Vademecum: ovvero la differenza fra AVA, offerta formativa del dipartimento e affidamenti didattici ai singoli docenti. Come non perdersi e garantire trasparenza nelle scelte.

Stiamo per affrontare nei dipartimenti un periodo convulso (che novità!) per quanto riguarda la didattica. Vi sono tre argomenti in gioco, intrecciati ma ben distinti: (1) requisiti di ore (DID) e di docenza (minimi qualitativi, cioè per settori disciplinari) imposti dal ministero per l’accreditamento (AVA), (2) definizione dell’offerta formativa di dipartimento, (3) attribuzione degli insegnamenti ai singoli docenti.

Sull’AVA si dice in dettaglio in altri post ([1], [2], [3]). Qui giova ricordare che l’ateneo ha scelto di applicare a livello di dipartimento il requisito DID di ateneo sulle ore massime erogabili, ulteriormente diminuito di un certo numero di ore tenute come “riserva centrale” di ateneo per effettuare compensazioni ex post di ore fra dipartimenti (come e da chi verranno fatte tali compensazioni è attualmente un mistero). Rileva inoltre ricordare che, dal momento che alcuni dipartimenti attiveranno nuovi corsi e/o riattiveranno corsi dormienti, secondo le recenti linee guida dell’ANVUR bisognerà sin d’ora presentare  la programmazione della sostenibilità a regime di tutti i CdS dell’ateneo: al minimo 4 docenti per ciascun anno di CdS, suddivisi per settore disciplinare, con notevoli incrementi nel caso gli studenti siano numerosi. I docenti indicati (che possono essere contati una sola volta) saranno poi vincolati ad insegnare almeno un corso in quel CdS.

Il crono-programma di ateneo sull’AVA impone ai dipartimenti di definire la loro offerta formativa entro il 20 aprile (25 marzo se corsi di nuova attivazione o riattivazione di corsi dormienti, grazie alle linee guida): per ogni CdS vanno indicati i corsi attivati e le ore per ogni corso, NON i nomi di chi insegna. I dipartimenti dovrebbero in questa fase indicare l’offerta formativa compatibile con i RAD caricati all’inizio di febbraio in banca dati, a prescindere dal limite DID sulle ore di didattica erogate dal dipartimento, in modo da evidenziare le differenze tra la didattica che si vorrebbe fare e quella permessa dai vincoli AVA. La procedura che si sta implementando in ateneo spinge purtroppo i dipartimenti ad autolimitarsi già in questa prima fase di stesura dell’offerta formativa, tagliando corsi a scelta, laboratori e soprattutto studenti: è facilmente prevedibile una tendenza generale ad introdurre numeri chiusi ovunque.

Questa fase è da seguire con attenzione nei dipartimenti, cercando di garantire la presentazione di un’offerta formativa ragionevole a prescindere dai vincoli AVA dipartimentali e contrastando tagli di corsi e soprattutto l’introduzione dei numeri chiusi. E’ importantissimo condividere le informazioni (il Senato ha chiesto formalmente di rendere pubblici i dati sulle ore per dipartimento, ma questo potrebbe avvenire tardi o in maniera parziale) e segnalare a tutti nelle mailing lists le scelte che ogni dipartimento compie in questo periodo.

Fra il 20 aprile e il 10 maggio si contratterà per capire a livello di ateneo come impiegare la riserva di ore centrale e come rispettare il vincolo di ore di didattica erogabile massima: qui la normativa di riferimento è il regolamento sui rapporti fra dipartimenti, CdS e scuole. La commissione didattica del senato e/o il presidio della qualità coordineranno il “mercanteggiamento” in un modo che rimane al momento del tutto fumoso: gli aggiustamenti dovranno però passare per i consigli di dipartimento (i CdD deliberano sull’offerta formativa), quindi è importante monitorare cosa succede e informare tempestivamente in lista.

Fra il 10 e il 30 maggio si deve caricare in banca dati l’offerta formativa definitiva e si possono deliberare le attribuzioni nominative degli insegnamenti. Qui la normativa di riferimento è il famoso regolamento per l’attribuzione dei compiti didattici.

Non vi è relazione meccanica fra requisiti AVA e attribuzione degli insegnamenti, anzi: l’AVA si limita a contenere le ore erogabili e gli studenti ammissibili, mentre il regolamento per l’attribuzione dei compiti didattici è la guida per stabilire chi insegna cosa. Quindi attenzione all’uso strumentale che alcuni possono fare dei vincoli AVA per attribuire i corsi con logiche non compatibili con il regolamento!!

Si apre una fase difficile e delicata, di assalto strisciante ma sempre più stringente all’università pubblica. La condivisione delle informazioni e dei processi decisionali è cruciale per limitare i danni e tutelare gli studenti e la qualità della nostra offerta formativa.

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