Ti sento ma non ti ascolto

Immaginiamo che sia Bersani a uscire vincitore dal ballottaggio delle primarie e immaginiamo che sia il centro-sinistra a vincere le prossime elezioni. E’ il presidente della Repubblica a indicare chi deve formare il governo ed è del tutto ovvio che l’incarico lo darebbe al segretario del Pd. Non lo farebbe perché obbligato dal voto delle primarie, ma perché quella consultazione avrebbe indicato con chiarezza la volontà degli elettori. Napolitano saprebbe di rispettare la costituzione materiale e saprebbe anche che quel gesto alimenterebbe la legittimità del sistema politico. Penserebbe cioè che le sue prerogative non costituiscono un potere assoluto ma sono in relazione con una volontà popolare che va seguita e non distorta per interessi particolari.

La democrazia funziona così, non è difficile: quando l’ho spiegato ai miei figli l’hanno capito in un minuto. Poi però gli ho raccontato cosa succede nel nostro Ateneo e si sono scandalizzati, che è sempre una prova di buon senso civico. Gli ho raccontato che c’è stata una consultazione per il Consiglio di amministrazione, che hanno votato quasi i tre quarti degli aventi diritto, che sono stati indicati con chiarezza i primi cinque candidati che il Senato dovrebbe nominare ma che non si è affatto sicuri che diventeranno membri del Cda. Gli ho anche detto che due dei candidati non sono eleggibili: questo però non l’hanno capito subito, allora ho fatto un esempio. Ho detto loro che se dopo le primarie si fosse verificato che, per esempio, Renzi o Tabacci non avevano raccolto le ventimila firme necessarie – una delle precondizioni per candidarsi – allora non sarebbe stato valido il loro risultato.

Unito non funziona così. Una parte del Senato sembra ritenere che per affermare le proprie prerogative si debba sì tenere in considerazione la consultazione ma solo un po’. Magari si nominano i primi due – che hanno preso tanti voti e sarebbe imbarazzante escluderli: e poi chi si mette contro Scienze? – mentre gli altri possono diventare merce di scambio. E Viarengo – il rappresentante della Cgil per i tecnici.amministrativi – che non è eleggibile, come prescrive la legge, perché è stato due volte in consiglio di amministrazione, dimenticandosi di segnalarlo nel suo curriculum (qui i miei figli hanno iniziato a ridere)? E Rosboch, anche lui per due volte nel cda ma che molti vorrebbero comunque, malgrado sia inoltre arrivato solo ottavo nella graduatoria delle preferenze?

“Ma non è giusto!”, ha concluso mio figlio. Solo commenti di un ragazzino, direbbero molti senatori.

Bruno Maida

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: