Niente di personale

Se ci si fermasse a uno sguardo superficiale, verrebbe da dire che si tratta del tipico caso di sistemazione di un trombato alle elezioni, così diffuso nel nostro paese da non suscitare più, purtroppo, una particolare indignazione. Questa sarebbe la probabile prima reazione se fossero confermate le molte voci che danno ormai per certa la nomina da parte del Rettore di Giorgio Scagliotti – presidente uscente della Commissione organico, sconfitto alle elezioni senatoriali come rappresentante dei direttori di area medica – a vicerettore per il Personale. Ma ad un’analisi più approfondita questa eventuale nomina apparirebbe come un ulteriore tassello nel processo di appiattimento del rettore sui desiderata del baronato di Medicina, talmente arrogante e imperativo che persino ai timidi direttori degli altri dipartimenti inizia a dare davvero fastidio. Tra l’altro, vale la pena ricordare che Ajani, in campagna elettorale e subito dopo la vittoria, aveva annunciato che non avrebbe creato vicerettori su materie di competenza delle commissioni del Senato e del CdA. E non è mai esistito un vicerettore al personale a UniTo.
Ma facciamo un passo indietro. Scagliotti ha dimostrato in questi tre anni di avere il più totale disprezzo di ogni forma di dialogo e di partecipazione. Nelle riunioni della Commissione organico ha spesso impedito ogni discussione e ha imposto decisioni non condivise. Come ha detto con fastidio mercoledì durante l’ultima Commissione organico della sua presidenza, non è possibile che questa Università venga governata da “movimenti vermicolari dal basso”. È soprattutto l’opacità con cui ha condotto tutta la vicenda dei punti organico a essere il segno di una volontà di controllo dall’alto e di gestione di interessi ben specifici che non ammettono interferenze di alcun tipo. Tuttavia, come gli ha risposto indirettamente ieri Enrico Maltese nel consiglio di Dipartimento di Studium, la conoscenza della distribuzione dei punti organico “non è un dato privato come il valore del colesterolo”.
Cosa è successo? Ricorderete che ad agosto il rettore ha chiesto ai direttori di deliberare sui punti organico senza però che fosse nota all’uno l’attribuzione di punti organico agli altri dipartimenti. Quando è stato fatto notare che era un modo di procedere inaccettabile, il rettore si è rimangiato tutto, rinviando appunto la necessaria trasparenza delle procedure alla riunione della Commissione organico del 16 settembre. Ma in tale data fatidica Scagliotti ha consegnato due fogli di carta ([1], [2]) con dati incompleti (rimangono segrete le destinazioni dei punti del “borsino” del rettore), si è rifiutato di svelare l’algoritmo che attribuisce i punti, si è infastidito per le richieste e le domande di chiarimento che ha lasciato largamente inevase. Scagliotti ha anche dichiarato che le linee di indirizzo per l’assegnazione dei punti organico sono state approvate per il quinquennio 2014-2019 e pertanto non potranno assolutamente essere modificate, come richiesto da molti dipartimenti: i quali, finalmente in possesso dei numeri, potrebbero scoprire che quei criteri sono stati costruiti a tavolino per favorire alcuni e penalizzare altri. La segretezza dell’algoritmo però consentirà, se necessario, di adattarlo anno per anno per favorire chi di dovere.
Insomma, tutto è già stato deciso e nelle intenzioni della coppia Ajani-Scagliotti la Commissione organico non avrà più alcun titolo per discutere, modificare o anche solo conoscere criteri, scelte e programmazione: diventerà semplicemente una struttura che prenderà atto di decisioni prese segretamente altrove, decisioni che verranno emanate “a prescindere” tramite decreto rettorale. Chi prenderà il suo posto – possiamo immaginare Maltese, oggi suo vice – sarà così contento di sedere su una poltrona dove non potrà decidere niente?
Con questa mossa Ajani getta definitivamente la maschera: non è l’uomo di vetro della trasparenza e della condivisione che aveva promesso di essere in campagna elettorale. Somiglia di più ad un uomo di paglia, che tradisce apertamente le sue promesse e la fiducia degli elettori cedendo il completo controllo dei punti organico nelle mani dell’altra Università di Torino, che non è il Politecnico – dove la distribuzione dei punti organico avviene in piena trasparenza – ma, come sappiamo tutti, il gruppo dominante di Medicina.
Gli occhi sono ora puntati sulla seduta di lunedì 21 del Senato Accademico: i senatori accoglieranno questo ennesimo schiaffo con i consueti mugugni, o rispediranno il tentativo al mittente facendosi portavoce dell’evidente e diffuso sconcerto della stragrande maggioranza del corpo docente?

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