Scatti stipendiali: a Storia la baronia (non) è in discussione

Ieri mattina il Consiglio di Dipartimento di Studi Storici ha toccato uno dei suoi punti più bassi, grazie all’azione congiunta di una Direttrice (la professoressa Monaci) dagli atteggiamenti antidemocratici e di un Consiglio che ha assistito inerte alla propria umiliazione.

Durante l’ultima seduta prima della pausa estiva, è stata infatti chiesta ragione alla Direttrice del suo operato all’interno del Senato alla scandalosa questione degli scatti stipendiali, avendo lei votato a favore della proposta uscita sconfitta dalla consultazione tenutasi in Ateneo nei giorni precedenti.  La professoressa Monaci, rispondendo alle domande che le sono state poste dai ricercatori, ha innanzitutto sostenuto di ritenere ininfluente una votazione che ha avuto ‘solo’ più del 50 per certo degli aventi diritto e oltre il 60% dei voti a favore della proposta avanzata dal Coordinamento e sostenuta dal Rettore (percentuale che nel curioso mondo matematico-elettorale della Direttrice diventa il 30%).

Ci sembra grave, inoltre, che la Direttrice abbia sostenuto – come ha già fatto in Senato – che il suo voto era legato in particolare al fatto che la proposta minoritaria prevedesse la valutazione della didattica dei ricercatori, che tuttavia per la legge non sono tenuti a svolgere. Insomma, ha dichiarato di aver votato consapevolmente per una proposta palesemente illegittima. Infine, la professoressa Monaci ha ammesso di aver firmato la lettera ‘segreta’ indirizzata al Rettore e sottoscritta da ventiquattro baroni, con la quale si chiedeva di non portare la questione all’interno dei consigli di dipartimento, con la motivazione che non era argomento di competenza dei consigli stessi. Lettera, va detto, di cui non è stato mai informato il Consiglio, malgrado la Direttrice ne sia rappresentante.

Alla proposta venuta dai ricercatori e dagli studenti di aprire una discussione sulle sue scelte (e non un processo come la Direttrice ha dichiarato di non voler subire ma che nessuno intendeva fare), nel tentativo di dimostrarsi super partes la Direttrice ha indetto una votazione per discutere o meno la questione, nonostante il parere contrario espresso dal barone Roda, già vicerettore nella precedente amministrazione, consapevole che tale votazione non avrebbe comunque avuto esito positivo. Come volevasi dimostrare: a votare per l’apertura della discussione solo gli studenti e una parte dei ricercatori. Il consiglio è proseguito nell’ormai unica attività che ancora gli compete: il disbrigo dell’ordinaria amministrazione.

Di fronte ad un tale scempio risultano evidenti alcuni elementi: il totale esautoramento (ormai da anni in atto) del Consiglio come luogo di democrazia e rappresentanza di tutte le componenti del Dipartimento; le tendenze accentratrici e spesso autoritarie della Direttrice e di pochi altri baroni; la più completa mancanza di rispetto della Direttrice nei confronti delle istanze che lei dovrebbe rappresentare in sede di Senato Accademico, anziché agire esclusivamente sulla base di interessi propri quando non corporativi.

I rappresentanti degli studenti, esprimendo tutta la loro solidarietà ai ricercatori volgarmente offesi, chiedono che il Consiglio degli studenti nella seduta di lunedì si esprima fortemente contro tale deriva corporativistica portata avanti dagli ordinari; che, per quanto riguarda il Consiglio di Studi Storici, esso torni ad essere un vero organo di discussione che porti a dei risultati concreti, quali siamo riusciti in quest’anno e mezzo a strappare, e che considerata la gravità di quanto avvenuto negli ultimi giorni si apra una discussione interna a tutti gli organi periferici che ricostituisca l’inaccettabile quanto evidente frattura tra la figura del direttore e il dipartimento che dovrebbe rappresentare. Per tutte queste ragioni, i rappresentati degli studenti auspicano inoltre una discussione all’interno degli organi d’ateneo sul comportamento indegno tenuto dagli ordinari in Senato Accademico  ed eventualmente la ridiscussione dei loro ruoli di direttori all’interno dei Dipartimenti.

I rappresentanti degli studenti del Collettivo Riserva Culturale

 

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