Piano straordinario associati: i giochi dei baroni sulle spalle dei ricercatori

Il piano straordinario associati è forse l’ultima possibilità di avanzamento di carriera per una coorte di ricercatori che ha visto per anni il blocco dei concorsi, il blocco del turnover, la maledetta riforma Gelmini e i tagli crescenti al sistema universitario.

Dopo anni di lavoro in condizioni sempre più difficili, dopo aver sostenuto l’offerta formativa degli atenei per decenni, dopo essere saliti sui tetti per fermare la legge Gelmini, e dopo le promesse per farci scendere da quei tetti, siamo arrivati al dunque. 

Ma siccome quando uno nasce maledetto, maledetto rimane per tutta la vita, non bastava il danno: ci voleva la beffa. Anzi, una beffa non bastava; ce ne voleva più di una.

Cominciamo dalla prima: le abilitazioni nazionali. Sono state scandalose in molti settori. Gente bravissima, attiva nella ricerca e nella didattica stroncata da logiche di gruppi e amicizie; persone con pubblicazioni inconsistenti abilitate dai loro capi, ex-capi, amici dei capi.

Poi la seconda beffa: il soldi del piano straordinario promessi ai ricercatori sui tetti per convincerci a scendere sono finiti nel calderone dell’FFO, per far apparire minore la riduzione. Non che ci avessimo creduto (siamo scesi per il freddo, non per le promesse di un’inaffidabile ministro), non che ci avessimo sperato, eppure …

E’ pur vero che l’avanzamento di carriera alla maggior parte dei ricercatori non porterà un vantaggio reale. L’anzianità di molti è tale che lo stipendio non aumenterà per nulla, o perlomeno non a sufficienza da giustificare 120 ore di didattica obbligatorie… ma è il gesto che è brutto: riporta alla mente gli scherzi dell’asilo.

Ci hai creduto, faccia di velluto!

Ci hai creduto, faccia di velluto!

La terza beffa infine arriva direttamente dal nostro ateneo, che giustamente ci vuole mettere la sua. I punti del piano straordinario associati 2011 erano stati distribuiti alle facoltà e poi queste, prima di chiudere i battenti, li distribuirono tra i dipartimenti con criteri diversi da facoltà a facoltà: criteri per di più spesso opachi e del tutto slegati dal numero di ricercatori afferenti ai diversi dipartimenti.

Restava la tranche 2012: forse su quella si poteva tentare qualche aggiustamento… invece no: neanche quello. Mesi fa, il professor Scagliotti, presidente della Commissione Organico del Senato Accademico, propone una ripartizione di questa seconda tranche, basata nuovamente su criteri che non tengono in nessuna considerazione il numero dei ricercatori nei dipartimenti, o quello degli abilitati. Si discute molto in commissione ma non si raggiunge un accordo, la ripartizione non viene approvata. Ma il professor Scagliotti non si arrende: lui è un osso duro! Così comincia un lavoro ai fianchi dei direttori di dipartimento. Il professor Scagliotti parla con ogni direttore e piano piano convince tutti che quella è l’unica soluzione, anzi che quella è LA soluzione. Poi lascia trascorrere un po’ di tempo, così ai direttori passa un po’ l’arrabbiatura e la delusione per aver ricevuto meno di quello che si aspettavano o che desideravano. Intanto ciascun direttore comincia ad annunciare ai colleghi del proprio dipartimento il numero magico dei punti assegnati… et voilà! La proposta mai votata e mai approvata diventa nei fatti la realtà: una realtà che, a seconda dei risultati delle abilitazioni nazionali (al momento hanno pubblicato i risultati metà delle commissioni, e alcune di quelle che li avevano pubblicati hanno addirittura riaperto le pratiche “in autotutela”), potrebbe portare a situazioni in cui un dipartimento con 10 abilitati ne può chiamare 4, un dipartimento con 30 abilitati ne può chiamare 4 e un dipartimento con un solo abilitato ne deve chiamare … sempre 4! La probabilità di un avanzamento di carriera non avrà alcuna parvenza di uniformità all’interno dell’ateneo, creando inutilmente figli di serie A e figli di serie B, alimentando il distacco e la disillusione di tantissimi colleghi.

In CdA Silvia Pasqua, la Presidente della Commissione Personale, fa notare che bisognerà parlare e discutere attentamente di questa ripartizione per evitare situazioni inique. E il prode professor Scagliotti cosa fa? Tira fuori dal cappello il colpo di mano. Mette all’ordine del giorno della commissione organico del Senato la sua vecchia proposta ormai digerita dai direttori (già si stanno scatenando i baronetti o baroni di secondo livello … gli ordinari dei diversi settori scientifici nei dipartimenti, per spartirsi la carne già pluri-maciullata dei ricercatori), ed infatti la commissione gliela vota.

Nonostante non vi sia alcuna fretta (le abilitazioni non sono chiuse, i punti non scadono domani e comunque saranno prorogati… tanto al ministero non costano nulla…), la proposta va subito in Senato Accademico che, dato il parere favorevole della commissione, ligio, approva con i soli voti contrari degli studenti, dopo una discussione ai limiti del surreale.

Ora la palla passa al CdA: sul tavolo della commissione Personale del CdA piomba questo pasticcio che sembra fatto apposta per far litigare i dipartimenti tra loro, nella migliore tradizione del divide et impera ... L’imperatore Scagliotti è l’unico nell’ateneo che oggi ride felice: usando i vecchi ma collaudatissimi metodi baronali da corridoio è riuscito nell’intento di distribuire i punti destinati alla carriera dei ricercatori senza tenere nel minimo conto il parere dei ricercatori stessi. Sarebbe forse comodo aspettare il manifestarsi dei problemi per poi dire “ve l’avevamo detto”, ma prevenire è meglio che curare: l’auspicio è che il passaggio in commissione Personale del CdA non sia meramente formale, ma possa essere sfruttato per discutere le storture nel merito e per evitare che divengano definitive … ma per fare questo ci sarà bisogno della consapevolezza e della collaborazione di tutti.

Se poi una parte dei ricercatori riterrà che sia stato superato il segno e deciderà di non fare lezione, allora consigliamo a tutti i presidenti di corso di laurea – che non potranno completare l’offerta didattica e saranno costretti a spendere soldi per attivare contratti – di telefonare al prof. Scagliotti e di ringraziarlo per l’ottimo risultato raggiunto o per ricordargli che per essere “un uomo solo al comando” bisogna perlomeno chiamarsi Coppi.

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