Il ridicolo topo, ovvero il bilancio non più partecipato

di Lia Pacelli

La montagna ha partorito ancora una volta il topolino. Questa volta “il ridicolo topo” – per citare Orazio – si chiama “bilancio partecipato”. Cosa sarebbe? La risposta dei vertici è vaga, potremmo dire balbettante. La parola “partecipato” mette sempre un po’ di timore nel baronato di Unito, con quel retrogusto di assembleare, anzi di democratico, che va bene per una chiacchierata in società ma che poi nella pratica è decisamente fastidioso.

In realtà è tutto molto semplice: “bilancio partecipato” significa che tutto l’Ateneo viene messo a conoscenza delle strategie e delle scelte che il governo dell’università vuole assumere prima che queste siano state prese, così che dai dipartimenti e dai diversi organi possano giungere idee e suggerimenti che possono aiutare a comprendere e risolvere meglio bisogni e problemi. Nessuno sostituisce il Consiglio di Amministrazione o il Senato, ma docenti, tecnici amministrativi e studenti possono appunto “partecipare” e soprattutto conoscere meglio scelte e prospettive.

Il bilancio partecipato costituiva una delle richieste esplicitamente avanzate dal Coordinamento al rettore, che aveva risposto positivamente, facendo partire un tavolo di lavoro. Tavolo che, ancora una volta tuttavia, si è arenato nelle sabbie mobili del disinteresse o, forse sarebbe meglio dire, degli interessi di chi, evidentemente non vuole che la conoscenza – strano destino per un’università, no? – sia patrimonio di tutti. E, va detto, è un insabbiamento che si è verificato nel totale silenzio del rettore.

Insomma, vi sarebbe piaciuto sapere quanto l’ateneo spende per affitti o per interessi su mutui per opere edili, di quali immobili e a quali condizioni? Vi sarebbe piaciuto esprimere un parere su quali contratti rinegoziare, su quali affitti lasciare in un futuro non troppo remoto? Vi sarebbe piaciuto sapere quanto l’ateneo spende per software, quale e quanto utilizzato? Vi sarebbe piaciuto esprimere un parere su un passaggio (parziale, totale…) a software open source? Avreste voluto guardare cosa c’è dentro alle “spese obbligatorie e per il mantenimento dei servizi”?

Vi sarebbe piaciuto sapere chi ha deciso – e perché è stato deciso – di investire 6 milioni di euro (più 14 milioni della comunità europea) nella realizzazione del secondo polo di Biotecnologie? Vi sarebbe piaciuto sapere perché quei soldi non sono stati destinati alla sistemazione (anche mediante la realizzazione della stessa opera, ma con destinazione differente) delle criticità strutturali presenti nella zona Via Giuria, molto vicina al sito individuato per la realizzazione della nuova opera? Vi sarebbe piaciuto sapere se sono in programma stanziamenti per la sistemazione edilizia degli stabili in condizioni critiche o per l’individuazione di nuove sedi? Vi sarebbe piaciuto poter dire/proporre qualche cosa in merito?

Tutto questo non lo saprete, e non potrete dire né suggerire nulla.

Ma un coniglio – questa volta non un topo… – è stato tirato fuori dal cappello del Senato Accademico. E’ stato infatti chiesto al Presidente della Commissione Bilancio del CdA, Giacomo Büchi, di organizzare una serie di incontri con i direttori dei dipartimenti e con i responsabili dei centri autonomi di gestione per “discutere” dei budget che entreranno nel bilancio unico di previsione dell’Ateneo. Tutto qui? Esatto. Ancora una volta, se la vedranno tra pochi amici e confratelli, nel chiuso delle segrete stanze. Ci siamo abituati, è vero: ma questa volta speravamo che il governo dell’Ateneo facesse come Mickey Mouse, che i problemi li risolve sul serio… e invece è davvero un piccolo, ridicolo topolino.

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