UNIVERSITA’ DI TORINO: A COSA SERVONO LE CONSULTAZIONI?

COMUNICATO STAMPA

Torino, 19 gennaio 2015

 

Il Rettore Gianmaria Ajani ha messo oggi una pietra tombale sul suo progetto, già traballante, di università e si è dichiarato pubblicamente prigioniero degli interessi forti che governano di fatto l’ateneo torinese. Nel corso della seduta odierna del Senato accademico ha annunciato di avere nominato il nuovo membro del consiglio di amministrazione dell’Università di Torino, in sostituzione di Antonella Parigi, dimissionaria essendo divenuta assessore nella Giunta regionale. Il regolamento prevedeva una consultazione, su una rosa di cinque candidati, tra docenti, tecnici e rappresentanti degli studenti. E di questa consultazione Ajani ha fatto carta straccia. Il Rettore ha infatti nominato Maria Caramelli la quale, al di là dei suoi meriti scientifici, ha ottenuto 344 voti contro i 495 di Alida Vitale. Il Rettore può certo aggrapparsi a un regolamento che non lo vincola alla consultazione e gli lascia libertà di scelta. Tuttavia non è solo curioso ma grave, sul piano della credibilità politica, che Ajani abbia più volte sostenuto pubblicamente l’importanza delle forme di partecipazione all’interno dell’Ateneo, anzi abbia dichiarato la rilevanza nell’uso di queste forme di consultazione, e poi abbia nei fatti schernito tutti coloro che – pensiamo per l’ultima volta – hanno creduto esistesse un rapporto seppur minimo tra le parole e i fatti. Se l’Ateneo è composto da circa quattromila dipendenti e non soltanto da alcune baronie, allora Ajani è sempre più un uomo solo. E adesso sappiamo che non è neanche al comando.

Ricercatori e Studenti del Coordinamento UniTo

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