Basta!

Basta. Semplicemente basta. Abbiamo costruito insieme una proposta per la contribuzione studentesca, l’abbiamo discussa e spiegata all’Ateneo, a tutti i colleghi, ai candidati al rettorato e soprattutto ai senatori, che dovevano valutarla e dare il proprio giudizio. Tutti, alla fine, l’hanno considerata ragionevole e soprattutto vantaggiosa per l’Università, dimostrando saggezza nell’applicare criteri progressivi e intelligenza nel comprendere che si tratta di milioni di euro che entrano nelle sue casse. Il Senato Accademico ha approvato la proposta lunedì 11 marzo e il nostro Coordinamento ha apprezzato la capacità di dialogo e di confronto che tutti i soggetti hanno mostrato, che è premessa necessaria per gestire il nostro Ateneo nei prossimi anni.

Eppure ieri (19/3) la Commissione Bilancio del Consiglio di amministrazione ha deciso che proporrà al CdA di martedì prossimo di rimettere in discussione il regolamento sulla contribuzione studentesca, innescando un nuovo andirivieni del testo con il Senato. Il motivo addotto (la volontà di aspettare i dati, ancorché parziali, dell’ISEE dei ritardatari) è totalmente inconsistente: nella delibera del Senato è già esplicitamente prevista la verifica del gettito, con la clausola che se si rivelasse inferiore alla somma messa a bilancio il regolamento tasse verrebbe ridiscusso in Senato. Questa clausola garantisce il rispetto delle esigenze di bilancio dell’Ateneo, quindi il CdA non ha alcun motivo istituzionale per rimettere in discussione il regolamento.

Il vero motivo è un altro e attiene all’autorappresentazione di un organo che non ha più alcuna legittimazione politica e che vive grazie a una prorogatio che costituisce un’offesa e un ostacolo per il funzionamento dell’Ateneo. La verità è che si vuole rimandare l’approvazione del regolamento perché alcuni hanno la segreta speranza di poter in seguito aumentare le tasse, infischiandosene della volontà dell’unico organo votato, riconosciuto e legittimo dell’Università, ossia il Senato accademico. Autentici dirottatori dell’Ateneo, che agiscono nel silenzio più assoluto di un rettore ormai decaduto e a favore di interessi non espressi ma evidenti.

Basta significa che riteniamo che i candidati rettori debbano esprimersi pubblicamente e immediatamente, prima di martedì 26 marzo, quando il Consiglio di amministrazione si riunirà. Tutti e quattro hanno dichiarato al Senato studenti di essere d’accordo con il contenuto e la ratio di quel regolamento e, in forme diverse e con la loro autorevolezza, lo hanno difeso. Gli chiediamo di continuare a farlo.

Basta significa che chiediamo ai senatori di ripetere pubblicamente le ragioni per cui lo hanno votato in Senato, continuando così a rappresentare e a difendere l’interesse di tutti, e non di qualcuno.

Basta significa che il ruolo di controllo che il nostro Coordinamento si è assunto sta entrando in rotta di collisione con una serie inaccettabile di “errori materiali”, di scomparsa di documenti, di gioco delle parti sulla pelle degli studenti, di ambiguità dei ruoli istituzionali e amministrativi.

Lo dichiariamo con la tranquillità di chi ha visto in queste settimane che il dialogo nelle commissioni, nel Senato e in tutti i luoghi istituzionali è riuscito a produrre una condivisione che non può essere che apprezzata da tutti. Ma lo dichiariamo anche con la fermezza di chi non ha alcuna intenzione di accettare senza reagire un vulnus politico che fa riflettere sulla credibilità delle istituzioni accademiche ora e in futuro.

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