Un Rettore sotto scacco, disinformato dei fatti

Dopo che 18 senatori hanno votato in maniera contraria a quanto espresso democraticamente dalla maggioranza dell’Ateneo in occasione della consultazione, ecco l’ultimo sconcertante atto che chiude la vicenda dell’una tantum. Il Rettore, introducendo il Senato Accademico di settembre, ha infatti scelto di scagliarsi… contro il Coordinamento UniTo. Il Magnifico si è speso a favore dei 18 senatori e del loro diritto alla riservatezza, affermando che i commenti pubblicati sul blog non rientrerebbero nel legittimo diritto di espressione ma, al contrario, lo violerebbero: tono e contenuti del blog, a suo dire “scandalistico”, avrebbero costituito addirittura forme illegittime e inquinanti del normale dibattito all’interno dell’Ateneo! Le specifiche parole del Rettore le potremo leggere nel verbale, quando sarà on line. Questa è la risposta del Coordinamento.

Un Rettore sotto scacco, disinformato dei fatti

Le severe critiche mosse dal Rettore possono essere lette in due modi. Il primo è quello di un confuso tentativo di non essere sfiduciato – formalmente o informalmente – da una delle due parti dell’Ateneo che corrispondono ad altrettanti, profondamente diversi modi di intendere la partecipazione e l’idea di servizio pubblico all’interno dell’Università. Da un lato, vi è una maggioranza stanca di logiche sotterranee e di un accentramento del potere che incide sulle vite degli individui (si pensi all’una tantum o alla distribuzione dei punti organico) senza che gli individui stessi possano partecipare realmente alle decisioni: una maggioranza che tuttavia, nei fatti, conta assai poco. Forse è per questo che il Rettore ha deciso di schierarsi dall’altra parte: una piccola minoranza che è però maggioranza in Senato e che può imporsi grazie alla stanchezza e al disinteresse di molti colleghi, i quali in fondo non credono che le cose possano cambiare.

Quello di Gianmaria Ajani è stato un tentativo confuso e disinformato: perché sul blog non è stato pubblicato niente che non sia stato consegnato pubblicamente (la lettera dei direttori è stata inoltrata da uno dei suoi firmatari a moltissimi destinatari, senza alcuna richiesta di riservatezza); perché nessun pezzo è mai apparso anonimo ma sempre firmato dal Coordinamento, un soggetto collettivo i cui membri leggono e approvano o meno ciò che si intende pubblicare; perché ogni parola che compare è documentata e attendiamo quindi che qualcuno provi il contrario. L’aspetto che più colpisce è la reazione tipica di chi esercita il potere, che si infastidisce quando è criticato ma soprattutto non riesce a sopportare l’ironia, la satira, lo sberleffo. Anzi preferisce l’insulto perché ristabilisce coordinate e gerarchie: e forse è per questo che il Rettore – presidente del Museo della Resistenza, ci pare di ricordare – non ha proferito una sola parola di condanna verso coloro che ci hanno definito “squadristi” e “parafascisti” per aver osato, per una volta, chiamare le persone con il loro nome.

La seconda lettura delle parole pronunciate in Senato dal Rettore è che siano il segno di una debolezza evidente del suo governo, di un governo sotto scacco. Così, Gianmaria Ajani vuole la partecipazione dell’Ateneo e propone un referendum (con un’iniziativa del tutto condivisibile e che sarebbe da ripetere), a cui molti Senatori prima si oppongono e poi scelgono di votare in senso contrario ai risultati, con un grave atto politico di sfiducia. Vorrebbe che i dipartimenti fossero più presenti e attivi, ma si limita a fare appello alla “sensibilità” dei direttori. Vuole la trasparenza ma poi sostiene che viene prima la riservatezza (troppe volte in questi anni abbiamo visto attaccare i giornali perché pubblicano le notizie). Pensa che la partecipazione sia una buona cosa ma ritiene che la libertà di espressione debba comprendere non solo ovviamente il rispetto della persona (ripetiamo: chiamare qualcuno pubblicamente fascista va dunque bene, non dovrebbe essere censurato?) ma anche quello “dei ruoli istituzionali”.

Insomma, le parole del Rettore sembrano corrispondere esattamente a ciò che i direttori gli hanno chiesto in modo riservato: che in questo autunno non capiti più quello che è accaduto in primavera, e cioè che il Coordinamento si permetta nuovamente di criticare e mettere i bastoni tra le ruote ai grandi manovratori di fronte ai numerosi snodi critici che ci troveremo ad affrontare. Siamo abbastanza documentati o facciamo scandalismo? E tutto questo, secondo lei prof. Ajani, non interessa coloro che lavorano e studiano a Unito? Avere un governo saldo e credibile è interesse di tutti. Ci dimostri che sbagliamo e vada oltre a una generica riprovazione calata dall’alto: essere una comunità – come è scritto nello Statuto – parte dal dialogo e dall’ascolto, non dalle condanne o dai giudizi sommari.

Coordinamento UniTO

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