Bilancio di un anno in CdA

di Silvia Pasqua

E’ passato circa un anno da quando, prima il nuovo Rettore poi il nuovo CdA, si sono insediati. Credo sia tempo per un bilancio. Volendo riassumere in una parola quest’anno trascorso in riunioni, commissioni e gruppi di lavoro userei senza dubbio la parola FALLIMENTO. Un fallimento dell’intero sistema del nostro Ateneo: nei fatti non abbiamo visto alcun segno di discontinuità con la passata gestione. Questo certo è quello che penso io, ma molti colleghi con cui ho parlato in questi giorni concordano con me sull’analisi.

Provo a mettere tutte in fila le questioni principali e sarò ben felice se qualcuno mi potrà smentire sul mio giudizio di fallimento.

Abbiamo cominciato un anno fa con un CdA largamente rinnovato. Rinnovato nelle persone, ma anche nelle responsabilità. Uno studente presiedeva la Commissione Studenti e una ricercatrice (addirittura una donna…) presiedeva la Commissione Personale. Le sedute del CdA erano trasmesse in streaming e tutti potevano guardare cosa accadeva in quel posto misterioso da cui in passato non era mai trapelato (quasi) nulla. Cose dell’altro mondo! Esatto: altro mondo, un mondo che nei fatti non si è mai realizzato! Tutto è andato avanti come prima, esattamente come prima.

L’attribuzione ai dipartimenti dei punti organico 2013 è stata fatta dal Rettore, senza che vi fosse dietro una logica di strategia e pianificazione. Ma i punti organico da distribuire erano talmente pochi… che si poteva fare con quelle briciole?

Poi c’è stata l’assegnazione dei punti del “piano straordinario associati” ai dipartimenti e tutto è stato deciso senza tenere in minima considerazione l’unica variabile rilevante: il numero di abilitati per dipartimento. Macchinosi conti hanno portato un unico risultato: i colleghi RU abilitati hanno oggi una probabilità teorica di diventare PA diversissima da dipartimento a dipartimento.

Poi c’è stato il regolamento chiamate. Pur di evitare i miei 80 emendamenti (scritti con la nostra Commissione Ombra che ancora una volta ringrazio!) han fatto prima a togliere al CdA la competenza sul regolamento! Molto più efficiente che stare ad ascoltarmi per ore e ore presentare gli emendamenti per poi bocciarli comunque tutti. Possiamo dargli torto??

Poi la questione una tantum… Dopo un paio di riunioni sul tema con i presidenti di tutte le commissioni del Senato Accademico e del CdA, la faccenda è stata gestita come tutti (purtroppo) ricordiamo. E di nuovo il CdA è stato tenuto fuori.

Abbiamo costituito un gruppo di lavoro per razionalizzare i numerosi centri di primo e secondo livello del nostro Ateneo. Alla seconda riunione si è capito che a chiudere questo o quel centro si pestavano troppi piedi. Così il gruppo, semplicemente, non è stato più convocato. Ora si parla di trasformare qualche centro di primo livello in centro di secondo livello. Quando?

E la promessa di spostare personale dagli uffici centrali alla periferia?

Quanti bibliocooperativisti abbiamo stabilizzato? quanti punti organico sono stati impegnati su questo fronte? Forse abbiamo fatto un posto…

In compenso abbiamo bandito un nuovo posto da dirigente e, se troviamo l’escamotage giusta e il Collegio dei Revisori ce lo passa, di dirigenti ne facciamo anche due!

Sul Corep ogni decisione è stata rimandata e, dopo che il Politecnico e Piemonte Orientale si erano già defilati, il cerino è rimasto in mano a noi.

Ma abbiamo approvato un regolamento per dare incentivi economici ai vincitori di bandi europei!!! Sbagliato. Il regolamento non è applicabile perché manca il regolamento sul conto terzi che definisca le percentuali di residuo attivo che possono essere usate per pagare compensi a chi ha vinto e a chi ha lavorato al progetto.

Ecco, giusto, e il regolamento conto terzi? Dopo che il CdA ha preso l’impegno ad approvarlo entro l’estate, siamo ancora qui a capire come chiuderlo, perché ci sono troppi interessi che non possono essere toccati e non si raggiunge l’accordo. Sul conto terzi tutti fanno soldi (docenti e personale TA) tranne l’ateneo che mette il suo marchio (e le sue persone). La nuova promessa è di chiudere nel CdA di dicembre. Io finchè non vedo non credo!

