Un Catone (dei nostri tempi) in via Giuria

di Alessandro Ferretti e Bruno Maida

La settimana scorsa il Dipartimento di Chimica ha ricevuto un mail a firma del Prof. Elio Giamello, già membro della Commissione che nel 2011 riscrisse lo Statuto UniTo e attuale membro del CdA, a proposito delle polemiche suscitate dalla decisione del Rettore Ajani di ignorare completamente la consultazione dell’ateneo per la nomina del membro supplente del CdA.

A leggere quanto Elio Giamello scrive intorno alle polemiche sorte dalla discutibile nomina di Maria Caramelli come membro esterno del CdA dell’Università di Torino, viene in mente la figura di Marco Porcio Catone quando scriveva: “a nessuno nuoce aver taciuto, nuoce aver parlato”. Il Professor Giamello sostiene infatti che la consultazione è “una cosa inopportuna che fa solo molta confusione”, uno strumento che “stravolge un meccanismo di legge” in quanto introduce “surrettizziamente” (con due zeta) l’elezione diretta. Uno strumento al quale non ha alcuna “voglia di partecipare” e che si potrebbe “impugnare di fronte ad un TAR”, aggiungendo che tutta la discussione che si sta articolando gli risulta “un pochino aberrante”. Lo statuto da lui stesso redatto, definito con sobria modestia “secondo me equilibrato e democratico”, prevede – ci ricorda – “un rettore eletto da tutti, un senato eletto da tutti, un comitato di selezione eletto da tutti”. A quel punto – dice il nostro Catone – è del tutto legittimo che il rettore e il senato si scelgano coloro con i quali devono lavorare “tutti i santi giorni”.

Parole nette, da mettersi sull’attenti, ma che, a guardare bene, appaiono un po’ deboli dato che il nostro scienziato si dimentica che il CdA, ossia l’organo che secondo la legge ha maggiori poteri, non è eletto da tutti (a differenza di quanto avviene ad esempio al Politecnico di Torino). Peraltro, lo stesso Giamello, in Commissione Statuto, è stato in prima fila tra coloro che si sono opposti ad uno statuto più democratico, arrivando ad avallare strumentalmente una fantasiosa e spericolata interpretazione dei giuristi in Commissione secondo cui la legge Gelmini impediva l’elezione diretta del CdA: interpretazione che poi ha avuto l’onore di essere rigettata in toto per manifesta infondatezza da ben cinque sentenze di vari TAR, Piemonte incluso.

La sua affermazione è però debole soprattutto sul piano della coerenza. Perché va ricordato che il Catone di via Giuria aveva invece partecipato ben volentieri alla consultazione per i membri interni tenutasi nel 2013, anzi: per l’occasione si era accordato per il ticket Giamello-Ferrone-Viarengo, era andato a cercarsi i voti della Cgil, era venuto a cercare quelli del Coordinamento e non aveva affatto ritenuto “aberrante” che un buon risultato nella consultazione favorisse la sua nomina a consigliere. Ma forse Giamello, nel momento in cui usa la parola “aberrante” si riferisce alla definizione biologica, cioè quando specie animali o vegetali presentano delle caratteristiche diverse dal gruppo al quale sono ascritte. E’ aberrante cioè che ci sia qualcuno che pensa all’interesse generale e non al proprio, come è norma della classe dirigente del nostro ateneo. Di una cosa però adesso siamo sicuri: che l’incerta attribuzione a Catone dell’affermazione che “nessuna legge è ugualmente vantaggiosa per tutti: bisogna piuttosto chiedersi se fa gli interessi della maggioranza e da un punto di vista generale”, non possa essere in alcun modo riferita al suo incerto epigono di via Giuria.

Annunci

Messo il tag:, , , , ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: