“Il coraggio, uno non se lo può dare”

Qualche settimana fa Julián Carrón, uno dei leader di Comunione e Liberazione, intervenendo all’Assemblea generale della Compagnia delle Opere e rivolgendosi agli imprenditori, si è augurato che avesserol’audacia di prendere delle decisioni anche rischiose che siano più adeguate per affrontare le sfide che avete davanti”. Gli studenti torinesi di CL non lo devono avere ascoltato o forse non sono semplicemente d’accordo. Di fronte al cambiamento che investe la nostra università e al ricambio necessario nelle cariche e nelle rappresentanze, sembrano invece appoggiare la pulsione autoconservativa che attraversa i comportamenti della classe dirigente che l’ha guidata, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Non si capisce davvero perché gli studenti dovrebbero svolgere le proprie elezioni dopo quelle che riguarderanno il nuovo rettore. Avere i nuovi rappresentanti formalmente eletti consentirebbe innanzitutto di avere nei consigli di dipartimento gli studenti al completo (che siano Studenti Indipendenti, Obiettivo Studenti o Fuan), mentre adesso sono pochissimi, non raggiungono da nessuna parte il numero definito per legge e spesso non appartengono neanche ai corsi di studi che afferiscono ai dipartimenti stessi. Al Dipartimento di Studi storici al momento, per esempio, è presente nelle riunioni un solo studente su sette e sinceramente trovo che sia una limitazione di quella libertà e partecipazione che tutte le rappresentanze studentesche, qualunque sia il loro orizzonte politico e ideale, sostengono con uguale forza e convinzione. Ma oltre a questo, si avrebbe un risultato politico rilevante per il nuovo rettore, che troverebbe in un voto completo una legittimazione maggiore.

Qualcuno sostiene che una vittoria alle elezioni studentesche da parte del SI potrebbe influenzare il risultato delle elezioni per il Rettore, ma sono certo che Obiettivo Studenti non si mette certo a fare calcoli così meschini. D’altra parte siamo davvero sicuri che gli studenti voteranno in modo compatto? No, forse rimane ancora vero ciò che don Abbondio rispose al monsignore: “Il coraggio, uno non se lo può dare”.

Bruno Maida

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