E i master? Fin dalla sua prima seduta il CdA ha chiesto di avere regole più chiare sui piani finanziari dei numerosissimi master con marchio UniTo. Oggi infatti abbiamo direttori che prendono come compenso qualsiasi cifra compresa tra zero e 20.000 euro all’anno e le ore di docenza sono retribuite con cifre diverse da master a master. Una sola cosa accomuna i master UniTo: non portano soldi (o portano pochissimi soldi) all’ateneo. Faticosamente si è costituita una commissione per rivedere il Regolamento Master. Sono state scritte delle Linee Guida. Forse ne CdA di novembre riusciremo a imporre limiti alla retribuzione oraria di docenti e tutor, ma sui limiti alla retribuzione di direttori e coordinatori master non si riesce a trovare l’accordo. Chissà come mai!

Abbiamo introdotto per l’a.a. in corso nuovi numeri chiusi, di cui quelli alle magistrali di Psicologia sotto il ricatto di non attivare i corsi di laurea. Lo so, mi lamento sempre… adesso infatti c’è il gruppo di lavoro sui numeri chiusi, per eliminarne “il più possibile”! I lavori del gruppo si chiudono il 2 dicembre senza che a quel tavolo si sia discusso di assegnazione di punti organico, di fondi ai dipartimenti, di migliore organizzazione della didattica. Temo che anche quella partita si chiuderà con un nulla di fatto, solo con qualche proposta ai Dipartimenti che poi saranno liberi di accettare o rifiutare.

Poi c’è la questione RTD e in particolare degli RTD su convenzioni esterne che non hanno punti organico e il cui rinnovo dipende dalla disponibilità degli enti esterni a proseguire nel pagare il loro stipendio. Mi hanno assicurato che le convenzioni con Biella e Cuneo prevedono fondi per il rinnovo dei contratti deli RTD, ma siccome queste convezioni non ci stanno versando il dovuto (e infatti non abbiamo ancora pagato i precari che lo scorso a.a. hanno insegnato per quei corsi), qualche ansia io ancora ce l’ho!

E vogliamo dimenticarci la Convenzione con la Compagnia San Paolo? Il Rettore in CdA ha perfino “messo la fiducia” su quella delibera perché eravamo stretti con i tempi, perché tutto il lavoro era stato fatto da chi ci aveva preceduto….

E il Bilancio partecipato? non dovevamo lavorare ad un bilancio partecipato? Il bilancio partecipato è stato derubricato a “bilancio comunicato”: il presidente della Commissione Bilancio incontra per 30 minuti a testa di direttori dei veri Dipartimenti e Centri di primo livello dell’Ateneo. Non era esattamente questa l’idea di partecipazione di cui si era discusso! In ogni caso, in CdA, del bilancio preventivo non se n’è ancora vista neanche l’ombra… ma c’è tempo. Dobbiamo “solo” approvarlo a dicembre!

E poi, come dimenticare HackUniTo? l’apoteosi del tanto rumore per nulla. Tante idee e zero soldi per finanziarle, a meno di ricorrere al volontariato! strategia davvero innovativa! Tra l’altro in questo paese non ci aveva ancora pensato nessuno…

L’unica riforma che è stata fatta davvero è il dimezzamento del costo del test di ingresso da 100 a 50 euro senza contestuale aumento delle tasse di iscrizione (o meglio, aumentandole solo per le fasce di reddito alte). Ma non pensate che sia stato facile. Ore e ore di riunione in cui gli studenti, dopo aver ottenuto con una fatica immensa i dati, hanno presentato e ri-presentato le loro simulazioni, simulazioni che però hanno dovuto riceve la “benedizione” di esperti professori che ne hanno verificato la bontà (si sa… noi quando vediamo uno studente non resistiamo… dobbiamo interrogarlo!).

Neanche la diretta streaming ha retto, il Rettore ha fatto un uso delle interruzioni ben al di là delle sole esigenze di privacy.

Può essere il mio un bilancio positivo? direi proprio di no! Come prima, peggio di prima. Il Cda ha fatto poco e male quello che una pessima legge e un confuso Statuto gli indicano. Che sia sudditanza ai poteri che governano sotterraneamente l’università oppure incapacità politica e amministrativa, i suoi membri sono comunque responsabili di un immobilismo che tutti i dipendenti e gli studenti di Unito finiscono per pagare. Io, come membro del Cda, rappresento tutto l’Ateneo e non voglio essere una passacarte. Non è la ragione per cui sono qui e per cui, credo, moltissimi colleghi mi hanno votata e mi hanno chiesto di ricoprire questo ruolo.

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