I direttori dello stato libero di Bananas

Il risultato della consultazione sugli scatti stipendiali è stato netto: la maggioranza dei 1073 votanti (oltre il 55% degli aventi diritto) si è espressa chiaramente contro la proposta “meritocratica” avanzata a maggioranza dalla commissione del Senato Accademico, che ha ricevuto solo 346 voti. La proposta B, ispirata a criteri di equità, ha invece raccolto 630 voti, ovvero il 65.5% dei voti validi. Nonostante la nettezza del risultato, la maggioranza dei senatori accademici ha però pensato bene di ignorarlo in toto e ha approvato la proposta A…

I direttori dello Stato libero di Bananas hanno ricordato a tutti, nella seduta del Senato, che per qualcuno il tempo non passa mai. Anche se in parte non sono le stesse persone, sembrava di vedere i presidi pre-Gelmini, che avevano la consuetudine di comunicare ai Consigli di Facoltà quello che loro, senza contraddittorio, avevano deciso da altre parti. Mai privi di una norma o di un cavillo che legittimi la loro decisione, appaiono proprio per questo ancor più privi di autorevolezza, portatori di un esercizio intimamente arbitrario del mandato che gli è stato dato, perché rigorosamente disinteressati al consenso e alla sua legittimazione.

Ci hanno anche ricordato che qualcuno di loro lo aveva persino detto, quando era stato approvato lo Statuto: “Se ci obbligate ad andare a discutere nei consigli di dipartimento, sapete cosa faremo? Le decisioni le prenderemo al bar”. In questi lunghi mesi, la maggior parte dei direttori dello Stato libero di Bananas ha di fatto svuotato progressivamente i Consigli di Dipartimento di ogni discussione sui contenuti e sui principi, trasformandoli, come nel buon tempo antico, in luoghi di annoiate alzate di mano e di stanche procedure burocratiche. Sempre loro hanno contribuito – spesso nel loro silenzio complice – a rendere difficile il lavoro delle commissioni, in particolare quella comandata da Scagliotti.

Qualcuno ha detto ieri in Senato che ha votato solo il 50 per certo, usando in realtà le stesse argomentazioni di Berlusconi quando aveva contestato ai sindacati di aver portato solo 2 milioni di lavoratori in piazza mentre tutti gli altri erano rimasti a casa. Chi la pensa così, anche senza dirlo, e chi oggi ha votato la proposta Scagliotti, facendosene un baffo della consultazione, è diventato rappresentante di se stesso. Lo è diventato non nella forma – che viene sempre rispettata e garantita – ma nella sostanza, quella di chi ha perso la sua credibilità politica.

Per questo, vale la pena ringraziare, uno per uno, coloro che, disprezzando totalmente l’opinione dei colleghi, che dovrebbero invece rappresentare, hanno deciso di votare “secondo coscienza”, la stessa che hanno avuto recandosi segretamente dal Rettore qualche settimana fa per chiedergli di non indire affatto la consultazione, senza però informare nessuno dei loro rappresentati: Paolo Venturello, Ivo Zoccarato, Giorgio Scagliotti, Franco Veglio, Roberto Marchionatti, Enrico Maltese, Adele Monaci, Silvano Massaglia, Daniele Carlo Cesare Castelli, Gianfranco Gilardi, Giuseppe Poli, Guido Tarone, Carla Marello, Giuliano Carlo Geminiani, Alessandro Sembenelli, Loredana Sciolla, Roberto Fantozzi, Giovanni Re.

Ma quale motivazione ha mosso i direttori dello Stato libero di Bananas ad avere così in spregio la volontà degli elettori e a creare un possibile vulnus nelle relazioni istituzionali? Due sono perlomeno le ragioni, ed è bene che i colleghi le ricordino in futuro. Prima di tutto, evitare ogni discussione con chi potrebbe mettere in dubbio il loro piccolo quanto psicanaliticamente necessario potere baronale. Secondariamente avere un’arma di ricatto. In Senato molti di loro hanno rivendicato come ragione fondamentale del voto la volontà che siano valutati i ricercatori per quella didattica che, come sappiamo tutti, non sono tenuti a svolgere. In questo modo, vogliono probabilmente prepararsi per quando gli scatti stipendiali veri e propri saranno distribuiti e nessuno, ma proprio nessuno (alla faccia di ogni norma di legge), potrà rifiutarsi di fare lezione.

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