Programmazione dell’organico

Il Coordinamento Unito ricercatori, precari e studenti ha inviato il documento che trovate di seguito ai componenti della Commissione Organico d’Ateneo e ai direttori dei Dipartimenti dell’Università di Torino, in vista della riunione della Commissione organico che si è svolta il 10 giugno scorso.
Nel documento sono state proposte alcune considerazioni sulla programmazione dell’organico del nostro Ateneo per contribuire al dibattito intorno al reclutamento del personale. In realtà, discussione non vi è stata, in quanto da parte della maggior parte dei direttori di dipartimento non vi è la volontà di mettere in discussione l’attuale criterio di distribuzione delle risorse per il personale (in concreto, i punti organico assegnati dal MIUR al nostro ateneo e poi destinati ai singoli dipartimenti), criterio basato sulla quota di dimissioni anticipate e sui pensionamenti avvenuti nei diversi dipartimenti.

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5 giugno 2013

 Riflessioni sulla pianificazione dell’organico dell’Università di Torino a partire dalle Linee guida programmazione 2013 e sul Piano Straordinario Associati

 

Le Linee guida programmazione 2013 presentate dal prof. Giorgio Scagliotti, presidente della Commissione Organico del Senato Accademico, e sulle quali la Commissione prima e il Senato poi saranno chiamati a confrontarsi, introducono questioni assai importanti che, andando oltre le contingenze di programmazione per il 2013, sollecitano una riflessione di più ampia portata.

Con questo documento il Coordinamento ricercatori, precari e studenti intende portare all’attenzione del nostro Ateneo alcuni temi, riguardanti in parte il 2013, in parte la programmazione a lungo termine che dovrà guidare le scelte degli anni prossimi. In questo modo, speriamo di iniziare in Ateneo un confronto trasparente e un dibattito franco e sereno sulla panificazione dell’organico, tenendo presente che la programmazione di quest’anno non può esulare da riflessioni più ampie che coinvolgono anche gli anni successivi.

Ci preme innanzitutto rilevare come l’assegnazione dei punti organico ai Dipartimenti non permette un’ottimale risposta alle esigenze di programmazione della didattica e della ricerca, che invece potrebbe essere assicurata da un’allocazione basata sui SSD. Il fatto che i SSD si trovino spesso rappresentati in più Dipartimenti e l’abitudine ereditata dal passato di allocare i punti organico alle Facoltà rende evidentemente più complicata una modifica radicale dei sistemi di ripartizione, che necessita senza dubbio di una riflessione più profonda e di lungo periodo.

Le linee guida proposte sembrano dare un peso prevalente alla sostituzione dei pensionamenti e delle cessazioni nell’allocazione dei punti organico, così da riprodurre la struttura attuale dell’organico dell’Ateneo.

Crediamo, invece, che occorra pensare in modo più strategico all’assetto dell’Ateneo. Questo dovrebbe avvenire dopo aver analizzato con attenzione la struttura per fasce dei vari Dipartimenti, le previsioni di pensionamenti, le necessità dell’offerta didattica e della ricerca, individuando, ove necessario, aree di interesse su cui l’Università di Torino ritiene utile investire.

Ciò, evidentemente, potrà essere fatto solo nell’ambito di un piano pluriennale che non è oggetto di discussione in questa fase, ma la cui necessità è evidente. Ci sembra importante che l’Ateneo inizi a delineare le prospettive di questo piano organico, riflettendo su questioni che d’altronde non possono essere del tutto ignorate nella programmazione del 2013.

