Il lupo perde il pelo…

Ricordate la lettera inviata al rettore da molti direttori nella quale si chiedeva di evitare che i Dipartimenti discutessero dell’una tantum?

Ricordate le reazioni misurate ed equilibrate (e soprattutto storiograficamente meditate) di alcuni docenti contro il Coordinamento, pericolosa sentina di violenze squadriste?

Ricordate il silenzio da parte dei direttori dopo la pubblicazione della loro lettera, nonché il rifiuto di discutere come accaduto nel Consiglio di Dipartimento di Studi storici?

Privi di senso dell’umorismo almeno quanto della consapevolezza che i Dipartimenti non sono una loro proprietà, un gruppo di direttori alla fine di luglio ha inviato una nuova lettera al rettore, lamentandosi della sua presunta condiscendenza nei confronti del Coordinamento, i cui interventi sul blog sarebbero nient’altro che un irrilevante fenomeno folkloristico, e mostrandosi offesi per l’attacco che le loro auguste persone avrebbero subito. La lettera chiedeva un incontro con il rettore per la fine di agosto. Cosa si saranno detti?

Nella nuova lettera, i direttori firmatari non si limitano a un infantile battere i piedi con il rettore per non averli difesi dall’accusa (ovviamente squadrista, dal loro punto di vista) di avere volontariamente evitato un confronto nell’unico luogo deputato, ossia i Consigli di Dipartimento. Vanno ben oltre e chiedono ad Ajani di schierarsi preventivamente nel caso di eventuali divergenze (probabilmente interpretate come pericolose differenze di opinioni) che nell’autunno si potranno presentare. A cosa pensano? Ai punti organico, ai concorsi, ai numeri chiusi o ad altro? Insomma, il rettore metta un tappo a ogni discussione e a ogni pericolosa deriva partecipativa! Forse varrà la pena ricordare due fatti. Il primo è che i direttori non sono il Senato (e ciò vale anche per i rappresentanti d’area, una parte dei quali immaginiamo abbiano firmato la lettera) e non coincidono con esso. Anzi, sono proprio le loro logiche di accentramento e di indisponibilità a discutere che li rendono sempre meno rappresentativi, in un ruolo che fra un anno – quando si svolgeranno le nuove elezioni – dovranno perlomeno sottoporre al giudizio degli elettori. Il secondo fatto è che il Coordinamento non è un organo dell’Ateneo, non ha poteri né interessi da difendere, discute con tutti coloro che pensano che il confronto sia utile, è aperto da sempre a tutti e si esprime su un blog che sarà anche folkloristico, ma che molti leggono (forse preoccupandosi di questa minoranza bolscevica, pardon: fascista).

Proprio non va giù ai direttori di Dipartimento – che hanno dimostrato quale rispetto hanno del voto espresso dai colleghi nella recente consultazione d’Ateneo sull’una tantum – che si discuta, che le idee e le pratiche di governo siano trasparenti. Si sentono offesi e non capiscono che in realtà sono loro a offendere i diritti di tutti coloro che studiano e lavorano in Ateneo, diritti che non coincidono con le norme burocratiche, ma con la sostanza della partecipazione democratica

Vorremo ricordare loro che non sono capi ma direttori, che hanno una funzione rappresentativa e che questa funzione dovrebbero esercitare insieme e oltre le necessarie pratiche quotidiane, alimentando per primi discussioni e confronti. Perché è nel dialogo che si fonda il consenso e la legittimazione. E perché è nel dialogo che una comunità scientifica si forma e trova la propria identità.

A questo punto sarebbe un’occasione importante di chiarezza poter leggere interamente questa nuova lettera che tocca aspetti essenziali del governo dell’Ateneo e della vita di tutti i Dipartimenti e conoscere i contenuti del colloquio con il rettore: i direttori lo hanno incontrato non come semplici cittadini o come un gruppo in visita al rettorato, ma come rappresentanti dei Dipartimenti ai quali devono rendere conto.

Coordinamento UniTo

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