Organico al sistema

di Silvia Pasqua.

Le Linee di Indirizzo per la Programmazione docente 2014-2019 e la Programmazione dei punti organico 2014 dell’Università di Torino sono state proposte dal Rettore (come prevede il nostro Statuto) e approvate dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione nelle ultime sedute estive di luglio.

In allegato trovate il documento completo. Di seguito vi riporto i punti fondamentali, sui quali ho proposto alcuni emendamenti (bocciati dal CdA!) che mi hanno portato poi ad astenermi sul pacchetto complessivo.

Per quanto riguarda le Linee di indirizzo quinquennali i punti salienti sono:

1) una quota addizionale di punti organico (p.o.) per il personale TA rispetto alla proporzione del turnover nella seguente misura: +0,60 p.o. se il MIUR concede a UniTo più di 10 punti organico; +0,90 p.o. se arrivano più di 20 punti organico; +1 p.o. se arrivano più di 30 punti organico. L’obiettivo dichiarato è riequilibrare il rapporto TA/docenti che è andato diminuendo negli ultimi anni;

2) dotare di p.o. i RTD a) su convenzione (oggi senza punti organico) entro la scadenza in modo che il loro eventuale passaggio a RTD b) non “costi” ai dipartimenti più del rinnovo degli RTD a) “normali” (ossia dotati di p.o.). L’operazione partirà con i RTD a) che hanno già l’abilitazione, ma si prevede comunque di accantonare entro la loro scadenza tutti i punti necessari per i 16 colleghi;

3) accantonare il 30% dei p.o. per esigenze strategiche dell’Ateneo (situazioni critiche impreviste, slittamenti di vincitori di rilevanti progetti europei, sviluppo di aree scientifiche di forte interesse per l’Ateneo, chiamate dall’estero per chiara fama…);

4) distribuire il 50% dei p.o. ai dipartimenti sulla base di criteri di premialità:

  • 60% in base alla valutazione della ricerca (di cui 60% posizionamento VQR o altri indicatori nazionali, 20% capacità di attrarre risorse esterne su bandi competitivi nazionali e 20% su bandi internazionali) (dettagli nell’allegato)
  • 40% in base alla valutazione della didattica (di cui 65% sulla base di indicatori della qualità della didattica ricavati dai questionati degli studenti, 35% sulle ore di didattica erogati in corsi di laurea in cui cooperano più dipartimenti) (dettagli nell’allegato);

5) distribuire il 20% dei p.o. ai Dipartimenti secondo i pensionamenti previsti;

6) per i dipartimenti che hanno una VQR sotto la media dei dipartimenti di riferimento, possibilità di assumere solo tramite procedure aperte solo ad esterni;

Per quanto riguarda i punti organico 2014, sono previste due eccezioni:

  1. a) un addizionale +1,1 p.o. per il personale TA per soddisfare le esigenze di nuove competenze legate allo sviluppo delle linee strategiche dell’ateneo
  2. b) dei 5 RTD a) assunti sulla base delle convenzioni per le sedi di Cuneo e Biella che verranno dotati di p.o. con la dotazione 2014, metà dei p.o. necessari (1,25) non saranno presi “a monte”, ma dal 30% del punto 3) sopra.

Il principale problema di questo piano salta subito all’occhio: i punti organico non vengono distribuiti ai dipartimenti sulla base delle esigenze didattiche degli studenti, o per bilanciare squilibri, o sulla base di politiche di ricerca o di progetti strategici, o per reclutare nuove leve per compensare in parte l’enorme problema della massa di precari in scadenza,  bensì secondo l’onnipresente logica del “premietto” anvuriano che annaffia ulteriormente le piante già rigogliose a discapito di quelle che muoiono di sete: una logica sotto la quale si cela un imbarazzante deserto di strategia di prospettive.

Di fronte ad un’impostazione fondamentalmente sbagliata (le mie critiche alla VQR come misura della qualità della ricerca non sono una novità in Consiglio) ma blindata, ciò che ho provato a fare è contenere i danni sui dettagli, e per capire i dettagli bisogna fare un po’ di conti.

L’Università di Torino ha ricevuto dal MIUR 27,59 p.o. per il 2014. Di questi, se si mantenesse la distribuzione tra docenti e TA in proporzione al turnover, si avrebbero 23,3 p.o. al personale docente e 4,29 al personale TA. Siccome i punti sono >20, allora ai TA va un +0.9 a cui si aggiunge l’1,1 straordinario per quest’anno. Risultato: 27,59-4,29-0.9-1,1= 21,3 p.o. complessivamente a disposizione per i docenti. A questo si devono sottrarre 1,25 p.o. per gli RTD a) su convenzione. Rimangono 20,05. Di questi il 30% va per le esigenze strategiche dell’ateneo (6 punti). Morale: ai dipartimenti restano da dividersi 14 p.o., vale a dire una media di 0,5 per ogni dipartimento. Questo ovviamente rende impossibile ogni minima strategia, e in particolare il raggiungimento dell’obiettivo del 20% di chiamate di esterni.

Il punto 6) é poi un chiaro esempio dei danni della logica “premietto”. Se c’è un collega molto bravo in un dipartimento scarsamente produttivo, molto difficilmente potrà essere chiamato! Questo vuol dire che o se ne andrà in un altro ateneo o smetterà di produrre (facendo, in entrambe i casi, scendere ulteriormente il valore della VQR del dipartimento già penalizzato).

 Si potevano porre dei correttivi? Io ne ho proposti alcuni, bocciati dal Consiglio:

– prendere i p.o. 1,1 destinati al personale TA dal 30% destinato agli obiettivi “strategici”, dato che si tratta di personale che è assunto per rispondere alle linee strategiche dell’Ateneo;

– prendere tutti (e non solo metà) dei 2,5 p.o. destinati agli RTD a) assunti sulle convenzioni di Cuneo e Biella dalla stessa quota del 30%, dato che ricadono abbondantemente nelle emergenze!

– prendere dal 30% strategico i punti necessari a raggiungere il 20% di chiamate di esterni;

– non bloccare la carriera interna dei colleghi produttivi in dipartimenti non brillanti: la soluzione potrebbe essere quella di prevede commissioni di selezione con docenti appartenenti a quei Dipartimenti affini di altri Atenei che risultino collocati nelle migliori posizioni nella VQR..

A settembre ci sarà la conclusione dell’intera questione, con i punti assegnati ai dipartimenti in base alle regole approvate. Nessuno ne sarà contento, ma a questo punto credo che non ci siano più margini di manovra.

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