Ci preme perciò portare il nostro contributo alla discussione evidenziando quanto segue:

1) Riteniamo utile l’accantonamento del 20% dei punti organico, ma l’utilizzo di tali risorse dovrebbe essere consentito solo in due casi: cessazioni improvvise e chiamate di un esterno. Nel caso di chiamata di un esterno, i Dipartimenti dovranno considerare i punti organico loro attribuiti come “punti base”, corrispondenti a slittamenti interni di carriera (per esempio, 0.20 per un passaggio da RU a PA e 0.30 da PA a PO). Il maggior costo legato alla chiamata di un esterno sarà coperto con il fondo del 20%. Ciò renderà indifferente a livello di Dipartimento la chiamata di un collega interno o di un esterno, favorendo allo stesso tempo una scelta svincolata da problemi budget e il raggiungimento del 20% di chiamate di esterni a livello di Ateneo imposto dalla legge.

2) I restanti punti organico (80% del totale) dovrebbero essere attribuiti ai vari Dipartimenti sulla base dei seguenti criteri:

a) Nell’immediato futuro, sarà necessario incrementare i bandi per RTD tipo b), anche per dare prospettive ai RTD tipo a), in considerazione anche del fatto che l’eventuale successivo passaggio da RTD b) a PA non comporta aggravi per il Dipartimento in termini di punti organico e di budget.

b) Occorre definire una struttura per fasce “tipo” a cui i Dipartimenti dovrebbero tendere, sia per rispettare i vincoli di legge, sia per creare un equilibrato assetto dell’organico dell’Ateneo. Nel breve periodo, i punti organico dovrebbero essere distribuiti in modo da aiutare i Dipartimenti a riequilibrare la loro struttura e a renderla più vicina possibile alla struttura “tipo”. In seguito, di anno in anno, dovrebbero essere penalizzati i Dipartimenti che nelle assegnazioni precedenti abbiano usato i loro punti organico in modo tale da allontanare la struttura per fasce dal modello “tipo”.

c) È necessario tenere conto dei futuri pensionamenti, anche per garantire la continuità dell’offerta formativa; questo non deve essere però il criterio prevalente nell’allocazione delle risorse di personale.

Riteniamo invece inapplicabili i criteri premiali proposti relativamente alla qualità della ricerca e della didattica. Nel caso della ricerca, non esistono al momento strumenti e principi condivisi per poter realizzare una simile valutazione: la Commissione Ricerca del Senato Accademico sta lavorando intorno a tale questione e quindi, nonostante siamo d’accordo che una valutazione del genere sia necessaria e fondamentale in futuro, anche per stabilire criteri per la suddivisione delle risorse per l’organico, qualunque soluzione ci sembra al momento prematura. Per quanto riguarda la valutazione della didattica, la proposta di criteri premiali prospettata ci sembra, oltre che inapplicabile, inopportuna, in quanto la scarsa qualità della didattica può anche essere il risultato di una carenza di personale docente, oltre che per il fatto non esistono al momento in Ateneo strumenti idonei a misurarla.

Per quanto riguarda poi il Piano Straordinario Associati, proponiamo le seguenti considerazioni:

1)      È necessario ridiscutere nel complesso l’allocazione di tutti i 53,20 punti assegnati all’Ateneo in tre tranches, in quanto riteniamo che l’allocazione della tranche 2011 (avvenuta prima alle Facoltà poi da queste ai Dipartimenti) non rispecchi le finalità che il piano straordinario aveva nelle intenzioni del legislatore.

2)      A nostro giudizio i criteri per l’assegnazione dovrebbero tener conto di tre criteri:

a)      il peso in termini numerici dei RU a tempo indeterminato nel Dipartimento sul totale dei RU dell’Ateneo (risorse crescenti al crescere del rapporto tra RU del Dipartimento e RU dell’Ateneo);

b)      la struttura per fasce del Dipartimento che misuri la quota di RU a tempo indeterminato sul totale del personale docente del Dipartimento (risorse crescenti al crescere del rapporto tra RU del Dipartimento e la somma di PO e PA del Dipartimento);

c)      i pensionamenti previsti di RU e PA in ogni Dipartimento.

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One thought on “Programmazione dell’organico

  1. […] Può essere interessante  capire cosa succede riguardo la programmazione del personale anche fuori dal Poli, almeno a Torino. Vedi Programmazione dell’organico – CoordinamentoUnito […]

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