Così è se ci pare

Di Silvia Pasqua

 

Se si trattasse di un normale caso di approssimazione o di sciatteria nell’elaborazione delle procedure forse non ve lo racconterei neanche; a volte si rischia persino di assuefarsi alle cose fatte male. Ma qui è in gioco qualcosa di più. E’ in gioco la gestione di un organo dell’Ateneo non solo importante ma che ha nella sua dicitura una parola ormai invasiva e comunque sempre più importante: il NUCLEO DI VALUTAZIONE, che influenza fortemente con i suoi moniti e i suoi rapporti le scelte politiche di Unito.

E’ andata così. Dopo aver ricevuto le candidature, il Senato Accademico ha nominato una commissione, composta dai presidenti delle commissioni del Senato (escluso Caterina, che, essendo candidato, è stato sostituito dal suo vice Massaglia) oltre ad una rappresentante dei TA. La Commissione ha analizzato i cv dei candidati e ha elaborato una rosa dei nomi per la nomina. Siccome occorre il parere del CdA, ieri è venuto il presidente della suddetta Commissione, Gilardi, a relazionare in Consiglio.

Gilardi ha presentato la lista dei quattro esterni e dei due interni scelti, ben guardandosi dall’indicare i nomi di tutti i candidati. Sul sito di UniTo appare sì una lista di nomi (http://www.unito.it/ateneo/organizzazione/organi-di-ateneo/nucleo-di-valutazione) ma non vi è specificato nulla: chi sono e da dove vengono gli esterni? Chi sono gli interni? Alcuni sono docenti, altri sembrerebbero TA.

Ma il vero capolavoro è costituito dal verbale dei lavori della commissione (lavori peraltro durati dalle ore 14 alle ore 16 per discutere 18 candidature di esterni e 8 di interni): tre paginette in cui nella prima si elencano i presenti alla riunione e le funzioni del nucleo, nella seconda si richiamano documenti Anvur e criteri, e nella terza sono indicati i nomi proposti per la nomina seguiti da una sintetica frase sulle loro competenze (18 parole al massimo, articoli inclusi).

Non una riga sui candidati esclusi, non una riga che motivi la scelta,non un documento per il CdA che contenesse informazioni aggiuntive. Il problema ovviamente non sono i nomi, le persone, ma le garanzie di chiarezza e trasparenza delle procedure che sono lo strumento che abbiano tutti per controllare ed eventualmente contestare le decisioni. Che i quattro esterni e due interni rispettino i criteri è, sotto questo profilo, del tutto irrilevante. E’ il modo in cui ci si arriva – ripeto: chiaro e trasparente – che è decisivo.

Dovendo dare un parere sul lavoro della commissione – come era un mio compito e dovere – avrei dovuto avere tutti gli elementi a disposizione. Non una semplice dichiarazione del presidente della commissione il quale ha comunicato che la decisione era stata presa all’unanimità in commissione, che rispettava le parità di genere (ripetuto ossessivamente, come se questo mi garantisse congruità dei criteri e adeguatezza dei candidati) e che i profili dei prescelti coprivano bene tutte le competenze richieste dal Nucleo. Evidentemente a Gilardi è sembrato inutile tenere 15 persone a 40 gradi a discutere di 26 cv quando la maggioranza dei consiglieri si era già detta d’accordo con la scelta della commissione. E a me è parso altrettanto inutile iniziare con una lista di domande per approfondire i profili di tutti i candidati, come mi aveva invitato a fare il Rettore. Ripeto: la maggioranza era comunque d’accordo con la proposta.

So per esperienza che dietro a queste forme di approssimazione e opacità si nasconde fretta e un po’ di fastidio rispetto ad altri impegni che si ritengono più importanti, oppure qualcosa di strano che si tenta di far scivolare via nella fretta. Dato che ho voluto pensare che di approssimazione si trattasse, e non avendo elementi per dare un parere, mi sono astenuta e così le rappresentanti degli studenti. Tutti gli altri hanno votato a favore. Ora la palla passa al Senato: anche i senatori non vogliono sapere niente?

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