Tasse studentesche: è tempo di trasparenza e di coerenza

Chiunque abbia avuto a che fare in questi mesi con il governo dell’Ateneo sa perfettamente che uno dei maggiori problemi, connesso alla condizione di sostanziale sospensione delle decisioni in attesa che gli organi dell’Università – oltre al Senato – diventino operanti a tutti gli effetti, è l’eccessivo potere e discrezionalità da parte dell’Amministrazione. E’ una conseguenza per certi versi naturale a fronte di una fase così lunga di incertezza ma è altrettanto vero che in alcune circostanze la sostituzione di funzioni è apparsa e appare francamente discutibile se non censurabile. E’ il caso che si è verificato in questi giorni, relativo ancora una volta alla contribuzione studentesca, che ci sembra configurare non solo un comportamento del tutto inaccettabile da parte dell’Amministrazione ma anche una prevaricazione di fatto delle prerogative del Senato. Un Senato con il quale intendiamo discutere tutte le volte che non ne condividiamo le posizioni, ma che rimane il vero e unico organo rappresentativo dell’Ateneo.

I fatti, dunque. Se entro il 30 aprile – secondo quanto deliberato dal Senato – non ci fossero state obiezioni da parte dell’Amministrazione sul gettito effettivo della contribuzione studentesca per il corrente anno accademico il regolamento sulla contribuzione studentesca per il prossimo anno accademico sarebbe entrato in vigore. Il Consiglio di Amministrazione ha poi anche richiesto – per l’entrata in vigore del nuovo regolamento – che fosse garantita l’invarianza dei saldi di bilancio. Quindi i saldi di bilancio devono essere resi pubblici, comunicati in modo trasparente e fornendo tutto il dettaglio necessario.

E’ stata nostra premura – “nostra” nel senso dei senatori rappresentanti degli studenti, e dei ricercatori e afferenti temporanei membri delle commissioni – chiedere agli uffici i dati (disponibili dal 2 aprile!) per verificare che fosse tutto a posto. Questo anche considerando che nei colloqui avuti con alcuni dirigenti è emersa un’informazione (verrebbe da dire una convinzione da parte degli Uffici) del tutto priva di fondamento, ossia che sarebbe altissimo il numero degli studenti che non ha pagato la seconda rata (obiezione peraltro risibile perché un non pagamento si tradurrebbe immediatamente in un debito, con anche un aggravio economico per lo studente e quindi di fatto in un’entrata maggiore per l’Ateneo).

La richiesta però si è tradotta in un sistematico rifiuto di poter accedere ai dati e di poter disporre quindi delle normali informazioni che una commissione o il Senato deve avere prima e non contestualmente a una scadenza così importante.

Allora, diciamolo con chiarezza. Se negando le informazioni, lo scopo è quello di creare un clima di incertezza e spingere il governo dell’Ateneo ad alzare quelle tasse che, con saggezza, il Senato ha deciso di conservare al livello attuale – anche grazie a un regolamento proposto dai rappresentanti degli studenti che consentirà all’Università di incamerare comunque maggiori e non minori risorse – il Coordinamento ne farà la sua principale battaglia.

In gioco non c’è solo il diritto allo studio, ma anche la stessa autorevolezza del Senato. Gli organi di governo dell’ateneo devono farsi carico immediatamente, secondo noi, di due impegni: fare sì che gli equilibri di poteri e di funzioni siano di nuovo garantiti; ricordare agli Uffici il dovere di trasparenza e di collaborazione con tutti – sia chiaro – ma ancora di più con coloro che operano istituzionalmente, insieme agli Uffici stessi, per il buon funzionamento dell’Ateneo.

Coordinamento UniTo

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