Lettera alla Commissione Programmazione e Sviluppo a proposito della discussione del bilancio di Ateneo

Cari colleghi,

saremo assenti alla discussione sul bilancio. Vogliamo però manifestare alcune perplessità sulla funzione di questa commissione e sul nostro ruolo. Nei due anni trascorsi dal nostro insediamento, troppo spesso la nostra commissione si è trovata a non poter esercitare quel ruolo di discussione, ampia e approfondita, che pure le compete istituzionalmente. I documenti ci vengono presentati quasi sempre senza adeguato anticipo, spesso senza possibilità di intervenire con correzioni e integrazioni, talvolta senza neanche richiedere un voto di approvazione. Le domande e il dibattito in aula sono limitati a chiarire quanto non siamo riusciti a capire dai documenti per mancanza di tempo o per mancanza di dettagli forniti. Ci sembra che la nostra attività manchi di programmazione (appunto) e che ci si limiti ad avallare provvedimenti presi altrove e sempre all’ultimo momento, senza possibilità di verificare i dati, di entrare nel merito o di incidere veramente nell’iter procedurale.

L’occasione del bilancio di previsione è da questo punto di vista emblematica. Abbiamo chiesto per mesi che si contribuisse al suo disegno, abbiamo costituito una commissione mista con il CdA che non si
è mai riunita, il bilancio partecipato non è mai decollato dal “tavolo del Rettore”. Ci sembra quindi svilente per gli organi collegiali e inaccettabile dal nostro personale punto di vista discuterlo ora in queste condizioni. Per questo oggi non ci saremo e per queste ragioni sollecitiamo una riflessione collettiva su questa situazione.

Leggendo le slides appare poi chiaro che questo bilancio preventivo è un documento politico, non meramente contabile. Basti considerare il fatto che le spese sono divise in due tipologie: quelle “obbligatorie”, che vengono blindate e coperte per prime, e quelle “facoltative”; tra le facoltative compaiono la dotazione per le biblioteche, il pagamento della didattica dei ricercatori (che peraltro è un obbligo di legge) e tutti i fondi per la ricerca locale, che vengono così subordinati in modo inaccettabile alla disponibilità sempre più esigua delle risorse. Come se ricerca di base e didattica non fossero fondamentali per il funzionamento dell’ateneo; lo sono forse meno della vigilanza (per citare una voce che raddoppia dal bilancio preventivo 2014 salendo a 4 milioni di euro)?

Il livello di dettaglio delle “spese obbligatorie”, inoltre, è talmente basso che al loro interno potrebbe starci qualunque cosa, che al momento non è dato conoscere.

Due precisazioni sono infine opportune. Vogliamo ringraziare sentitamente Catia Malatesta e i suoi collaboratori per il lavoro professionale e prezioso che conducono spesso in condizioni difficili. Quanto scriviamo non ha nulla a che fare con il loro lavoro.
Precisiamo inoltre che questa dichiarazione non costituisce richiesta di giustificazione dell’assenza ai fini del computo del numero legale per la validità della seduta.

 

Torino, 10 dicembre 2014

 

Marco Scavino

Lia Pacelli

Silvestro Roatta

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