Resoconto della seduta della Commissione Organico a proposito del reintegro parziale degli scatti stipendiali

Nella riunione della Commissione organico del Senato accademico di lunedì 9 giugno erano in discussione tre proposte relative al regolamento per la distribuzione dello scatto premiale a professori e ricercatori: la proposta del prof. Scagliotti, presidente della Commissione Organico; la proposta del prof. Caterina (presidente della commissione ricerca di Ateneo, proposta B); la proposta del Coordinamento UniTo di ricercatori, precari e studenti.

Al termine della discussione, sono state espresse le preferenze sulle tre proposte e hanno ottenuto dodici voti quella di Scagliotti, zero voti quella di Caterina e quattro voti la proposta del Coordinamento; si sono astenuti i rappresentanti del personale tecnico amministrativo e il prof. Perrelli.

Le motivazioni che il Coordinamento ha illustrato per rendere evidenti le contraddizioni presenti nella proposta di Scagliotti sono state contrastate dalla maggior parte dei senatori solo con un ripetuto e apodittico richiamo alla “meritocrazia” e alla filosofia della normativa. Quanto l’impianto complessivo sia traballante è confermato dal fatto che quello che è stato presentato come il punto di forza della proposta è in realtà il suo punto di estrema debolezza: si intende creare una classifica unica per ognuna delle tre fasce (professori ordinari, professori associati, ricercatori) che, al suo interno, non farà alcuna distinzione tra discipline diverse e tra risultati effettivamente raggiunti. Si considereranno solamente alcuni parametri quantitativi arbitrariamente scelti, finendo ovviamente per penalizzare i colleghi di alcune discipline rispetto agli altri. Il merito – se questo vuole essere il criterio ispiratore – è tutt’altra cosa.

Ciò che inquieta ancor più, però, sono due altri fatti. Da una parte, l’atteggiamento di pressoché uniforme sostegno alla illogicità della normativa riscontrato tra i senatori della Commissione Organico e, dall’altra, il metodo dirigistico con il quale è gestita questa stessa Commissione. In sintesi, non si è voluto comprendere che il reintegro degli scatti stipendiali non è l’occasione giusta per fare degli esperimenti di meritocrazia in vivo, non si è colta l’occasione per progettare insieme le decisioni che riguardano tutto l’Ateneo e, soprattutto, non si è voluta arginare, attraverso un provvedimento di riequilibrio del tutto legale, l’aberrazione del “merito a numero chiuso” contenuta nella legge, che sembra fatta apposta per creare iniquità.

Dopo la votazione sulle tre proposte, è stata approvata la richiesta di formare una sottocommissione che partendo dalla proposta di Scagliotti apporti delle correzioni a posteriori (ma non si sa bene quali): è composta dai professori Massaglia, Maltese, Sembenelli. La proposta rivista dalla sottocommissione non ritornerà per l’approvazione alla Commissione Organico, ma sarà presentata direttamente lunedì prossimo 16 giugno in Senato accademico: in tutta evidenza è una procedura al di fuori delle regole consuete, che testimonia l’imbarazzo in cui si trovano i decisori di fronte ad una proposta pressoché indifendibile nel merito.

Risulta difficile offrire un commento univoco a questi avvenimenti. È evidente che molti decisori dell’Ateneo sono timorosi di essere accusati di osteggiare provvedimenti “meritocratici”. Alla luce dei fatti, ciò che sembra accomunare chi ha approvato la nuova proposta di Scagliotti è l’accettazione di un’impostazione, molto diffusa e ugualmente fragile, cui ci si aggrappa convinti che questa salverà la nostra università: la competizione invece della collaborazione, senza minimamente preoccuparsi di offrire le stesse possibilità di partenza a tutti; complicati calcoli “meritocratici” invece di scelte efficaci per il sostegno della qualità della ricerca e della didattica. Il merito è così diventato un totem inattaccabile, al quale si è disposti a sacrificare una preziosa opportunità per sanare la vergognosa ingiustizia creata dal blocco degli scatti stipendiali

A questo punto, sono auspicabili prese di posizione nei Dipartimenti, oltre ad un’autonoma presa di coscienza dei loro direttori e dei rappresentanti d’area, per evitare l’adozione di un regolamento che comporterà un notevole carico di lavoro per uffici e richiedenti ed inoltre creerà ulteriori occasioni di tensione e demotivazione di chi, già penalizzato più di altri dal blocco degli scatti stipendiali, in base a criteri in gran parte arbitrari, si ritroverà penalizzato una seconda volta.

La Commissione Organico e Programmazione del Coordinamento UniTo

ULTIMA ORA: apprendiamo ora che il regolamento verrà approvato direttamente al Senato, senza poi passare dal CdA… la responsabilità dei senatori aumenta!

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