Risposta alle dichiarazioni del Rettore Pelizzetti sull’organico.

Precisazioni in merito alle dichiarazioni del Magnifico Rettore dell’Università di Torino sul numero 12 del Periodico Minerva

(https://www.serviziweb.unito.it/atunito/?id=647)

Si rimane davvero perplessi di fronte alle affermazioni del Rettore relative al Piano Organico, poiché denunciano uno scarto sempre più evidente tra la rappresentazione che la classe dirigente del nostro Ateneo vuole offrire di se stessa e la realtà che è davanti agli occhi di tutti. Non va tutto bene, come il rettore vorrebbe far credere, e non basta ricordare il reclutamento degli anni precedenti – che non è stata una graziosa concessione dall’alto, quanto piuttosto il normale avvicendamento all’interno di un’istituzione – per nascondere l’immobilismo che caratterizza da tempo la nostra Università.

La vera disastrosa situazione dell’Università di Torino si nasconde dietro un elenco di cifre non commentate: il dato di fatto è che UniTo ha avuto nel 2011 numerose cessazioni del personale (87 docenti) e potrà assumerne in sostituzione solo per il 30% del valore dei punti organico. I 27 dipartimenti dell’Università possiedono in questo momento una manciata di punti organico e la loro spartizione appare, nelle parole di un’alta carica dell’Ateneo, come “l’assalto all’osso”. Ci sono almeno 5 dipartimenti che non avranno risorse a sufficienza per fare nessun tipo di chiamata dopo che saranno finite le procedure dell’abilitazione nazionale, e almeno 10 dipartimenti che potranno chiamare come associati solo uno o due ricercatori a tempo indeterminato interni. Sia per i ricercatori universitari che per i precari, partecipare all’abilitazione nazionale è partecipare a una farsa senza molte speranze di lieto fine.

I danni ci sono, e il Rettore dovrebbe spiegare chiaramente in maniera trasparente quali saranno le reali conseguenze per l’Università di Torino di quel “ridurre ulteriormente e in misura intollerabile il ricambio degli organici dei docenti” denunciato dalla CRUI. Con tutta sicurezza queste conseguenze saranno l’aumento sproporzionato del rapporto fra studenti e docenti, un taglio dell’offerta formativa dei corsi di alurea, un abbassamento della qualità della didattica e della ricerca, la negazione di ogni futuro per tutti i precari e delle possibilità di carriera per i ricercatori. Che si dica chiaramente agli studenti quale offerta didattica li aspetta e ai lavoratori quali percorsi professionali.

La situazione generale dipende dalle politiche del governo, ma l’Università di Torino si rifiuta caparbiamente di far sentire la propria voce di protesta. Esultare per aver ricevuto una quota del 30% di turn-over invece che il 10 o il 20% è la posizione irreale e fuori dal mondo di chi si limita a subire ciò che arriva dall’alto. La situazione è figlia della pregressa e attuale incapacità di opporsi. La logica di “salvare il salvabile” ci ha portati a questa situazione e, nonostante il suo fallimento, oggi come allora essa continua a orientare il comportamento delle nostre autorità accademiche.

Una forte presa di posizione contro questo meccanismo perverso, forse non avrebbe immediati effetti reali, ma sarebbe un grande atto di coraggio e una buona occasione per esprimere una condanna verso una politica sempre meno sostenibile che, in assenza di opposizione, porterà alla morte dell’Università pubblica in questo paese.

Torino, 20 Novembre 2012

Coordinamento Ricercatori UniTO

Coordinamento Precari della ricerca e della docenza UniTO – CPUniTO

SI – Studenti Indipendenti

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