Numero chiuso: alcuni dipartimenti sono più uguali degli altri?

Nell’arco degli ultimi anni il nostro ateneo ha visto dilagare con preoccupante velocità l’inserimento del numero programmato nei propri corsi. Questo fenomeno, comune a molti atenei Italiani a causa del blocco del turn-over e degli stringenti criteri di accreditamento, è stato accentuato dalla crescita degli immatricolati di UniTo.

Così dal 2010 in poi il numero chiuso è stato inserito di anno in anno nei vari corsi dell’area scientifica, causando un effetto a catena che è arrivato a colpire anche i corsi dei dipartimenti di Agraria e Veterinaria; così come si sono inseriti i test d’ingresso ad Economia e molti corsi di area umanistica. Ad oggi più della metà dei corsi di laurea triennale di Unito sono a numero programmato.

Tuttavia l’inserimento del numero programmato in un corso di laurea non ha risolto il “problema” dei troppi iscritti rispetto al numero di docenti, ma lo ha spostato di corso in corso di laurea, riproducendo di anno in anno le stesse emergenze in corsi di studio diversi. Non solo, ma gli studenti si muovono tra test di ingresso e accettazioni di posti in un modo tale che alla fine non si capisce più che cosa avrebbero voluto realmente studiare e se sono soddisfatti della loro scelta o se si trovano solo in parcheggi temporanei, in attesa di passare al corso di laurea della loro prima scelta.

Come in un enorme Dilemma del Prigioniero, invece di affrontare il problema a livello sistemico, l’ateneo ha lasciato che i singoli dipartimenti si “tradissero” vicendevolmente, innescando l’assurdo (e svantaggioso) effetto a catena di cui sopra. Paradossale è, però, il fatto che il Dilemma del Prigioniero si basa sull’assunto che i singoli agenti non possano comunicare tra loro, mentre, a dire il vero, un luogo per comunicare e coordinare le proprie decisioni i Dipartimenti ce l’hanno sempre avuto e si chiama Senato Accademico.

L’anno scorso a mettere in discussione questa gestione a compartimenti stagni del fenomeno numeri programmati, sono stati gli studenti dell’ateneo che si sono opposti all’inserimento del numero chiuso nei corsi di Lingue, Agraria e nelle Magistrali di Psicologia.

Proprio durante questa mobilitazione il Senato Accademico l’anno scorso ha approvato una mozione che indicava la volontà di eliminare, laddove possibile, tutti i numeri programmati dell’ateneo. La novità di questa deliberazione era proprio l’esistenza, finalmente, di una politica complessiva di Ateneo.
In parallelo su una prima area, quella di Lingue, si trovò una soluzione ai problemi che spingevano il dipartimento ad inserire il numero chiuso, riuscendo ad evitarlo.

In continuità con questa delibera nel corso di questo Autunno un Gruppo di Lavoro dell’ateneo ha lavorato per individuare quei corsi di laurea su cui è possibile agire, proponendo adeguate contromisure. I corsi individuati sono 7 tra i corsi afferenti ai dipartimenti della Scuola di Scienze della natura e al dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari, caratterizzati da un tasso di saturazione degli immatricolati molto basso. Ci sono poi i corsi di Economia e Commercio, Economia Aziendale, Scienze dell’Educazione e Servizio Sociale, in cui il numero di iscritti al test è vicino al numero di posti disponibili. Infine le Magistrali di Psicologia, il fulcro delle proteste dell’anno passato, che hanno avuto un numero di immatricolati, in due dei tre corsi a numero chiuso, inferiore al numero di posti banditi.
Parallelamente al lavoro del Gruppo, gli organi decisionali dell’ateneo hanno messo a disposizione di questo processo di apertura un budget di 300.000 euro, quindi un investimento reale dell’ateneo.

La palla poi è passata ai corsi di laurea e ai dipartimenti a cui è stato chiesto di accogliere le proposte del gruppo di lavoro di abolire (per alcuni) o di aumentare il numero programmato.

Di fronte a questi dati e alle linee guida degli Organi Centrali, i dipartimenti dell’area scientifica e agraria hanno fatto propria la politica dell’ateneo, adottando un principio di collaborazione, semplificabile con “o tutti o nessuno” e hanno deciso di non proporre al senato accademico la programmazione degli immatricolati per l’AA 2015/2016 in quasi tutti corsi afferenti a questi dipartimenti.

Il dipartimento di Psicologia ha invece deciso di stringere ulteriormente sulla programmazione degli immatricolati magistrali, proponendo la riduzione dei posti banditi in due dei tre corsi già a numero chiuso e l’inserimento del numero programmato anche in Psicologia del Lavoro. Questa decisione, ignora, oltre al parere dei rappresentanti degli studenti, una delibera approvata l’anno scorso che prevedeva di rimettere in discussione i numeri programmati qualora il numero degli immatricolati non avesse raggiunto il numero dei posti messi a bando, come poi effettivamente accaduto nel corrente a.a.

Gli altri corsi di laurea interessati hanno invece stabilito di proseguire con la richiesta di numero programmato, mischiando motivazioni tecniche alla motivazione di fondo di questo provvedimento che è politica: la decisione di privilegiare un’idea di formazione universitaria ristretta ai più e che punta prevalentemente al concetto, scivoloso e ambiguo, di eccellenza.
Ancora più difficile da comprendere è questa decisione alla luce della decisione già presa di eliminare il numero chiuso in quasi 10 corsi dell’ateneo, il che è una garanzia per i dipartimenti rimanenti di non fare la fine di coloro che nel modello del Dilemma del Prigioniero vengono definiti “suckers”, ovvero rimanere “fregati”.

In questo scenario, le motivazioni tecniche messe in piedi dai dipartimenti che chiedono il mantenimento del numero chiuso, si scontrano con le analisi e i dati del gruppo di lavoro tecnico dell’ateneo, e sono una poco efficace copertura per la concezione elitaria dell’istruzione che sta alla base dello strumento del numero programmato.
Qualora tale decisione venisse approvata dal Senato Accademico si confermerebbe, per l’ennesima volta, l’impressione che alcuni dipartimenti possano ignorare le decisioni e le regole condivise dell’ateneo e altri no.

I rappresentanti degli studenti nel gruppo di lavoro sui numeri programmati:

Giulia Grimaldi e Andrea Gozzelino (Senato Accademico)

Ilaria Manti (Presidente del Consiglio Studenti)

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