Resoconto assemblea del Coordinamento UniTo del 17 marzo 2014

L’assemblea ha affrontato molte questioni relative alle politiche che il governo dell’Ateneo sta mettendo in atto o non considera con sufficiente attenzione.

Le questioni di merito:

1)      Va innanzitutto ricordato che, al di là dei coltelli volanti nei dipartimenti per decidere in chiuse stanze chi chiamare (in spregio a ogni dignità che dovrebbero avere i comportamenti pubblici e istituzionali), rimane impregiudicato ogni discorso sul piano organico che l’Università deve darsi per i prossimi cinque anni. Questione strategica nelle discussioni pre-elettorali e del tutto negletta oggi. Se non si vuole, come speriamo, tradurre in un precedente le pratiche di sottogoverno che stanno muovendo le decisioni di questi giorni in ordine alle chiamate, è necessario invece aprire una grande discussione collettiva, che attraversi i dipartimenti i primo luogo, e con il respiro di un progetto culturale come orizzonte necessario per ogni scelta.

2)      Non meno significativa è poi la questione della riallocazione del personale (centro/periferia), ampiamente sbandierata che poi sembra incagliarsi nelle secche degli interessi corporativi che il Rettore ha più volte dichiarato di non voler appoggiare. Anche in questo caso non è prorogabile una discussione capace di coinvolgere tutti i soggetti interessati, che deve avvenire in modo approfondito e trasparente.

3)      Sul diritto allo studio le comunicazioni chiare e ufficiali latitano. Quali sono i risultati degli incontri del Rettore con il governatore uscente della Regione? Ci sono (e quali sono) contatti con i prossimi candidati? L’Ateneo ha delle richieste ufficiali da fare ai candidati? Anche su questo, il silenzio è totale. Sul versante interno, vari e complessi sono i problemi aperti, a partire dal nuovo regolamento tasse, ottima occasione per discutere del fenomeno dell’esorbitante costo dei test di ingresso, derubricati a una necessità ordinaria da parte del Rettore, il quale peraltro dà a volte l’impressione di preferire la dimensione pubblica dei giornali al confronto diretto. Inoltre, nulla di ufficiale è emerso a proposito dei numeri chiusi: più volte il Rettore si è espresso contro, ma nella pratica quali sono le intenzioni dell’Ateneo? E non crediamo che discutere il piano strategico d’ateneo al Circolo dei Lettori sia sostitutivo del confronto diretto.

4)      E ancora: il bilancio partecipato è scomparso dalla discussione, addirittura qualcuno dice che finirebbe nel virtuale e impalpabile contenitore Hackunito. Stessa cosa per la revisione dello Statuto, che era una delle priorità avanzate dal Coordinamento. Per quanto riguarda poi il problema cruciale della trasparenza nelle chiamate e nei concorsi siamo nelle tenebre più fitte: il regolamento chiamate è un raro capolavoro di gattopardismo, che consente di gestire le nuove procedure con le buone vecchie regole che premiano chi è baronalmente più forte.
E’ forte l’impressione che, malgrado la chiarezza sulle posizioni che si sono venute definendo prima e dopo la campagna per l’elezione del Rettore, il dialogo con il Coordinamento, con i risultati del suo lavoro e con le sue posizioni intorno alle questioni centrali sul governo dell’Ateneo non sia assunto dal Rettore come una necessità di un processo di condivisione delle scelte e di rafforzamento della coesione e del consenso all’interno dell’Università. Da qualche tempo il Rettore ha intrapreso la pratica di rispondere ai documenti scritti del Coordinamento rivolgendosi verbalmente ad alcuni suoi membri, come se fossero dei dirigenti o dei delegati del Coordinamento stesso. Appare utile ricordare che coloro che sono all’interno degli organi centrali di Ateneo non sono dirigenti del Coordinamento ma svolgono una funzione collettiva e confondere i due piani è scorretto, soprattutto perché delega e dirigenza non sono mai appartenute – come il Rettore sa bene – alla nostra logica e alla nostra storia. Personalizzare i rapporti istituzionali sembra quindi configurarsi come un escamotage per evitare un confronto vero, pubblico e trasparente con il Coordinamento stesso.

L’assemblea ha deciso di fare un ulteriore tentativo presso il Rettore, chiedendogli un incontro ufficiale per illustrare chiaramente i punti soprastanti e chiedere conto di ciò che è stato fatto e notizie chiare su quello che ha intenzione di fare. A tal fine l’idea è quella di nominare dei portavoce del Coordinamento che vadano all’incontro e si premurino di informare i colleghi dell’esito.

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