Il nostro ateneo è buono o cattivo? Una panoramica dei criteri di premialità del MIUR

di Silvia Pasqua e Alessandro Ferretti

Il 14 aprile siamo andati al seminario sulle politiche del MIUR per la premialità (ovvero, soldi!) promosso dall’ateneo e trasmesso in streaming. Non vi tediamo con i dettagli, visto che han promesso che metteranno online le slides presentate. Proviamo però a raccogliere qui qualche sensazione e pensiero che ieri abbiamo condiviso (visto che eravamo seduti vicini):

1) il numero di studenti cala in tutta Italia, ma UniTo è in controtendenza positiva: a partire dal 2008, a fronte di un calo del 7.2% a livello nazionale, UniTo registra un aumento dell’1%. Evidentemente, le nostre strenue battaglie per contenere al massimo la tassazione studentesca danno risultati positivi!

2) molti in SA e in CdA vogliono recuperare punti organico aumentando le tasse agli studenti… ma c’è un piccolo problema. per avere 1 punto organico bisogna aumentare le tasse di circa 1.400.000 euro, ovvero del 2% circa: per avere un punto organico per ciascun dipartimento bisognerebbe quindi aumentare il gettito delle tasse di oltre il 50%! Ovviamente, aumentando le tasse diminuirebbero gli iscritti, quindi per ottenere lo stesso gettito bisognerebbe aumentare ulteriormente le tasse ai rimanenti, il che provoca un ulteriore calo degli iscritti… un circolo vizioso alla fine del quale ci si ritrova con pochissimi studenti e anche pochissimi soldi.

3) le cose che davvero contano sono decise al MIUR. Ad esempio: UniTo quest’anno è stata avvantaggiata dall’introduzione progressiva di un nuovo sistema di calcolo della quota spettante dell’FFO, basato su un complicatissimo “costo standard per studente”. Se la progressione prevista fosse rispettata, dal 2018 UniTo recupererebbe, sullo storico sottofinanziamento rispetto a Padova, Bologna e Milano Statale, più di 20 milioni di euro/anno… ma è stato detto che l’applicazione di questo nuovo metodo verrà probabilmente rivista e rallentata dal MIUR, su basi eminentemente politiche (leggi: per venire incontro agli atenei che ci rimettono e che sono capaci di far valere il loro peso politico presso il MIUR, a discapito degli altri…). Anche più studenti di medicina porterebbero più soldi, ma il numero chiuso di medicina non lo scegliamo noi…

4) qualsiasi politica facciamo oggi (in particolare su ricerca) avrà effetti tra n anni, ma tra n anni non e’ per nulla detto che le regole e i parametri siano gli stessi di oggi. Anzi, la storia dimostra che i parametri vengono costantemente “riarrangiati” per motivi politici e sotto la spinta degli atenei più potenti (vedi sopra)…

5) il sistema del “costo standard per studente” fa sì che il finanziamento statale diventi proporzionale al numero degli studenti: più studenti, più soldi, ma solo se sono in corso. I fuoricorso infatti non contano negli indicatori (ovvero, non ci vengono dati soldi per loro): di primo acchito sembrerebbe quindi buona cosa disincentivarli. Invece, da ciò che è emerso dal dibattito, questo non è vero: bisogna infatti stimare quanto costa all’ateneo uno studente fuoricorso e confrontarlo con le tasse che paga. Se (come appare molto probabile) il costo vivo per l’ateneo è molto minore delle tasse che pagano, in termini economici i fuoricorso convengono… anche perché, contribuendo alle entrate correnti dell’Ateneo, aiutano anche a tenere alto l’indicatore che interviene nel riparto della quota premiale di punti organico!

6) con il nuovo sistema di calcolo, tanto più lo stipendio medio dei PO dell’ateneo è alto, tanto più l’ateneo riceve finanziamenti. Quindi, se si assumono nuovi PO o si slittano PA a PO, dato che il loro stipendio iniziale è più basso di quello di coloro che sono già in servizio, la media si abbassa e così anche i finanziamenti… Contenti, PA?

7) Il nuovo sistema di calcolo premia chi ha tanti studenti nelle facoltà scientifiche, quindi conviene deportare in massa gli studenti dalle facoltà umanistiche/sociali alle scientifiche… regolatevi di conseguenza!

In generale, quindi, il messaggio è che (VQR a parte, la cui complessità richiede un discorso specifico) il modo migliore per incassare più soldi sia quello di attirare il maggior numero possibile di studenti. Forse si può provare a racimolare qualche altra briciola nelle pieghe della premialità, ma l’impressione è che se il nostro e gli altri atenei non si danno una svegliata e protestano per davvero per un cambio della politica governativa, le strategie migliori da perseguire nel breve periodo sembrano essere accendere un cero alla Madonna… o giocarsi l’FFO al superEnalotto!

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