Appello per la costruzione di uno spezzone della conoscenza e del precariato diffuso nella data del 6 dicembre

Il 6 dicembre i lavoratori metalmeccanici scenderanno in piazza per difendere la contrattazione collettiva come strumento di tutela dei diritti dei singoli, contro la politica degli accordi separati utilizzata dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dal governo per dividere i lavoratori e imporgli al di fuori di ogni spazio di confronto come e quanto devono lavorare, riducendo i salari, smantellando le tutele – come nel caso dell’art.18 – e decidendo addirittura al posto loro da chi dovrebbero farsi rappresentare nei luoghi di lavoro.

La stretta della Fiat su Pomigliano e Mirafiori ha aperto una nuova fase di attacco ai diritti dei lavoratori che da trent’anni a questa parte stanno venendo privati delle conquiste di anni di lotte. Quel che veniva presentato come un’eccezione, ora diventa la norma, non soltanto per le aziende metalmeccaniche ma per tutto il campo del lavoro “tradizionale” nel tentativo di estendere il “modello Marchionne” anche a tutte le altre categorie.

Mentre i cosiddetti “garantiti” vengono privati dei diritti e delle tutele che danno dignità e soggettività sociale al lavoro stesso, la nostra generazione – la generazione precaria nel nome della quale si sta precarizzando l’intero paese – vede continuamente peggiorate le proprie condizioni presenti e le proprie prospettive future, in un quadro nazionale ed europeo di completa adesione al paradigma neoliberista e di smantellamento dello stato sociale.Il darwinismo sociale sembra l’unica grande non-regola a cui ci si debba adeguare.Sgomitare tra i propri simili per sopravvivere, nella totale assenza di tutele per i singoli e di idee generali su cosa questo paese dovrebbe produrre, per quale motivo e in che modo. Vivendo alla giornata, senza un’idea di futuro.

In un contesto europeo ed internazionale dominato dalle politiche di austerità, quei sacrifici “necessari” inutili tanto nel breve quanto nel lungo termine, è quanto mai necessario individuare una via d’uscita dalla dittatura del pensiero unico che, grazie alla minaccia del debito e dello spread, sta costringendo il nostro paese nella drammatica situazione in cui si trova.

Come studenti, dottorandi, precari, ricercatori, lavoratori della conoscenza saremo in quella piazza per ribadire che non accettiamo alcuna contrapposizione tra precari e garantiti, alcuna soluzione che faccia tendere tutti alla condizione di precarietà piuttosto che alla reintroduzione di misure di welfare che siano un elemento di tutela per tutte le generazioni. Saremo in quella piazza per rifiutare ancora una volta di adeguarci a un’idea fallimentare di paese e di Europa, e per contrapporre un’idea di azione collettiva a chi lavora da anni per chiuderci nell’angolo della rassegnazione individuale.

Reddito, diritti, cancellazione della miridade di contratti precari, investimenti sulla conoscenza come chiave per creare nuova occupazione e delineare un futuro al paese nel segno di un nuovo modello di sviluppo sono le parole d’ordine che avanziamo per costruire l’alternativa alla fuga da questo paese per la nostra generazione.

LaSt – Laboratorio Studentesco

SI – Studenti Indipendenti

Officine Corsare

Coordinamento UniTo

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