perché vogliono questi cambiamenti? E perché proprio adesso?

Due potrebbero essere le ragioni. La prima è la “fastidiosa” presenza come presidente – anzi, verrebbe da dire, come presenza in sé – di Silvia Pasqua, che ha davvero brutte abitudini: cerca di difendere l’interesse di tutto l’Ateneo anziché quello di specifici gruppi ed informa in modo trasparente su ciò che accade. La seconda ragione, però, potrebbe essere ancora più importante. Guarda caso, si vogliono rimescolare le carte e ridurre la trasparenza proprio nel momento in cui il CdA dovrà definire le politiche edilizie di UniTo – con tutto quello che significa in termini di interessi, appalti, ed in generale di impatto sui lavoratori, sugli studenti e sulla città. Servono presidenti nuovi che per la loro contiguità siano persone giuste al posto giusto nel momento giusto?

E’ un metodo sicuramente già visto, che vuole restringere gli spazi di partecipazione e concentrare potere e decisioni. E’ un metodo che potrebbe avere conseguenze anche su altre questioni rilevanti per tutti, come la definizione delle regole per l’assegnazione degli scatti stipendiali, recentemente sbloccati: definizione che potrebbe essere sottratta al suo naturale ambito di discussione (la commissione Personale del CdA) e affidata alle mani del nuovo vicerettore per la programmazione, Giorgio Scagliotti, già protagonista delle vicende del “premietto” una tantum. Non a caso, nel suo mandato figura infatti la definizione di “processi di revisione normativa (Statuto e Regolamenti interni) funzionali al miglioramento degli indicatori a livello di sistema”.

A prescindere da quali saranno effettivamente le modifiche proposte, ciò che vogliamo denunciare con forza è il tentativo di cambiare le regole del gioco per rendere ancora meno trasparente il governo del nostro Ateneo. Le modifiche arriveranno in CdA pronte per essere votate seduta stante, nonostante il fatto che alcuni consiglieri non abbiano mai avuto modo di leggerle prima, e non è previsto alcun voto confermativo da parte del Senato. Un pessimo precedente per l’annunciata ed imminente revisione dello Statuto dell’Ateneo, un metodo al quale dobbiamo dire assolutamente di no.

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