Palazzo Nuovo e la sua riconversione

Non è una notizia recente il sovraffollamento di Palazzo Nuovo: anni fa un preside di Lettere avvisava che se tutti i 20 mila iscritti alla sua facoltà si fossero presentati contemporaneamente in sede il palazzo sarebbe crollato.
Al di là delle boutade la costruzione del nuovo campus era attesa come una boccata d’ossigeno, una possibilità di decongestionare la struttura e di razionalizzare l’utilizzo degli spazi di Palazzo Nuovo, dopo la loro messa in sicurezza (in primis lo smaltimento dell’amianto ancora presente).


Il trasferimento verso la nuova struttura del campus Luigi Einaudi è stata però lenta e non priva di intoppi: il trasloco delle Biblioteche Ruffini, Solari, Cognetti e Patetta è iniziato mentre la nuova biblioteca Bobbio all’interno del campus era ancora in fase di costruzione, perciò abbiamo visto per un periodo queste biblioteche chiuse sia nelle loro vecchie sedi di Palazzo Nuovo sia nella nuova.
Fino ad ora la mancata destinazione degli spazi lasciati vuoti ha comportato l’inaccessibilità a queste stesse aree, mentre l’avvio dei lavori di messa in sicurezza di Palazzo Nuovo comporta che altre aree, oggi utilizzate ad uffici e dagli studenti, siano prossime alla chiusura.

Questa insopportabile situazione è stata giustamente sottolineata e portata alla luce dall’occupazione degli studenti dell’area della Biblioteca Cognetti sita al terzo piano avvenuta nel mese di maggio.
Occupazione che in primis è una denuncia di una gestione non condivisa degli spazi nella struttura.
Non condivisa neppure con i lavoratori: per esempio i bibliotecari sanno perfettamente che dovranno “lasciare” le attuali sedi per essere trasferiti in altre zone del Palazzo, ma non sanno quando, con quale destinazione ed in che modo. In più l’esperienza fallimentare del trasferimento alla Bobbio è troppo recente per non lasciare amari dubbi.

Crediamo che la riorganizzazione degli spazi debba essere vista come un’opportunità che deve essere gestita in maniera condivisa e partecipata dando anche la possibilità ai lavoratori di progettare le aree in cui verremo trasferiti, in modo da migliorare il servizio fornito alla nostra utenza soddisfacendone le accresciute esigenze e con una immediata ricaduta di qualità sull’Università degli Studi.
Non vanno ignorate anche le giuste rimostranze degli studenti: per ora l’amministrazione non ha fatto alcuna proposta su spazi da destinare esclusivamente a loro, mentre è già stata annunciata la chiusura delle poche aule disponibili ancora presenti al piano terreno ed al primo piano.
È un atteggiamento sbagliato che porterà solo al muro contro muro!

Biblicoop – RSA Flaica Cub
Alcuni delegati RSU

ntesco

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