Cambio della guardia, tempo di bilanci

Mercoledì 20 e giovedì 21 marzo si terranno le elezioni dei rappresentanti degli studenti negli organi di governo di UniTo. Sono le prime elezioni regolari da oltre quattro anni e se i rappresentanti degli Studenti Indipendenti non si fossero dimessi in massa allo scadere del loro mandato nel 2011, mantenendo la promessa fatta durante le elezioni, con molta probabilità queste sarebbero state anche le uniche elezioni dal 2009 a oggi. Quelle che due anni fa hanno portato me e molti miei compagni nel Senato Accademico, nel Consiglio di Amministrazione e negli organi di Facoltà e Corsi di Studio, erano infatti elezioni suppletive e riguardavano soltanto i posti lasciati vacanti dagli Studenti Indipendenti. Eravamo partiti con l’idea di svolgere questo compito solo per pochi mesi ma le cose sono andate diversamente.

Sono felicissimo dell’approvazione e della gratitudine nei confronti del lavoro di noi rappresentanti agli organi centrali e confesso che al momento di tirare le somme e di fare un bilancio della nostra attività, anche noi ci siamo stupiti della quantità di battaglie che abbiamo portato avanti. Si tratta quasi sempre di vittorie, impreziosite da qualche dignitosa sconfitta, che abbiamo portato a casa senza cedere a ricatti e compromessi al ribasso. Il risultato finale di questo bilancio è che siamo andati ben oltre le nostre più rosee previsioni di due anni fa. Al di là delle singole vertenze a difesa dei diritti degli studenti e delle categorie più deboli dell’università, dalle tasse alla democraticità degli organi decisionali, quella che abbiamo guadagnato e che non possiamo perdere è la consapevolezza del ruolo assolutamente paritario degli studenti nel governo dell’università. Credo sia questo il nostro risultato maggiore, la conquista di quella dignità che ci consente di tenere testa a baronie e tendenze feudali dell’università, e di vincere. Che piaccia o no, dirigenti, cariche politiche e professori non possono più permettersi il lusso di ignorare le nostre istanze e la nostra voce.

Queste conquiste sono ben rappresentate dalla svolta che ha portato per la prima volta uno studente alla presidenza della Commissione Didattica del Senato, che è anche l’argomento più forte di chi mi chiede di impegnarmi ancora. In molti, infatti, mi hanno chiesto di ricandidarmi e a tutti ho dovuto rispondere no, anche se a malincuore. Proprio le stesse ragioni che sono state usate per convincermi mi hanno reso sicuro della mia decisione: è vero che abbiamo fatto tante cose, che i risultati sono stati straordinari e che noi stessi, prima di intraprendere l’impresa, mai avremmo immaginato di arrivare fin qui; è però altrettanto vero che questo significa che abbiamo chiuso un ciclo e che, pertanto, è ora di farsi da parte e di lasciare il compito alla “generazione” successiva. Il nostro impegno, e il mio in particolare, è cominciato ben quattro anni fa nelle piazze di Torino, tra un corteo e un’assemblea. Siamo la più lampante dimostrazione che manifestare in piazza e partecipare al Movimento serve: tutto ciò che sono oggi gli Studenti Indipendenti deriva da quei cortei del 2008 e i legami che ci hanno portato a lavorare insieme in Senato e in Consiglio di Amministrazione sono nati dietro uno striscione e fra gli slogan contro i tagli alla ricerca e all’istruzione pubblica. Sono felice di constatare che, a così tanto tempo da allora, il nostro agire è ancora guidato da quello slancio ideale che ci ha portato a manifestare e a impegnarci. Non abbiamo ceduto e non abbiamo cambiato rotta, anche se tenere fede al motto “libertà è partecipazione” ci è costato moltissimo lavoro.

Non sarà una motivazione molto nobile, tuttavia non posso nascondere di essere stanco. O meglio, di subire l’assillo dell’urgenza di dedicarmi ad altro. L’antidoto quotidiano allo sconforto per il declino generale è proprio la prospettiva di potermi dedicare allo studio. Si dice che il primo amore non si scorda mai e confermo: non sono mai stato così sicuro di una scelta come di quella che mi ha portato alla fisica, e so che non potrei rinunciare alla sua straordinaria bellezza e all’emozione della sua graduale e continua scoperta. A questo aggiungo una seconda ragione di stanchezza, forse ancora più profonda, ed è la sensazione che provo in Senato di un relazionarsi “asincrono” con gli altri senatori: spesso ho la netta impressione che tra noi studenti e loro ci sia una barriera costituita dal diverso modo di aspettare. Davanti al disastro che incombe, davanti agli attacchi sempre più violenti contro l’università pubblica, non tutti i senatori sono insensibili alle nostre denunce. Quello che però non riescono a capire è che noi, a differenza loro, in questo periodo storico non possiamo permetterci di ragionare sugli anni o sui lustri. La crisi dell’università ha una progressione che si misura con i mesi e, ultimamente, persino con le settimane. La restrizione dell’accesso all’istruzione universitaria la vediamo compiersi giorno per giorno, parlando con gli studenti e analizzando i dati raccolti dalla stessa università che poi non ne riconosce l’importanza capitale.

Faccio i migliori auguri ai nuovi rappresentanti che entreranno in Senato e in Consiglio di Amministrazione. Sono sicuro che tra due anni il bilancio sarà ancora migliore di quello che abbiamo fatto noi rappresentanti uscenti e spero che il nostro lavoro possa essere per loro un punto di partenza per nuove vittorie. Una delle eredità che sono più contento di lasciare è un metodo di lavoro condiviso che ha portato enormi benefici: spreca il proprio tempo chi cerca di scatenare una guerra fra poveri, con lo scopo di dividere e mettere in conflitto studenti, precari e ricercatori. Dopo anni di protesta e di lotta abbiamo dimostrato che se ci sosteniamo e portiamo uniti le nostre rivendicazioni, abbiamo molte più speranze di migliorare l’università di quante ne avremmo se ciascuna componente lottasse da sola. Chi ci ha accusato di volta in volta di difendere interessi corporativistici a vantaggio esclusivo di una particolare categoria non ha evidentemente ancora compreso che i tempi sono cambiati.

Grazie di cuore agli Studenti Indipendenti e al Coordinamento UniTo per il sostegno che mi hanno dato in questi due anni di rappresentanza. Grazie in particolare a chi ha condiviso con me il lavoro nelle commissioni e in Senato Accademico e in Senato Studenti. Grazie soprattutto ai compagni come Alberto, Elena, Marco, Nicola, Matteo e Giulia che oltre ad avermi insegnato molto, mi hanno anche aiutato a capire che la lotta per il bene comune, alla fine, è possibile vincerla.

Giuliano Antoniciello

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