La commissione Programmazione e Sviluppo affronta la questione edilizia

Nella riunione dello scorso 8 febbraio in Commissione Programmazione e Sviluppo si è iniziato a parlare dell’edilizia universitaria, con le audizioni del professor Coluccia e del dottor Cornaglia (una relazione più ampia del primo, qualche osservazione integrativa del secondo).

Scopo di questa prima audizione era offrire un quadro generale dei problemi, senza entrare nel merito dei singoli provvedimenti (cosa peraltro impossibile, visto che non avevamo avuto alcun materiale preparatorio). Era una sorta di introduzione “politica”, finalizzata per un verso a chiarire la portata “strategica” delle operazioni decise dall’Ateneo e per l’altro a sottolineare i problemi esistenti, manifestatisi nel corso del tempo. Non a caso Coluccia ha sottolineato come il discorso sull’edilizia vada affrontato in un’ottica di lungo periodo e ha ricordato che il tutto è stato avviato parecchi anni fa (all’epoca del rettorato di Dianzani), per fare fronte a esigenze di carattere strutturale: la collocazione di molte facoltà in edifici storici di grande prestigio ma poco funzionali, i costi crescenti della manutenzione, ma anche la necessità di nuovi spazi per supportare la moltiplicazione dei corsi di insegnamento e affrontare la conseguente crescita degli oneri economici da locazione (pare che l’Ateneo fosse arrivato a pagare 6 milioni di euro di affitti). In questo senso il discorso di Coluccia è stato molto chiaro: la scelta di fondo, “strategica”, dell’Ateneo è stata e rimane giusta, tanto dal punto di vista della funzionalità dei servizi universitari, quanto dal punto di vista economico. E chi sostiene che in questi anni l’Ateneo di Torino ha buttato via un mare di soldi in interventi disordinati e privi di logica dice una colossale sciocchezza.

A supporto di questa tesi ci sono stati elencati i principali interventi operati nel corso del tempo e dei quali l’amministrazione va orgogliosa, dalla costruzione a Grugliasco del polo di Veterinaria e Agraria, fino alla recente realizzazione nell’area ex-Italgas del cosiddetto Campus Luigi Einaudi. Né varrebbero a sminuire questo bilancio complessivamente positivo i casi più controversi, come la nuova aula magna alla Cavallerizza o gli interventi a fianco di Palazzo nuovo che dovevano portare alla realizzazione della struttura “Aldo Moro”; giacché può sempre accadere (ci è stato spiegato) che alcuni progetti debbano essere modificati o ridimensionati in corso d’opera, per varie ragioni.

I problemi, pertanto, sarebbero legati soprattutto all’attuale carenza delle fonti di finanziamento. L’edilizia universitaria usufruisce infatti di tre fonti: le leggi regionali per l’edilizia, i contributi delle fondazioni bancarie (attraverso il meccanismo del project financing) e gli investimenti diretti dell’Ateneo (quest’ultima voce peraltro contribuisce in minima parte). Diminuendo a causa della crisi economica le disponibilità della Regione Piemonte e delle Fondazioni, molti progetti sono, per così dire, in stallo. (Non se ne è parlato espressamente nella riunione, ma è noto che ciò riguardi soprattutto il progetto di ampliamento dell’area di Grugliasco, che coinvolge la Fondazione CRT; dal momento che la Fondazione ha dovuto contribuire alla ricapitalizzazione di Unicredit, i fondi per quel progetto al momento non sono disponibili).

Detto questo, dall’audizione di Coluccia sono emerse però anche altre informazioni di notevole importanza, piuttosto inquietanti. La principale riguarda il fatto che larga parte degli edifici occupati dall’università non è di proprietà dell’Ateneo, ma appartiene in realtà al demanio ed è stata concessa in uso in tempi diversi (talora risalenti a chissà quando…) e con scadenze diverse. Non ci sono stati forniti dati circostanziati, ma la chicca (udite, udite…) è che persino il palazzo del Rettorato in via Po è del demanio pubblico. Dove sta il problema? La questione è piuttosto complessa e andrà studiata a fondo, ma intanto siamo stati informati: a) che il regime delle concessioni d’uso dei beni demaniali si è modificato profondamente negli anni scorsi, soprattutto per via dell’entrata in vigore del cosiddetto “federalismo demaniale”, secondo il quale larga parte del demanio è passata dall’amministrazione centrale dello Stato agli enti territoriali; b) che le concessioni non possono più essere perpetue, ma hanno una durata temporale molto più ristretta e dovranno pertanto essere negoziate (ma su questo non ci è stato detto di più). A una nostra precisa domanda riguardante il polo di Grugliasco, ci è stato risposto che in quel caso la concessione d’uso del suolo (da parte della Provincia di Torino) era trentennale ed è già scaduta l’anno scorso; con nostra grande sorpresa (forse dettata dall’ingenuità…) abbiamo anche appreso, quindi, che l’Ateneo in quel caso ha costruito su un terreno non suo e che in teoria (in teoria, beninteso) la Provincia potrebbe riprendersi il tutto versando all’università una somma equivalente al valore di quanto costruito in loco (se non abbiamo capito male, si tratterebbe di circa 70 milioni). Ma non c’è da preoccuparsi, ci è stato detto scherzando, perché la Provincia quei soldi non li ha.

Insomma, questo è il quadro generale che ci è stato presentato. Qualche giorno più tardi il dottor Cornaglia ha trasmesso alla Commissione una tabella sintetica del “Piano triennale 2013-2015” per l’edilizia, che dobbiamo ancora analizzare a fondo. Resta comunque il fatto che per affrontare adeguatamente questi temi in Commissione dobbiamo in primo luogo riuscire ad acquisire dati ed elementi di valutazione più sicuri. Altrimenti è difficile (o sarebbe meglio dire: impossibile) entrare  davvero nel merito delle questioni ed eventualmente contestare quanto ci viene sottoposto. Forse varrebbe la pena di costituire al più presto un gruppo di lavoro.

Lia Pacelli
Silvestro Roatta
Marco Scavino

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