I buoni e i cattivi: la proposta Scagliotti

E’ più bravo lo scienziato Tizio o il filosofo Caio? Si può decidere chi è più meritevole tra un chimico e un glottologo? Fino ad oggi si credeva che fossero semplicemente domande addirittura insensate: e invece l’università di Torino potrebbe essere una tra le prime al mondo ad adottare in via ufficiale un sistema matematico che serve proprio a rispondere a queste domande.

Il “merito” (è proprio il caso di dirlo) è del presidente della Commissione organico Scagliotti, che per decidere chi sia più meritevole di ricevere il reintegro parziale degli scatti stipendiali (vedi proposta A in Proposte una tantum) ha elaborato una tabella in base alla quale si può risolvere qualunque dilemma vi venga in mente. Basta mettere una serie di ingredienti numerici nella macchinetta e in un millisecondo spunta fuori la risposta. Ma quale tipo di risposta viene fuori? Andiamo a vedere come è strutturata la formula miracolosa che “misura” didattica, ricerca e compiti gestionali.

Didattica:  si conta la quantità, con evidenti squilibri. Per un professore fare 121 o 350 ore non fa differenza, dato che permette di meritare sempre quattro punti e non conta se in aula (e agli esami!!) si avevano 4 o 400 studenti ; allo stesso modo, per i ricercatori svolgere qualsiasi monte ore di didattica oltre le 60 fa acquisire sempre tre punti. E per chi nell’anno della protesta ha legittimamente scelto di farne zero?

Tesi: essere relatore di molte non conviene. Basta una sola tesi nell’intero triennio per prendere mezzo punto, mentre per avere un punto bisogna averne seguite almeno dodici: da lì in poi non c’è più differenza. Il tutto, peraltro, senza distinguere tra tesi di ricerca e tesi triennali, né comprendere in alcun modo nel conteggio le tesi di dottorato.

Pubblicazioni: tre articoli su rivista in un triennio valgono tre punti. Se però due di quelli sono su riviste GOLD allora meriti un superbonus di due punti! Il premio arriva quindi in base all’impact factor, ovvero l’indicatore che recentemente è stato l’imputato principale della più condivisa dichiarazione internazionale in materia di valutazione. In essa si esprime l’urgenza di “eliminare l’uso di indicatori basati su riviste, come l’impact factor, in materia di finanziamenti, reclutamento e promozioni”.

 Qualità della produzione scientifica: sorpresa! Vi si legge la voce “valutazione positiva VQR 2004/2010” che dà diritto a tre punti. Eppure, se c’è una cosa su cui perfino l’ANVUR è d’accordo è sul fatto che i dati VQR possono essere usati solamente per valutare le strutture e mai i singoli, tanto è vero che i risultati individuali non sono pubblici e l’Ateneo non può chiederli ai singoli.  Inoltre, coloro che furono penalizzati nell’assegnazione degli articoli VQR per massimizzare il punteggio d’Ateneo si ritroveranno ora a rimetterci di tasca loro.

Bonus per le cariche accademiche.  In verità il decreto ministeriale non prevede affatto di valutare il merito dei compiti gestionali, ma per non togliere a senatori, consiglieri e direttori la possibilità di reintegrare i loro stipendi ed indennità ecco che arrivano i punti bonus. Tre anni di commissioni di facoltà /dipartimento (didattica, ricerca, laboratori, job placement, orientamento, biblioteche etc.. qualunque cosa sia!) valgono un punto, ovvero giusto il doppio di una tesi in un triennio. Se poi confrontiamo i punteggi con le indennità di carica, scopriamo che ai direttori di dipartimento vanno quattro punti come ai presidenti delle commissioni di SA e CdA, ma percepiscono la metà della loro indennità. Al pro-rettore spetta più di sei volte l’indennità di un direttore, ma merita solo due punti in più, mentre il presidente di CdS che non ha mai visto un euro ha diritto a tre punti.

Da uno sguardo globale appare evidente che tutti questi punti e coefficienti non abbiano nessuna base “oggettiva”. Sono numeri scelti arbitrariamente, e sarebbe sufficiente modificare un indicatore di mezzo punto per ribaltare la classifica. Non solo: è un meccanismo su criteri decisi a posteriori, mentre qualunque valutazione con effetti economici va fondata su criteri e obiettivi trasparenti stabiliti e divulgati in anticipo.

Infine, la proposta comporterà un pesante lavoro amministrativo da parte degli uffici e dei componenti delle commissioni valutative: calcoli, certificazioni, accertamenti da farsi su quasi un migliaio di ponderose domande all’anno, oltre al tempo perso dai richiedenti per ritrovare le informazioni e compilare moduli.

In alternativa a questa proposta, il Coordinamento UniTo ne ha stilata un’altra molto più semplice, improntata a criteri di equità (vedi Proposta C in Proposte una tantum).

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One thought on “I buoni e i cattivi: la proposta Scagliotti

  1. […] della Commissione organico Scagliotti, di cui illustriamo ed analizziamo i numerosi aspetti critici in questo post: la seconda è quella del Coordinamento Unito, elaborata dalla nostra Commissione organico, che si […]

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