Dopo il 14 dicembre: lettera aperta della Mensa Liberata

Siamo gli studenti e le studentesse dell’Università e del Politecnico di Torino che, da oltre un mese, hanno liberato la mensa Edisu di via Principe Amedeo, per dare un segnale forte alla giunta regionale degli effetti nefasti dei tagli regionali al diritto allo studio, che negli ultimi quattro anni hanno costretto molti studenti ad interrompere il proprio percorso accademico o ad abbandonare la città di Torino.

Sin dal primo giorno di occupazione, abbiamo cercato un’interlocuzione con la giunta presieduta da Roberto Cota, per ottenere risposte reali alle nostre rivendicazioni; dal canto suo, la Regione ci ha ripetutamente ignorato, o concesso occasioni di confronto fittizie e puramente formali.

Sabato scorso (14 dicembre), in concomitanza con il corteo sindacale, abbiamo attraversato in corteo il centro di Torino, insieme a molti cittadini piemontesi e a molte associazioni della società civile, per chiedere le dimissioni di una giunta eletta irregolarmente, corrotta e indagata per truffa e finanziamento illecito.

Giunti in Piazza Castello, abbiamo lanciato sul Palazzo della Regione palloncini contenenti colori a tempera idrosolubile (rimovibile con dell’acqua!), per simboleggiare il nostro atto di sfiducia a quella giunta. Alcuni palloncini sono finiti contro le forze dell’ordine, la cui reazione molto violenta e certamente sproporzionata ci ha colti impreparati e ha ferito due studenti, finiti al pronto soccorso con dita rotte e contusioni varie.

Quattro minorenni sono stati portati in Questura e rilasciati all’arrivo dei genitori, mentre tre di noi sono oggi denunciati a piede libero.

Siamo stati spacciati come violenti, e accostati a chi, durante la scorsa settimana, e in quella stessa piazza, tirava pietre e mattoni. Com’è possibile che lunedì la celere si toglieva il casco di fronte ai manifestanti, mentre sabato caricava gli studenti per dei palloncini? La manifestazione di sabato voleva sollevare una risposta costruita democraticamente, antimafiosa e antifascista alle intimidazioni mafiose e alle infiltrazioni fasciste che si erano accompagnate alle mobilitazioni del 9 dicembre e dei giorni successivi. Chiediamo di essere qualificati per chi siamo e quel che facciamo, e di non essere inseriti in “calderoni” comodi a facili strumentalizzazioni, ma infedeli della realtà dei fatti.

Il percorso rivendicativo della Mensa Liberata ha incontrato nella sua strada molte cariche istituzionali, dal Rettore dell’Università di Torino, a consiglieri comunali e regionali, fino ad alcuni  parlamentari, nella dichiarata intenzione di sensibilizzare tutte le istituzioni disponibili al dialogo con noi sul tema del diritto allo studio, ossia dell’accesso all’università per gli studenti “privi di mezzi”, così come sancisce la nostra Costituzione.

Tre nostri compagni sono oggi denunciati e indagati, per un gesto atto a chiedere il rispetto della Costituzione, giustizia, equità sociale e diritti per tutte e tutti: se davvero sono questi motivi sufficienti per una denuncia, allora siamo tutti criminali, e fieri di essere colpevoli di un gesto compiuto collettivamente. Crediamo che la violenza che ci è stata illegittimamente attribuita non sia paragonabile alla violenza esercitata su chi ha subito e subirà un’effettiva espulsione dal proprio percorso di studi a causa dei tagli della giunta regionale.

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